Negli ultimi anni, la popolazione mondiale sta attraversando un periodo di grande trasformazione lavorativa, sociale e demografica, a causa dell’insorgenza di diversi rischi psicosociali legati al lavoro. Il modo in cui il lavoro è ideato, organizzato e gestito, è collegato a rischi che aumentano il livello di stress e possono causare gravi deterioramenti sulla salute mentale e fisica dei lavoratori.

 

 

Nei paesi della Comunità Europea lo stress legato alla attività lavorativa è un problema di salute largamente diffuso fino ad occupare il secondo posto fra quelli più indicati dai lavoratori. La Comunità europea, infatti, pone attenzione a questa problematica, inserendola fra gli obiettivi da raggiungere attraverso la Strategia europea 2020, al fine di garantire la salute e il benessere dei lavoratori durante tutta la loro vita lavorativa. Sul tema l’Eurofound (European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions) ha pubblicato un Rapporto dal titolo “Psychosocial risks in Europe –Prevalemce and strategies for prevention” che, incrociando i dati dello stesso Eurofound e della EU-OSHA (European Agency for Safety and Health at Work) analizza l’esposizione al rischio psicosociale da parte di lavoratori, e come questo sia associato alla loro salute, includendo informazioni sull’impegno dei manager nel prevenire i rischi psicosociali nelle loro aziende e su quali sono i tipi di aziende nelle quali si attuano misure per prevenire questi rischi. Secondo i dati riportati nel Report, in Europa il 25% dei lavoratori dichiara di lavorare sotto stress, con conseguenze negative sulla salute e sulla vita lavorativa. Nella maggior parte dei casi, infatti, i lavoratori impattano con elevati ritmi, con la pressione delle scadenze e con diverse interruzioni sul lavoro. Secondo queste ricerche, la condizione di stress interessa circa il 22% dei lavoratori in Europa (dati 2005 su 27 paesi della Comunità Europea). In Italia, secondo la European Foundation for the Improvement of Living and Working Conditions, il valore si attesta al 27%, poco al di sopra della media europea. Le ricerche hanno, inoltre, valutato anche la ricaduta economica sulle aziende e sulle economie nazionali. Nel 2002 l’Unione Europea (dati su 15 paesi) valutò che il costo economico dello stress legato al lavoro era di circa 20 miliardi di euro ( AA.VV., Stress e lavoro nell’Europa in espansione, ISPESL – WHO Collaborating centre, Roma, 2004). E’ probabile che il fenomeno aumenti in futuro, a causa di alcuni cambiamenti in corso nel mondo del lavoro. La European Agency for Safety and Health ai WorK ha individuato cinque arre di variabili che rendono emergenti i rischi psicosociali:

1. Utilizzo di nuove forme di contratti di lavoro, l’incertezza e l’insicurezza del lavoro stesso

2. Forza lavoro sempre più vecchia, mancanza di adeguato turn over

3. Alti carichi di lavoro, con conseguenti pressioni sui lavoratori da parte del managment

4. Tensione emotiva elevata, per violenze e molestie sul lavoro

5. Interferenze e squilibrio fra lavoro e vita privata

Un ‘intervista condotta bei paesi CE ha evidenziato che :

– il 57% dei lavoratori ritiene che il lavoro influisce sulla propria salute – il 23% degli intervistati afferma di essersi assentato dal lavoro per motivi di salute da collegarsi al lavoro nel corso dei 12 mesi precedenti all’indagine

– il numero medio dei giorni di assenza per lavoratore è stato di 4 giorni all’anno, per un totale di circa 600 miloni di giorni di lavoro persi ogni anno in ambito europeo Stabilire la relazione tra il lavoro e la salute non è semplice. La salute è influenzata dall’ambiente di lavoro, ma è anche determinata dai comportamenti personali, dallo stile e dalle condizioni di vita e dal contesto economico.

Nel luogo di lavoro, i lavoratori sono esposti a differenti rischi psicosociali tra i quali lo stress lavoro correlato, che può avere un’influenza diretta sulla salute fisica e mentale. Secondo la ricerca Eurofound sullo stress lavoro correlato (Eurofound, Stress correlato al lavoro, 2010) questo rischio psicosociale si presenta attraverso un carico di lavoro pesante e orario di lavoro prolungato, nonché dalla mancanza di controllo e di autonomia sul lavoro e sui rapporti interpersonali con i colleghi. Nel report di commento si dimostra come gli uomini (27%) sono più propensi a riferire lo stato di rischio che stanno incontrando, rispetto alle donne (22%). Inoltre, si è riscontrato che i lavoratori delle classi occupazionali più basse hanno più probabilità di essere coinvolti in disturbi mentali, da disturbi muscoloscheletrici e da effetti negativi generali dovuti alla propria mansione. Ci sono differenze anche tra paesi. Ad esempio, lavoratori con elevata incidenza di disturbi mentali si riscontrano in Spagna, Irlanda e Danimarca, mentre i paesi che presentano un forte rischio psicosociale sono Lituania, Lettonia e Croazia. Dall’analisi emerge che la gestione dei rischi psicosociali richiede una stretta cooperazione lungo la linea gerarchica e tra tutti gli specialisti aziendali in materia di prevenzione. Sia le imprese, sia le parti sociali e i governi, devono agire per migliorare la situazione attuale. Il dialogo e il confronto con i rappresentanti dei lavoratori, mezzo per conoscere la realtà lavorativa specifica, costituiscono un elemento di fondamentale importanza e criticità per l’intervento da realizzare per compensare questa tipologia importante di rischi.

FONTE: www.eurofound.europa.eu