A cura della Dott.ssa Stefania Durando, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale presso l’Istituto Watson e autrice di Stop alle abbuffate (Giunti Editore, 2006).
Vivere relazioni affettive sane e soddisfacenti è uno degli aspetti che più incide sulla qualità della vita: condiziona il tono dell’umore e l’energia che riusciamo a investire negli altri ambiti — la famiglia, il lavoro, le relazioni sociali. Quando invece si è dentro un legame che fa soffrire, gli effetti si estendono ben oltre la coppia. Il problema è che riconoscere una relazione tossica, dall’interno, è tutt’altro che semplice.
Perché è così difficile accorgersene della relazione malata ?
All’inizio di una storia d’amore siamo travolti da una fase che sembra magica e che ci regala l’illusione di un benessere pieno.
Ma quando quella fase idilliaca si esaurisce e un amore finisce, emergono gli aspetti che daranno davvero il tono emotivo alla relazione — e non sempre sono positivi. A volte ricadiamo in dinamiche disfunzionali già vissute in passato; altre volte affiorano fragilità inaspettate, nostre o del partner, che ci fanno ricredere sulla bontà del rapporto.
Quando si vive una relazione “malata”, spesso non ce ne rende conto: si perde l’oggettività che avremmo se non fossimo coinvolti, e subentra la tendenza a sminuire ciò che accade. L’aspetto razionale e quello emotivo non viaggiano sempre sullo stesso binario, e questo rende difficile percepire correttamente i segnali di malessere.
Gli amori difficili, del resto, sono attraversati da un’intensità emotiva che spesso manca nelle relazioni più equilibrate: per questo, anche quando il rapporto procura più dolore che gioia, chi ne è coinvolto fatica — e a volte non vuole — rinunciare a quello che considera un grande amore.
Come capire se una relazione è malata: i segnali da non ignorare
Come distinguere le normali difficoltà di coppia — che non risparmiano nemmeno le coppie più affiatate — da un rapporto realmente dannoso per il proprio benessere psicologico? Gli amori patologici hanno caratteristiche piuttosto precise.
Ecco alcuni indicatori utili a valutare quanto una relazione sia davvero positiva:
- Il rapporto porta più sofferenza che gioia. Questo erode il benessere psicologico e l’autostima, e impedisce di sviluppare la serenità necessaria ad affrontare gli altri ambiti della vita.
- Sono presenti maltrattamenti fisici o psicologici, senza che si riesca a porvi fine o a chiedere aiuto. Il rapporto è vissuto fuori dalla realtà, nella continua speranza che l’altro cambi, senza alcun segno concreto che ciò accada. Una relazione sana, invece, si fonda sull’accettazione reciproca, non sull’attesa che l’altro diventi diverso da com’è.
- Oscilla di continuo tra amore e odio. Questa ambivalenza affettiva impedisce di costruire la stabilità di cui il rapporto avrebbe bisogno per evolvere.
- I ruoli e le dinamiche sono rigidi. Non c’è una distribuzione flessibile del potere, né la possibilità, per entrambi, di alternarsi tra il chiedere e il soddisfare i propri bisogni.
- I litigi ruotano sempre attorno agli stessi temi. Segno che mancano comunicazione, ascolto e comprensione reciproca: senza questi, i conflitti non trovano nuove soluzioni e restano irrisolti.
- Manca la progettualità e il rapporto non cresce. Se il desiderio di crescere insieme è assente o è sentito da uno solo dei due, si crea insoddisfazione e il legame si deteriora, perché vengono a mancare obiettivi comuni.
Quando in una relazione sono presenti la maggior parte di questi aspetti, è importante iniziare a mettere in discussione il rapporto: non farlo può condurre a situazioni di malessere estremo. Meglio fermarsi prima e rivolgersi a uno psicoterapeuta — in un percorso individuale o di coppia — per uscire dall’impasse. Chiedere aiuto non è semplice, perché spesso non si vuole ammettere, né con se stessi né con gli altri, quanto la relazione sia diventata patologica; ma è proprio questo il primo gradino verso il benessere.
Se sei in pericolo. Se nella relazione sono presenti violenza fisica, minacce o forme di controllo che ti fanno temere per la tua incolumità, non sei sola/o. In Italia puoi contattare gratuitamente e in qualsiasi momento il numero antiviolenza e stalking 1522, attivo 24 ore su 24. In caso di emergenza immediata, chiama il 112.
Tre passi per liberarsi da un amore che fa soffrire
- Riconoscere che è una relazione malata Il primo passo — tutt’altro che scontato — è ammettere con se stessi che in quel rapporto si sta male. Chi è coinvolto in una relazione distruttiva mette spesso in atto meccanismi di difesa per soffrire meno: tende a minimizzare o a giustificare le mancanze di rispetto del partner (“mi tradisce, ma in fondo so che mi ama”, “sparisce per giorni, ma tanto poi torna”). Iniziare a guardare la situazione in modo obiettivo è essenziale, e può aiutare confrontarsi con modelli di relazione più appaganti.
- Rinunciare all’illusione di cambiare l’altro Il secondo passo è lasciar cadere l’illusione di poter cambiare il partner. Questa illusione nasce dalla convinzione, spesso inconsapevole, di avere un controllo sul suo comportamento (“se non mi ama è perché non riesco a farmi amare abbastanza”, “se mi tradisce è colpa di qualcosa che manca in me”). È invece necessario prendere consapevolezza di un punto scomodo: il modo in cui il partner ci tratta non dipende da ciò che noi siamo, ma da ciò che lui o lei è. Il problema, spesso, non è che il partner non ci ami: è che non è in grado di amare. Quando si comprende che il suo comportamento nasce da difficoltà proprie, sulle quali non abbiamo alcun potere, diventa più facile disinvestire da una relazione che procura solo sofferenza.
- Ricostruire l’autostima Il terzo passo è ricominciare a costruire la propria autostima, cercando fonti di soddisfazione anche al di fuori del rapporto. Si tratta di ridurre gradualmente la dipendenza dal partner sotto ogni profilo — economico, materiale, affettivo — investendo sulla propria crescita personale e coltivando amicizie, interessi, lavoro. Se non si riesce a uscirne da soli, è importante farsi aiutare: una psicoterapia può accompagnare a comprendere i meccanismi psicologici che ci tengono legati a una situazione distruttiva, e a spezzarli.
Chiedere aiuto è già un cambiamento Riconoscere di essere dentro un amore tossico, e decidere di parlarne, non è un segno di debolezza: è il primo, concreto passo verso una vita affettiva più sana. Un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutarti a ritrovare oggettività, a ricostruire la fiducia in te stessa/o e a costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco.


