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Tratti distintivi dei “manipolatori specializzati”

Che cosa hanno alcuni esseri umani in comune con i microbi Di questi tempi non possiamo fare a meno di sentirci sotto assedio da parte di aggressive manipolazioni esterne. Mi sono chiesta se esplorare la manipolazione in altre specie avrebbe fornito qualche spunto interessante su come difendersi dall’essere inconsapevolmente sfruttati. I parassiti, in natura, sono

Contenuti di questo post:
    Che cosa hanno alcuni esseri umani in comune con i microbi
    

    Di questi tempi non possiamo fare a meno di sentirci sotto assedio da parte di aggressive manipolazioni esterne.
    Mi sono chiesta se esplorare la manipolazione in altre specie avrebbe fornito qualche spunto interessante su come difendersi dall’essere inconsapevolmente sfruttati.

    manipolazione

    I parassiti, in natura, sono forse i più grandi maestri della manipolazione. Anche se sono minuscoli, colpiscono le altre specie con la loro influenza. L’obiettivo principale di un parassita è proliferare in numero e per realizzare questo obiettivo è necessario manipolare con successo l’ospite. Uno dei modi più facili per farlo è indurre cambiamenti comportamentali che aumentino la trasmissione del parassita da un individuo all’altro.
    Per l’ospite, spesso, ciò si traduce nell’emissione di alcuni strani comportamenti senza che ci sia consapevolezza del fatto che le proprie azioni e il proprio cervello siano stati “sequestrati” e monopolizzati.
    Tendiamo a pensare che il pericolo sia evidente, ma in realtà, spesso, è nascosto sotto la superficie.
    Un parassita chiamato Toxoplasma gondii è uno dei più diffusi, con un range infettivo dal 38 al 70% in animali come orsi, cervi, polli domestici, bovini, pecore, lontre marine e conigli, solo per citarne alcuni. Il modo più facile per beccarselo è consumare carne poco cotta.
    Pare che una delle ragioni per cui questo protozoo ha così successo è che causa inusuali modifiche nel comportamento. Per esempio, ratti infettati con questo parassita perdono la naturale paura di oggetti nuovi, nuovi cibi e si avvicinano ai predatori invece di scappare.

    Il parassita ha bisogno che l’ospite si avvicini ad altri potenziali ospiti. Il povero topo non si rende conto di aver perso la sua capacità di discernere il pericolo dalla sicurezza. La precisione del parassita nel modificare il comportamento del ratto ha a che fare con lesioni cerebrali concentrate sull’amigdala, che potete considerare come il centro della paura del sistema nervoso.

    Allo stesso modo, gli esseri umani che eccellono nella manipolazione, vanno a caccia delle nostre fragilità, delle nostre paure, delle nostre emozioni.

    Si impegnano a minare in maniera precisa la nostra fiducia e ci fanno sentire responsabili delle loro azioni.
    Ma l’infezione da toxoplasmosi è solo la punta dell’iceberg quando si tratta di manipolazione comportamentale.
    C’è un piccolo verme che fa agire grilli e cavallette in un modo davvero strano.
    Questo parassita all’inizio del ciclo vitale si annida dentro gli artropodi (insetti, ragni, ecc.), ma in età adulta lo si trova libero nei fiumi, nei laghi e nei ruscelli. Si riproduce in ambienti acquatici ma si sviluppa all’interno di invertebrati terrestri.

    Siamo davanti a un dilemma: com’è possibile questa transizione da un ambiente all’altro senza che la vita del parassita sia compromessa?
    Sembra che la trovata strategica sia far cercare disperatamente l’acqua agli iniziali ospiti terrestri e farli tuffare dentro. Tutto ciò in netta contrapposizione con il migliore interesse e la sopravvivenza di grilli e cavallette che, ovviamente, non sono in grado di nuotare.
    È di vitale importanza che il parassita abbia successo, in caso contrario si indebolirebbe e morirebbe.
    Questo è un tratto spesso riscontrato nelle persone che ne manipolano altre: devono fare in modo che tutti i loro desideri vengano soddisfatti.
    Le cose diventano ancora più strane se osserviamo le larve, in particolare quelle di falena. Sembra materia da film dell’orrore o fantascienza. Immaginate un virus malvagio che rida sadicamente nell’ombra.
    Come le farfalle, le falene attraversano vari stadi di sviluppo. Il primo è un uovo posizionato sul lato inferiore di una foglia della pianta ospite. Ma le falene sono meno pignole… lasciano le loro uova sui tronchi degli alberi, sui rami, dovunque ci sia il più piccolo spazio disponibile.
    Le uova sono posizionate a grappolo e si schiudono in primavera. Una volta schiuse, le larve attraversano vari stadi, facendo la muta (perdita del manto esterno) mano a mano che crescono. Questo è lo stadio che conosciamo con il nome di bruco. Quando sono pronte a trasformarsi in pupa, la cui fase può richiedere fino a due settimane, questo meraviglioso processo può essere interrotto bruscamente in quegli individui così sfortunati da prendersi il virus. Un baculovirus per essere precisi.
    Le larve infettate da questo tipo di virus diventano come zombi che scalano e scalano fino a raggiungere la vetta dell’albero. Questo fenomeno è ben conosciuto ed è stato illustrato nei bachi da seta come patologia da appassimento.
    Viene anche definita “Wipfelkrankeit“, malattia della cima dell’albero.

    Cosa spinge i bachi a questo strano comportamento? Apparentemente si arrampicano fino alla cima degli alberi poco prima di morire e di cominciare a liquefarsi. Sì, avete capito bene, liquefarsi. Ciò permette un’eccellente dispersione, il virus letteralmente “piove” su altri sfortunati vermi che stanno di sotto. Nel liquido del verme infettato e ormai deceduto, ci sono milioni e milioni di particelle di virus.

    Allo stesso modo, anche noi non siamo immunizzati da altre persone che siano state sfruttate o manipolate.

    I manipolatori umani coltivano e creano scenari, drammi e ostilità tra le persone che li circondano per assicurarsi la dispersione della loro messaggistica tossica e per distrarre le vittime dal controllo comportamentale che stanno mettendo in atto.

    Ci sono molti modi in cui i parassiti possono infettare, manipolare e controllare i loro ospiti. I grilli, i vermi, le falene e i ratti diventano semplici veicoli per mezzo dei quali il parassita raggiunge i propri scopi.
    Noi esseri umani dovremmo stare attenti a non farci usare come pedine per il raggiungimento dei piani di qualcun altro.
    A differenza della povera formica, che una volta infettata da un fungo, diventa uno zombi e si allontana dalla sicurezza del suo nido, si arrampica su una foglia e ci si aggrappa con le mascelle serrate fino a che il fungo esplode fuori dal suo cervello, noi possiamo mettere in discussione le nostre convinzioni, riesaminare le nostre posizioni e integrarle con nuove conoscenze.
    Se vi accorgete di essere stati infettati con pensieri o credenze che vanno contro la vostra sopravvivenza e quella dei vostri cari, potreste scoprire, a una più attenta analisi, che siete stati abilmente manipolati da un parassita umano.

     

    Jennifer Verdolin – research on animal and human behavior, Ph.D. in Ecology and Evolution from Stony Brook University, post-doctoral training at Duke University and Adjunct Professor.
    TRADOTTO E ADATTATO DA
    https://www.psychologytoday.com/us/blog/wild-connections/202010/key-traits-master-manipulators?amp

    Nota della traduttrice
    “Ho trovato questo articolo molto interessante per i contenuti che incrociano aspetti dell’etologia animale e umana.
    Molto frequentemente arrivano in terapia persone che hanno rischiato di distruggere o hanno letteralmente distrutto la loro vita, agendo in maniera inconsapevole, sotto la tossica influenza di un altro essere umano.
    I “vampiri emotivi” sono estremamente dannosi per il nostro benessere psicofisico, motivo per cui è importante saperli identificare e imparare a proteggerci.”

    REFERENCE
    Berdoy, M., Webster, J., and Macdonald, D. 2000. Fatal attraction in rats infected with toxoplasma gondii. Proceedings Royal Society B. 267:1591–1594.
    Biron, D.G., Marché, L., Ponton, F., Loxdale, H.D., Galéotti, N., Renault, L., Joly, C., and Thomas, F. 2005. Behavioural manipulation in a grasshopper harbouring hairworm: a proteomics approach. Proceedings Royal Society B. 272:2117-2126 (doi:10.1098/rspb.2005.3213).
    Hughes, D.P., Andersen, S.B., Hywel-Jones, N.L., Himaman, W., Billen, J., and Boomsma, J.J. 2011. Behavioral mechanisms and morphological symptoms of zombie ants dying from fungal infection. BMC Ecology 11:13 (doi:10.1186/1472-6785-11-13)

    Lettura Consigliata sull’Assertività

      

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