Per molte persone alle prese con disturbi ossessivi-compulsivi e relativa ansia, uno degli strumenti più vantaggiosi nel trattamento è l’esposizione immaginativa.

Per comprendere meglio questa tecnica, è prima necessario capire l’idea di base dell’ esposizione e della prevenzione della risposta (ERP).

L’ ERP è una tecnica specifica della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) che è stata costantemente e ripetutamente dimostrata efficace per il trattamento dei disturbi ossessivi. In poche parole, l’ ERP è la parte “B” della CBT. Utilizzando questa tecnica, il soggetto impara ad essere meno preoccupato per le situazioni che sono fonte di paura, sfidando le compulsioni che egli impiega nel tentativo di ridurre la sua paura (ma che poi in realtà ne determina un’ intensificazione). Il principio alla base dell’ ERP è che, più volte affronti (esposizione) la tua paura senza mettere in atto alcun comportamento compulsivo per la riduzione dell’ ansia (prevenzione della risposta), meno avrai paura di fronte a situazioni ansiogene.

Questo processo è noto come assuefazione, che è in realtà solo un modo elegante per dire che ci preoccupiamo meno delle cose come risultato di esporci ripetutamente a loro. Per coloro che sperimentano ansia nel toccare le maniglie delle porte per paura di contrarre una malattia, un semplice intervento ERP consisterebbe nel toccare ripetutamente tali maniglie delle porte senza lavarsi le mani dopo. Allo stesso modo, se la preoccupazione consiste nel controllare ripetutamente le manopole della stufa della cucina per timore di provocare un incendio in casa, secondo l’ ERP occorre utilizzare i fornelli senza controllare successivamente le manopole.

In altre parole, l’ ERP si concentra sulla modifica della risposta di paura sfidando i comportamenti della persona – cioè, le sue compulsioni. Ma molte persone con disturbo ossessivo compulsivo lottano meno con comportamenti compulsivi esternamente osservabili e invece hanno prevalentemente pensieri angoscianti, indesiderati ed immagini mentali. In questi casi l’esposizione in immaginazione è più efficace. Il modo più semplice per concettualizzare l’esposizione in immaginazione è creare immagini che si basino sulla scrittura e sulla lettura di racconti di pensieri ossessivi dell’individuo. Queste non sono solo delle storie inventate.

Esse di fondano sui pensieri più spaventosi del malato – i suoi più profondi, oscuri pensieri OCD, in altre parole, il suo peggior scenario! Come potete immaginare, molte persone con disturbo ossessivo compulsivo non sono troppo entusiaste all’idea di scrivere storie su loro peggiore scenario. Non è insolito che i pazienti si mettano a piangere o addirittura pensino di abbandonare la terapia quando si trovano ad affrontare l’idea di scrivere e leggere storie brevi sulle loro peggiori paure. Per questo motivo, un consiglio utile è che le storie per l’ esposizione in immaginazione non debbano essere utilizzate fino a quando il paziente non si senta pronto ad affrontare i pensieri spaventosi (o almeno il più vicino al “pronto”).

In sostanza, il cliente ha bisogno di sentirsi abbastanza sicuro con il terapeuta, e con il processo di esposizione, per andare, anche solo mentalmente, in un posto in cui si senta intrinsecamente in pericolo. Come suggerito in precedenza, uno dei motivi principali per l’utilizzo dell’ esposizione in immaginazione è che permetta al cliente di essere efficacemente esposto a pensieri ossessivi per i quali non ci sono compulsioni esteriormente osservabili. Ci sono tre motivi aggiuntivi per i quali questo tipo di esposizioni possono essere l’approccio migliore:

1) Le esposizioni comportamentali standard non sempre possono essere facilmente create per alcuni pensieri. Ad esempio, se qualcuno con OCD esistenziale teme la non-esistenza del proprio corpo (“e se fossimo tutti un prodotto della nostra mente? Se ciò che vediamo in realtà non esistesse?”), è praticamente impossibile creare un’esposizione comportamentale che in realtà metta in discussione la nostra non esistenza.

2) Alcuni pensieri non possono essere messi in discussione per motivi legali o etici. Non possiamo esporre qualcuno ad uccidere una persona o a molestare un bambino. Ma possiamo far trascrivere loro una storia su queste cose.

3) Per alcune persone, le esposizioni comportamentali standard provocano troppa ansia. Alcuni clienti ne sono così sopraffatti, per un evento o una situazione particolare, che scrivere un racconto su ciò che è fonte di paura può essere un buon passo intermedio per aiutarli ad affrontarla in modo più diretto. Indipendentemente dal motivo, se e quando il cliente si senta pronto a scrivere ed utilizzare le esposizioni in immaginazione, questa tecnica può avere un profondo impatto sul loro disturbo.

 

Trascrivere storie per le esposizioni in immaginazione: quali le 6 caratteristiche fondamentali

Le storie vanno scritte con la partecipazione attiva del cliente e basate interamente sulle loro ossessioni attuali. Per essere veramente efficaci, le trascrizioni dovrebbero avere sei caratteristiche specifiche che assicurano che avranno un maggiore impatto:

1) scrivi in prima persona – “ho accoltellato la mia ragazza”, piuttosto che “ha accoltellato la sua ragazza”. Queste storie non sono di qualche altra persona – sono su di te.

2) scrivi nel tempo presente – Non scrivere le cose come sono accadute l’anno scorso. Scrivile come se stessero accadendo ora o almeno scrivi in modo tale che le conseguenze si stiano verificando ora.

3) scrivi in modo veritiero – Deve essere basato su un pensiero reale che ti dà fastidio ora. Se il pensiero non vi provoca disagio, non perdete il vostro tempo a scrivere su di esso.

4) scrivi in modo realistico – Niente di distante, dev’ essere credibile per voi.

5) sii succinto – Niente sciocchezze e cose che non abbiano importanza. Questo non è un corso di scrittura creativa. Ad esempio, se hai ossessioni di danneggiare qualcuno, scrivi un breve racconto in cui metti in atto quel pensiero e ne paghi le conseguenze.

6) porta il racconto al limite – Rendilo il peggio possibile – secondo il tuo incubo personale. Se questo è trascorrere la vita in prigione per omicidio, l’ eternità all’inferno o semplicemente il dover passare i prossimi 40 anni con la consapevolezza che avete molestato sessualmente vostro figlio!

Le esposizioni in immaginazione dovrebbero essere relativamente brevi – di solito non più di mezza pagina o massimo una pagina e mezza. Ancora una volta, questo non è un corso di scrittura creativa, quindi blocca gli aggettivi fantasiosi e le metafore ed esponi il contenuto in tutta la sua brutalità. Una volta completata, il cliente deve leggere la storia più volte. Preferibilmente ad alta voce. Alcuni raccomandano di leggere le loro storie un minimo di 30 volte al giorno, il che può essere facilmente realizzato suddividendo la lettura nel corso della giornata, ad esempio: dieci volte prima del lavoro, dieci volte a pranzo e dieci volte dopo il lavoro. E non leggete velocemente.

L’obiettivo è quello di sentire totalmente l’ impatto della storia, non di terminarla il più velocemente possibile. Un’altra alternativa è quella di registrare la storia e di ascoltare più e più e più volte mentre andate al lavoro (andata e ritorno da casa). Ricordate, è proprio come qualsiasi altra esposizione. Così come c’è bisogno di fare molte volte esposizioni comportamentali per sfruttare appieno i vantaggi dell’ ERP, altrettanto è probabile che sia necessario leggere molte volte le esposizioni trascritte al fine di vedere risultati significativi. L’obiettivo è quello di leggere o ascoltare la storia fino a quando diventa molto meno minacciosa – finché non diventa solo un racconto davvero noioso che avete letto fin troppe volte. La noia è una cosa buona. Inoltre, se una storia particolare non provoca ansia, ma la stessa ossessione rimane, occorre scrivere una nuova storia che sia ancora peggio!

Potrebbe essere necessario adattare le esposizioni comportamentali standard alle compulsioni che cambiano, così come potrebbe essere opportuno adattare le esposizioni in immaginazione al modificarsi delle ossessioni. E quando ci si troverà improvvisamente di fronte a un nuova ossessione (e questo potrà succedere), è necessario scriverne una nuova, altrettanto ansiogena. Quanto prima la si trascrive e la si affronta a testa alta, meno probabile è che si radichi nella vostra mente. Durante il corso della terapia (e successivamente), è possibile ottenere il massimo se si scrivono più storie che sfidano le vostre varie ossessioni. Siate proattivi. So che tutto questo sembra oscuro e spaventoso.

Ma è proprio questo che rende questa pratica così efficace. Affrontando direttamente i vostri pensieri di paura, s’ impara nel corso del tempo che in realtà non sono così spaventosi come si pensa. Dopo tutto, non state effettivamente facendo le cose di cui avete paura – state semplicemente permettendo a voi stessi di sperimentare pensieri indesiderati che non meritano tutta questa attenzione e ansia che gli state dando. La vita è piena di cose che non ci piacciono, ma evitando queste cose non le fate andare via. Infatti, per coloro che soffrono di disturbo ossessivo compulsivo ed ansia, l’ evitamento della paura è quasi sempre un problema molto più grande di ciò che fa scattare la paura.

In genere, nella storia dovrebbero comparire tre elementi. Vediamoli nell’ esempio di un DOC omosessuale (cioè con ossessioni di essere gay):

– l’evento (ad es. fare sesso con una persona dello stesso sesso)

– le conseguenze immediate (scopro che questa cosa mi piace)

– le conseguenze temute a lungo termine (accettare di essere gay)

Sebbene il contenuto delle ossessioni possa cambiare, la storia per l’ esposizione immaginativa dovrebbe seguire la stessa semplice struttura tripartita, nonché le sei caratteristiche elencate nella prima parte di questo articolo.

La risposta di ogni persona a questa tecnica dipende da numerosi fattori, tra cui:

La gravità dei sintomi ossessivi

Il livello di consapevolezza per quanto riguarda l’accuratezza e la legittimità delle ossessioni

La disponibilità a scrivere storie per l’esposizione che riflettano veramente le proprie paure più profonde

L’impegno nel rileggere le storie per l’esposizione in immaginazione più volte e in modo coerente I

noltre, è fondamentale che chi soffre capisca che questo tipo di esposizione non fornisce una soluzione rapida, ma è solo un pezzo del puzzle necessario per un efficace trattamento di disturbo ossessivo compulsivo e per gestire l’ansia. Affinchè l’esposizione immaginativa sia veramente efficace deve essere integrato in un piano di trattamento coerente con altre tecniche della terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e anche con esposizioni in vivo e prevenzione della risposta (ERP).

Fonte: http://ocdla.com/

Tom Corboy, MFT è il fondatore e direttore esecutivo del OCD center di Los Angeles