Il sonnambulismo è un disturbo del comportamento che si origina durante il sonno profondo e si traduce nel camminare o nell’eseguire comportamenti complessi mentre si è ancora addormentati.

È un fenomeno più frequente nei bambini piuttosto che negli adulti ed è più probabile che si verifichi se vi è una familiarità nei confronti di questa condizione o se si è in uno stato di deprivazione da sonno.

Questi episodi possono peggiorare la qualità del sonno e aumentare la sonnolenza diurna.
Episodi isolati potrebbero non necessitare di cure, mentre episodi più frequenti o intensi potrebbero richiedere un trattamento.

Il sonnambulismo è un disturbo del sonno?

È un tipo di disturbo del sonno noto come parasonnia.
Le parasonnie sono comportamenti anormali che si verificano durante il sonno.
In particolare, il sonnambulismo è un disturbo dell’eccitazione che avviene durante il sonno non REM (NREM), noto anche come sonno profondo.

Quali sono i sintomi del sonnambulismo?

I sintomi possono coinvolgere vari tipi di azioni semplici o complesse che la persona compie mentre è ancora addormentata. Durante un episodio, può capitare di:

  • Alzarsi dal letto e camminare
  • Sedersi sul letto e aprire gli occhi
  • Avere un’espressione vitrea
  • Non rispondere o comunicare con gli altri
  • Sentirsi disorientato o confuso
  • Svolgere attività di routine, come vestirti, parlare o mangiare
  • Uscire di casa
  • Guidare la macchina
  • Urinare in luoghi inappropriati
  • Impegnarsi in attività sessuale senza consapevolezza

Gli episodi di sonnambulismo possono durare da pochi secondi a mezz’ora e la maggior parte si conclude in meno di 10 minuti. Una volta terminato, la persona può tornare a letto e dormire oppure risvegliarsi confusa ma non ricorderà quanto è successo. Per questo motivo, il più delle volte si viene a conoscenza di soffrire di sonnambulismo da membri della famiglia.

Quanto è comune il sonnambulismo?

Il sonnambulismo si verifica più spesso tra i bambini rispetto agli adulti. Uno studio ha rilevato che circa il 29% dei bambini, dai 2 ai 13 anni, ha sperimentato episodi di sonnambulismo con un picco di incidenza tra i 10 ei 13 anni. Negli adulti, invece, si stima che la prevalenza raggiunga il 4%.

Il fatto che le persone non ricordino tali accadimenti rende ancora più difficile determinare con precisione la frequenza con cui si verificano.

Quali sono le cause del sonnambulismo?

Gli esperti del sonno ritengono che il sonnambulismo si verifichi durante il sonno profondo a causa di un parziale risveglio della persona, che le consente di svolgere attività a livello fisico pur rimanendo per lo più addormentata.

Sono vari i fattori che determinano la probabilità che si verifichi questo tipo di risveglio:

  • Genetica e storia familiare: alcune persone sono geneticamente predisposte al sonnambulismo e ad altre parasonnie NREM.
  • Privazione del sonno: la mancanza di sonno è correlata a un rischio elevato di sonnambulismo.
  • Alcuni farmaci: i farmaci con un effetto sedativo possono aumentare le possibilità di subire fenomeni di sonnambulismo.
  • Alcol: bere alcolici la sera può creare instabilità nelle fasi del sonno e può aumentare il rischio di sonnambulismo.
  • Lesioni cerebrali: le condizioni che colpiscono il cervello, incluso il gonfiore del cervello (encefalite), possono essere un fattore scatenante.
  • Febbre: nei bambini è stato riscontrato che la febbre può rappresentare un fattore di rischio e favorire stati di eccitazione NREM durante la notte.
  • Apnea ostruttiva del sonno (OSA): l’ostruzione delle vie aree, causando brevi interruzioni del respiro durante il sonno, può dare origine a sonnambulismo.
  • Sindrome delle gambe senza riposo (RLS): l’impulso a muovere le gambe quando si è sdraiati, tipico di questa sindrome, può provocare eccitazioni notturne e indurre episodi di sonnambulismo.
  • Stress: fisico o emotivo può influenzare il sonno e aumentare la propensione al sonnambulismo.

 

Come viene trattato il sonnambulismo?

Il trattamento del sonnambulismo dipende dall’età del paziente, dalla frequenza con cui si manifesta e da quanto siano pericolosi o distruttivi gli episodi. È sempre consigliato parlarne con un medico o consultare uno specialista che sia in grado di fornire le giuste indicazioni.

In molti casi, non richiede un trattamento attivo se gli episodi sono rari e comportano pochi rischi per chi dorme o per coloro che li circondano. Gli episodi, inoltre, diventano meno frequenti con l’età e, quindi, per alcune persone il problema si risolve da solo.

Quando, invece, è necessario adottare misure per affrontare il sonnambulismo, troviamo una serie di approcci che possono essere incorporati in un piano di trattamento.

In questi casi, può essere importante:

  • Eliminare i rischi per la sicurezza (ad esempio: ritirare oggetti appuntiti o armi, chiudere o bloccare porte e finestre…)
  • Trattare le cause sottostanti
  • Usare il risveglio anticipato (ovvero risvegliare la persona prima che si verifichi l’episodio di sonnambulismo)
  • Migliorare la propria igiene del sonno
  • Terapie farmacologiche

 

La Terapia Cognitivo comportamentale.

La Terapia Cognitivo Comportamentale (CBT) si è dimostrata efficace nel trattamento dei disturbi del sonno, in quanto ne migliora la qualità e contribuisce a ristrutturare il modo in cui normalmente la persona pensa e fa esperienza del proprio sonno.
La CBT, inoltre, è particolarmente indicata per il trattamento di ansia e stress e, dunque, può aiutare a trattare i fattori scatenanti e a prevenire gli episodi di sonnambulismo.

Articolo tradotto e adattato da: sleepfoundation.org

 

Autore Traduzione Articolo

psicologa torino fobieCristina Monti

Psicologa  Psicoterapeuta, membro dello staff dell’Istituto Watson

 

 

 

 

 

 

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