SINDROME DEL COLON IRRITABILE

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SINDROME DEL COLON IRRITABILE2018-12-14T09:16:27+00:00

La sindrome del Colon Irritabile (o Sindrome dell’Intestino Irritabile SII) colpisce circa il 7% della popolazione italiana adulta. Nonostante non costituisca una minaccia per la vita, è in grado di comprometterne in modo rilevante la qualità. La sua sintomatologia risulta essere seconda solo all’influenza come causa di assenteismo dal lavoro e colpisce le donne tre volte più degli uomini.

Conosciamola meglio

La sindrome consiste in un disturbo del funzionamento gastrointestinale (GI) a lungo termine e/o ricorrente che coinvolge il colon, ovvero l’intestino crasso, e l’intestino tenue, influenzandone la motilità e le sensazioni.
Tali disturbi producono una serie di sintomi quali disagio o dolore addominale, gonfiore, presenza di gas diarrea e/o stipsi.

Sintomi

Il dolore addominale è il sintomo chiave, spesso associato a cambiamenti nella motilità intestinale: diarrea e/o stipsi.
Le persone possono soffrire prevalentemente di diarrea oppure di stitichezza, o presentare un mix tra le due condizioni. Il dolore può aumentare dopo il pasto.
I vari sintomi possono modificarsi nel tempo, essere intensi in alcuni periodi e diminuire fino a scomparire in altri.
I più comuni sono:

  • gonfiore (sensazione di tensione addominale),
  • senso di urgenza (bisogno impellente di usare il bagno)
  • muco (liquido giallo o bianco) nell’intestino, e la sensazione di non essersi svuotati completamente

Questi tipici segnali vengono riconosciuti facilmente dal medico. La visita consiste nella palpazione dell’addome più un’eventuale rettoscopia per valutare il funzionamento dei muscoli del pavimento rettale ed escludere altre patologie.

Cause

Le cause della sindrome del Colon Irritabile non sono ancora del tutto chiare. È possibile che sia determinata da un’influenza di fattori genetici, o da infezioni e traumi complessi.
I sintomi possono derivare da disturbi nella motilità del colon (contrazioni muscolari), da una maggiore sensibilità nei confronti di alcuni cibi, dalla presenza di gas o di feci nell’intestino. Inoltre, quest’ultimo, potrebbe reagire in modo eccessivo a una serie di fattori quali il cibo, lo stress, l’attivazione di emozioni intense, le infezioni del tratto GI, il periodo mestruale o la presenza di gas, facendo sorgere o amplificando i sintomi.

L’interazione cervello – intestino

Le alterazioni della motilità e delle sensazioni del colon sembrano essere collegate da un deficit di comunicazione tra cervello e intestino. Questa interazione bi-direzionale è importante nel regolare la funzionalità intestinale, ma può essere disturbata da vari fattori che possono interferire con il corretto funzionamento dell’asse:

  • Una predisposizione genetica (presenza di sindrome del colon irritabile in famiglia)
  • Un’infezione intestinale precedente all’insorgere del disturbo
  • Presenza di fattori di stress cronici nella vita del paziente o nel suo contesto psicosociale

E’ evidente che l’impatto di uno o più di questi fattori differisce da individuo a individuo.

Fattori psicologici

Alcune persone che soffrono della sindrome del Colon Irritabile, manifestano sintomi psicologici come depressione o ansia.
Questi fattori non sono una causa primaria della malattia, ma possono influire sul modo in cui una persona reagisce o gestisce il disagio ad essa associato.
Naturalmente, la sofferenza emotiva contribuisce a peggiorare i sintomi legati alla sintomatologia.
A causa del malessere connesso al disturbo, è possibile sviluppare uno stato di allerta nei confronti dei sintomi e assumere un comportamento di controllo verso il proprio corpo. Il risultato è l’insorgere di un circolo vizioso in cui la paura di un possibile “attacco” porta la persona a focalizzarsi sul proprio stato fisico e a mettere in atto strategie, spesso disfunzionali, per evitarlo, col risultato di ottenere l’effetto contrario.
Non di rado l’ansia anticipatoria induce a optare per l’evitamento di situazioni in cui l’attacco potrebbe presentarsi, come ristoranti, supermercati, stadi, etc.
Eventi stressanti come perdere il posto di lavoro, essere coinvolti in una lite, sostenere esami, possono originare un cambiamento transitorio dei movimenti intestinali e dolore addominale nella maggior parte delle persone.
Questi fenomeni, in chi soffre della Sindrome del Colon Irritabile, sono più pronunciati e hanno una causa ricorrente o cronica. Da ciò deriva che le persone mostrano, con maggiore probabilità, questi sintomi quando sono esposti a un fattore di stress significativo.

Lo stress

Alcuni portano sulle spalle il peso di eventi, contrasti o situazioni non risolte che affondano le radici nel passato, più o meno recente, della loro storia personale.
Affrontare queste problematiche con un professionista che ne favorisca una corretta elaborazione, può parallelamente migliorare i sintomi della Sindrome da Colon Irritabile e la qualità di vita globale della persona.

Come viene diagnosticata la sindrome del colon irritabile?

Il primo passo per diagnosticare la Sindrome del Colon Irritabile è l’individuazione dei sintomi da parte del medico.
La diagnosi è basata sull’utilizzo dei “Criteri di Roma”, ovvero criteri diagnostici stabiliti da una commissione internazionale per definire la diagnosi e guidare il trattamento dei disordini funzionali gastrointestinali (FGIDs).
Questi includono un dolore addominale persistente da alcuni mesi, associato a due delle seguenti situazioni:

  • Il dolore diminuisce dopo la defecazione
  • Il dolore è associato a un incremento o
  • Una diminuzione della frequenza della defecazione e/o
  • Il dolore è associato a una consistenza maggiore o minore delle feci

Il passo successivo consiste nell’individuazione di segni o sintomi che possano suggerire una disfunzione diversa dalla Sindrome del Colon Irritabile, come un’infiammazione intestinale o la celiachia.
Tra questi consideriamo:

  • Anemia o valori alterati nel sangue
  • Sangue nelle feci
  • Perdita di peso non spiegabile altrimenti
  • Febbre
  • Insorgenza dei sintomi a partire dai 50 anni in poi
  • Presenza di infiammazioni intestinali, cancro del colon o celiachia nella storia familiare

Tutti questi campanelli d’allarme non sono solitamente associabili alla Sindrome del Colon Irritabile e inducono a ipotizzare problematiche mediche diverse. Qualora si presentino, è opportuno comunicarli al proprio medico il prima possibile, in modo da procedere con un approfondimento diagnostico.

I trattamenti

Il primo livello d’intervento comprende una serie di misure generali quali:

  • Stabilire un rapporto efficace ed empatico tra medico e paziente
  • Ottenere informazioni su cosa è e come si manifesta la Sindrome del Colon Irritabile
  • Intraprendere una serie di cambiamenti nello stile di vita, curando gli aspetti strettamente collegati alla problematica

Cambiamenti nello stile di vita

Sono quegli aspetti della vita su cui possiamo esercitare un controllo. Per esempio, è importante discutere col medico di eventuali problemi legati all’alimentazione o allo stress che potrebbero influire sulla nostra condizione. Se ci accorgiamo che determinati cibi favoriscono l’insorgere dei sintomi, è meglio cercare di evitarli o eliminarli del tutto. Se proviamo dolore addominale dopo il pasto, potremmo fare pasti meno abbondanti e più frequenti.
Anche lo stress può favorire l’insorgere dei sintomi o peggiorarne l’intensità, oltre che provocare affaticamento e perdita di energia. Un riposo adeguato e l’esercizio fisico possono aiutare a ridurlo e, di conseguenza, favorire un miglioramento generale della sintomatologia.

Farmaci

Se i cambiamenti nello stile di vita non sono sufficienti, si può ricorrere ai farmaci, nello specifico:

  • Antispastici: hanno effetti limitati sulla sindrome in sé ma, in alcuni casi, possono alleviare i dolori addominali, specialmente se i sintomi emergono dopo i pasti
  • Anti-diarroici: possono essere efficaci nel prevenire o ridurre la diarrea, ma non sono altrettanto utili per eliminare il dolore
  • Lassativi: possono aiutare nei casi di stipsi, ma non attenuano il dolore e devono essere assunti sotto la supervisione del medico.
  • Ansiolitici: possono essere di aiuto nei casi in cui sia presente una predisposizione all’ansia o una ridotta tolleranza allo stress psicologico

Quando i sintomi sono lievi o sporadici, è consigliabile fare ricorso ai farmaci solo se proprio necessario e per periodi limitati.
In alcuni casi è risultata efficace una terapia a lungo termine con dosaggi minimi di antidepressivi, che alleviano il dolore addominale e migliorano le condizioni dell’intestino.
E’ stato dimostrato che anche l’uso di antibiotici o probiotici può avere effetti positivi sulla sintomatologia.
Una valutazione medica approfondita è un passo importante da intraprendere per poter valutare quale sia l’intervento più opportuno. È fondamentale essere sempre a conoscenza delle motivazioni che inducono a una precisa scelta terapeutica, dei possibili effetti collaterali, dei rischi, dei benefici e delle possibili alternative esistenti.
Coloro che non hanno ottenuto significativi miglioramenti a seguito dei cambiamenti nello stile di vita o all’uso appropriato dei farmaci, dovrebbero prendere in considerazione un intervento che tenga conto degli aspetti psicologici, spesso sottovalutati, collegati al disturbo.

Trattamento psicologico – Terapia Cognitivo Comportamentale e Ipnosi

In molti casi, la Terapia Cognitivo Comportamentale è considerata quella più idonea ed efficace perché aiuta le persone ad apprendere abilità e tecniche utili a gestire meglio i sintomi, ad affrontare le situazioni di vita potenzialmente stressanti e a migliorare le relazioni interpersonali.
L’Ipnosi, utilizzata nell’ambito della TCC, è risultata la più adeguata per la diminuzione del dolore e del malessere fisico, oltre a favorire una padronanza generale delle proprie abilità mentali e psicologiche. La Terapia Cognitivo Comportamentale, inoltre, è in grado di favorire una migliore comprensione di se stessi, dei propri tratti personologici e delle proprie aree di potenziamento.