Colpisce attori e cantanti, ma anche chi deve semplicemente parlare in pubblico. Gli americani la chiamano “Stagefright” e si può imparare a gestirla.

Sono in molti nel mondo dello spettacolo ad aver sofferto della paura di salire sul palcoscenico e trovarsi davanti ad una platea di persone. Alcuni sono insospettabili. Direste mai che Fiorello aveva questa stessa difficoltà?

Gestire tale ansia è possibile grazie alla Terapia Cognitivo Comportamentale. Nella primavera del 1989 Daniel Day-Lewis piantò a metà la recita dell’ Amleto al National Theatre di Londra. Da allora non ha più messo piede su un palcoscenico, dedicandosi al cinema e vincendo due Oscar. Si trattò di stragefright, cioè di trac o paura da palcoscenico: una sindrome spaventosa per chiunque debba esibirsi in pubblico, che però può colpire chiunque debba parlare ad una convention o sostenere un esame impegnativo.

Ci sono passati tutti: Luciano Pavarotti e Ella Fitzgerald, Enrico Caruso e Mel Gipson. Anche Barbra Streisand, dopo aver dimenticato il testo di una canzone di fronte a centomila persone in Central Park, si rifiutò di cantare in pubblico per 27 anni. Ad Adele è capitato di vomitare in scena, Fiorello si scola bottigliette di fiori di Bach e all’ esordio del suo show nel 2009 sospese la diretta con un quarto d’ ora d’ anticipo.

I più colpiti sembrano essere gli appartenenti alla categoria dei pianisti (Glenn Gould si esibiva solo in sala di registrazione e Vladmir Horowitz non diede concerti per 12 anni). Nelle orchestre sarebbero invece gli strumentisti a fiato i più tormentati, probabilmente perché responsabili dei passaggi più composti. Un sondaggio dell’ International Conference of Simphony and Opera Musicians datata 1987 registra il 27% degli orchestrali intervistati sotto terapia a base di betabloccanti per rallentare il battito cardiaco. Ma siccome il trac è adrenalina allo stato puro imprigionata nel corpo, le performance dei sedati spesso non soddisfano chi s’ impasticca. I farmaci non sono dunque la soluzione migliore.

La stagefright confina con gli attacchi di panico e, in questo senso, tutti possiamo arrivare ad esperirla, anche se non siamo attori, cantanti e musicisti. Basta trovarsi in quelle occasioni in cui si parla in pubblico, ad una conferenza come ad una cena con amici o parenti. E’ una sindrome che spersonalizza perché alla persona viene il vuoto mentale e la memoria sembra sparire di colpo. Non si sa’ più cosa si vuole dire né cosa sarebbe meglio dire. Il pensiero scompare, rimane solo l’ emozione..e forte! Il controllo cede il posto alla paura. E allora una delle soluzioni più efficaci è la Terapia Cognitivo Comportamentale che aiuta a lavorare su emozioni, pensieri e comportamenti. Integra esercizi di role play, Mindfulness ed Ipnosi, aiutando progressivamente la persona ad affrontare la sua sfida più dura: quella di parlare in pubblico e ad esser lì davanti a tutti senza preoccuparsi degli spettatori di fronte.

Fonte: La Stampa