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SHOKUNIN – IL LAVORO COME ARTE

Shokunin – il lavoro come arte.  All’età di 86 anni, Jiro si sveglia, come sempre, ogni mattina, per recarsi al lavoro. Lavora non per necessità, ma in quanto ciò che realizza è in grado di definire chi lui è. Desidera migliorare, migliorare continuamente. È già uno dei più bravi al mondo nel suo lavoro e negli

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    Shokunin – il lavoro come arte.  All’età di 86 anni, Jiro si sveglia, come sempre, ogni mattina, per recarsi al lavoro.

    Lavora non per necessità, ma in quanto ciò che realizza è in grado di definire chi lui è. Desidera migliorare, migliorare continuamente. È già uno dei più bravi al mondo nel suo lavoro e negli affari .. ma continua a svegliarsi, giorno dopo giorno, e a perseguire, di volta in volta, l’essenza fondamentale che lo guida ad andare avanti – non ha ancora raggiunto la perfezione. A dirla con le sue parole “Tutto ciò che desidero .. è fare un sushi migliore”

     È davvero uno dei pochi individui al mondo che ha raggiunto un tale livello di consapevolezza.  Sorvolando l’angusto spazio del pensiero competitivo alla ricerca dell’essenza in grado di motivare l’individuo. Possiamo osservare persone  che si industriano superarsi l’un l’altro. Altre che cercano di raggiungere determinati standard a fatica. Ma questo atteggiamento non è in grado di conferire pace o di raggiungere l’eccellenza in ciò che si fa.  Fino a quando ci si renderà conto che la vera competizione è solo con se stessi.   

    Questo accade quando si impara a “lasciar andare” il mondo che ci circonda e a permettere alla propria abilità di definire chi siamo. È  a questo punto che si trova l’ingresso nel regno del shokuninil regno dei veri campioni.

    “Il termine giapponese shokunin viene definito sia dal dizionario Giapponese che da quello Giapponese-Inglese come ‘maestro artigiano’ o ‘artigiano’, ma tale descrizione letterale non è in grado di esprimerne la profonda essenza. All’apprendista giapponese  viene insegnato che per essere uno shokunin non è sufficiente avere doti tecniche, ma è necessario avere la giusta attitudine e una consapevolezza sociale .. Lo shokunin ha l’obbligo sociale di fare del suo meglio per il benessere generale delle persone. È un obbligo di ordine sia spirituale che materiale, e indipendentemente da tutto, è sua responsabilità assolvere a tali richieste ” – Toshio Odate

    Quando si parla con uno shokunin a proposito della loro vita e del loro lavoro, si può rimanere sorpresi da molte delle cose che raccontano. In particolare  è possibile notare come il loro stile di pensiero sia talvolta ben diverso rispetto alla concezione occidentale di “artigiano”.

    Pensiamo all’idea occidentale di “artigiano”. Una immagine viene subito alla mente: un lavoratore abile e ricco di esperienza … che con metodo, lentamente e accuratamente realizza la sua creazione …pazientemente… disposto a prendersi  tutto il tempo necessario per fare un lavoro di qualità … molto accurato. È possibile immaginare che tanti dei lettori occidentali annuiscano trovandosi d’accordo con questa descrizione.
    Ma quando ci si ferma a parlare con un qualsiasi giapponese incrociato per strada e gli si chiede che idea abbia dello shokunin … cosa risponderebbe? “ Un lavoratore abile e ricco di esperienza … con una profonda conoscenza degli strumenti che utilizza… in grado di lavorare a incredibile velocità … e realizzare un prodotto di qualità..” E ora sarebbero i lettori giapponesi ad annuire.
    Da occidentali rimarremmo affascinati di fronte al lavoro di un “liutaio” spagnolo che impiega circa un anno per realizzare uno strumento. Per uno shokunin giapponese sarebbe inconcepibile, e riterrebbe un insulto essere considerato un lavoratore lento.    

    Non si tratta comunque solo di una questione di rapidittà, ma di “coinvolgimento mentale”. A noi occidentali, ovviamente, piace lavorare con il “cervello”, analizzare, calcolare e controllare ogni fase del processo. I giapponesi amano bypassare questo organo, permettendo al corpo e ai muscoli (ben allenati) di lavorare in modo più “naturale”. La stessa cosa si può osservare nel modo in cui impariamo le cose. Noi desideriamo indagare, studiare, analizzare il processo. I giapponesi sembrano imparare per osmosi, affiancando abili maestri. È per questo motivo che alcuni shokunin giapponesi smettono di accettare allievi occidentali… sembra che facciano “troppe domande”.

    La soluzione è dunque ovvia. Il tempo. È il tempo passato con un esperto artigiano shokunin. Ascoltando il suono del loro lavoro. Respirando la loro aria, bevendo lo stesso  sake. Rimanendo semplicemente seduti nella stessa stanza. Senza fare domande!

    Facendo così è possibile, nel tempo, smettere di analizzare e cominciare a danzare!

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