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Psicosi Transitoria Acuta

psicosi acuta

La psicosi transitoria acuta è un episodio in cui la persona perde in modo improvviso e temporaneo il contatto con la realtà, con deliri, allucinazioni e pensiero disorganizzato. Per definizione ha durata limitata e, con un intervento tempestivo, tende a risolversi.

Contenuti di questo post:

    A cura del Dott. Enrico Rolla, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, Istituto Watson. Autore del libro “Attacchi di Panico. Come uscirne: La potenza della Terapia Cognitivo Comportamentale”

    La psicosi transitoria acuta — chiamata anche psicosi acuta transitoria, crisi psicotica acuta o scompenso psicotico acuto — è una condizione in cui la persona perde, in modo improvviso e temporaneo, il contatto con la realtà, con sintomi come deliri, allucinazioni e pensiero disorganizzato.
    A differenza dei disturbi psicotici cronici, per definizione ha una durata limitata nel tempo e, con un trattamento tempestivo, una prognosi spesso favorevole. In questo articolo vediamo che cosa significa, quali sono i primi sintomi, le cause, quanto dura e come si cura.

    Cosa vuol dire “psicotico”

    Il termine “psicotico” in psichiatria indica una condizione in cui la persona perde, in misura variabile, il contatto con la realtà. Non si tratta di un insulto (come purtroppo viene usato nel linguaggio comune), ma di una descrizione clinica che riguarda specifici sintomi.

    Sintomi della psicosi transitoria acuta

    Le persone che vivono un episodio psicotico possono avere allucinazioni e deliri
    Le allucinazioni sono esperienze sensoriali che si verificano in assenza di uno stimolo reale: significa vedere, udire, percepire o odorare qualcosa che non è presente. Una persona che ha un’allucinazione può vedere cose che non esistono o sentire persone parlare quando è sola.
    Ad esempio, chi ha un’allucinazione uditiva può sentire la madre urlare anche quando la madre non è in casa; chi ha un’allucinazione visiva può vedere qualcosa, come una persona davanti a sé, che in realtà non c’è.
    Le allucinazioni sembrano reali alla persona che le sta vivendo. Chi soffre di psicosi può inoltre avere pensieri contrari alle prove reali. Tutte queste esperienze possono essere spaventose e, nei casi più gravi, portare la persona a fare del male a sé stessa o ad altri.

    I sintomi della psicosi acuta includono:

    • difficoltà di concentrazione
    • umore depresso
    • dormire troppo o troppo poco
    • ansia
    • sospettosità
    • ritiro da familiari e amici
    • deliri
    • allucinazioni
    • discorsi disorganizzati (ad esempio passare da un argomento all’altro senza un nesso logico)
    • pensieri o azioni suicidarie

    La psicosi è un sintomo, non una malattia. Può essere causata da una malattia mentale o fisica, dall’abuso di sostanze o da stress e traumi estremi.
    I disturbi psicotici, come la schizofrenia, sono malattie mentali che coinvolgono la psicosi e che di solito si manifestano per la prima volta negli ultimi anni dell’adolescenza o in età adulta. I giovani sono particolarmente vulnerabili, per motivi che i medici non comprendono ancora del tutto.

    I primi sintomi (sintomi iniziali)

    La psicosi comporta una compromissione della percezione della realtà. Spesso si hanno allucinazioni e non si riesce a distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è; si possono udire voci che spingono verso azioni potenzialmente pericolose, sia per la persona sia per chi le sta intorno. È una condizione particolarmente invalidante.

    I primi sintomi vengono spesso sottovalutati: la tendenza a pronunciare frasi confuse e con poco senso, difficoltà di memoria e, progressivamente, l’insorgere di false convinzioni fino alle allucinazioni. Le false convinzioni possono portare la persona, ad esempio, a sentirsi spiata o in pericolo. Chi vive un episodio psicotico può anche cambiare umore in modo repentino, passando da fasi di eccitazione a fasi di chiusura e letargia.

    Come si manifesta un episodio (attacco) psicotico acuto

    Durante un episodio psicotico acuto la persona può sperimentare diversi sintomi: allucinazioni, deliri, confusione mentale e disorganizzazione del pensiero. Ecco come può manifestarsi:

    • Allucinazioni: udire voci, vedere cose che non esistono, percepire odori, gusti o sensazioni fisiche anomale.
    • Deliri: convinzioni false e irrazionali a cui la persona crede fermamente nonostante le prove contrarie (ad esempio essere convinta di essere perseguitata, di avere poteri speciali o di essere in contatto con esseri alieni).
    • Disorganizzazione del pensiero: il pensiero diventa incoerente, si salta da un argomento all’altro senza logica, rendendo difficile capire ciò che la persona dice.
    • Confusione mentale: disorientamento rispetto al tempo, al luogo e alla situazione.
    • Comportamento bizzarro: condotte strane o imprevedibili, inappropriate rispetto al contesto.
    • Isolamento sociale: tendenza a ritirarsi, difficoltà a comunicare, atteggiamento distante o sospettoso.

    Cause della psicosi transitoria acuta

    Le cause sono molteplici e includono la privazione di sonno, alcuni farmaci da prescrizione e l’abuso di alcol o di sostanze come marijuana e LSD.
    Anche gli eventi traumatici — come la morte di una persona amata o un abuso — possono scatenare la psicosi in soggetti vulnerabili. Allo stesso modo possono farlo i traumi cranici, i tumori cerebrali, l’ictus, la malattia di Parkinson e la malattia di Alzheimer.

    È importante ricevere il trattamento presto, subito dopo il primo episodio. La terapia farmacologica è in genere la prima strada da intraprendere: il medico può prescrivere farmaci per ridurre i sintomi. In alcuni casi può essere necessario un ricovero ospedaliero, se c’è il rischio di danneggiare sé stessi o altri, o se la persona non è in grado di controllare il proprio comportamento o di svolgere le attività quotidiane.

    Psicosi transitoria acuta: quanto dura e si guarisce?

    Per definizione, la psicosi transitoria acuta è un disturbo a decorso limitato nel tempo. Nelle forme brevi i sintomi tendono a risolversi nell’arco di giorni o settimane — spesso entro un mese — con un ritorno al precedente livello di funzionamento.
    La prognosi è in genere più favorevole rispetto ai disturbi psicotici cronici, soprattutto quando:

    • l’esordio è improvviso ed è legato a un fattore scatenante identificabile (stress intenso, lutto, privazione di sonno, sostanze);
    • il trattamento viene avviato precocemente;
    • la persona aveva un buon funzionamento prima dell’episodio.

    Va però ricordato che, in una parte dei casi, un primo episodio può rappresentare l’inizio di un disturbo più strutturato. Per questo la valutazione psichiatrica e un adeguato follow-up restano fondamentali, anche dopo la risoluzione dei sintomi.

    Nevrosi e psicosi: le differenze

    La distinzione tra disturbi psicotici e nevrotici è al tempo stesso sintomatica, psicopatologica e terapeutica.

    Le nevrosi sono disturbi di origine psicogena che, insorti solitamente in giovane età, tendono a stabilizzarsi (cronicizzazione), fino a compromettere anche pesantemente la condotta personale e interpersonale e la sfera occupazionale. Si manifestano con un’ampia gamma di quadri clinici, dalle semplici fobie specifiche a complesse sindromi miste (ossessivo-compulsive, ansioso-disforiche e così via). La sintomatologia è dominata dall’ansia, dai sentimenti di inadeguatezza e dall’insoddisfazione di sé. I pazienti nevrotici sono pienamente consapevoli di soffrire di un problema, mantengono un accettabile adattamento sociale e conservano la capacità di distinguere la realtà esterna da quella interiore.

    Le psicosi sono disturbi solitamente gravi, di origine somatogena, che decorrono in maniera continua, sub-continua o episodica. L’origine è multifattoriale e comprende predisposizione genetica e alterazioni dei neurotrasmettitori (adrenalina, noradrenalina, dopamina, serotonina). I pazienti sono perlopiù inconsapevoli di essere affetti da una malattia mentale, non hanno una percezione corretta della realtà esterna e ne costruiscono una rappresentazione interiore distorta.

    In sintesi, la demarcazione principale tra le due condizioni sta nella consapevolezza del problema, presente nella nevrosi e assente nella psicosi. Un aspetto tipico: il nevrotico fobico evita ciò che gli provoca paura (chi teme l’aereo, semplicemente non vola), mentre chi vive un episodio psicotico può muoversi verso l’oggetto della paura proprio perché manca la consapevolezza. Ne consegue anche un diverso approccio terapeutico: nella nevrosi la relazione con il terapeuta è più facile da costruire, mentre nella psicosi il terapeuta può essere percepito come un nemico.

    La cura: psicoterapia cognitivo-comportamentale per la psicosi acuta

    La terapia cognitivo-comportamentale (TCC) può aiutare la persona a riconoscere i propri episodi psicotici. L’obiettivo principale è insegnare al paziente a identificare e monitorare i propri pensieri e le proprie credenze in situazioni specifiche, valutandoli e correggendoli alla luce delle prove oggettive esterne.

    Le idee deliranti e le allucinazioni uditive si basano su assunzioni e pensieri che i pazienti ritengono veritieri e che spesso li preoccupano. Queste assunzioni causano distorsioni nell’elaborazione delle informazioni, contribuendo a mantenere in vita le credenze deliranti e le allucinazioni uditive (Hagen e Nordahl, 2008).
    Rispetto alla relazione tra paziente e terapeuta, la TCC può essere divisa in due fasi.

    All’inizio il focus è sul coinvolgimento del paziente e sulla costruzione dell’alleanza terapeutica. Fattori aspecifici come l’empatia e il calore sono di enorme importanza nella creazione di una relazione collaborativa. Favoriscono l’impegno terapeutico: uno stile di ascolto attivo, la ricerca di un linguaggio comune per parlare dei sintomi, l’apertura verso tutte le esperienze del paziente e il fatto di evitare il confronto diretto (Chadwick, 2006; Kingdon e Turkington, 2005).

    La fase successiva si basa sui processi di psicoeducazione e normalizzazione dei sintomi psicotici, promuovendo la comprensione di fenomeni psicologici analoghi. La ricerca ha dimostrato che la normalizzazione è il fattore maggiormente predittivo di un buon esito clinico, quando associata ad altre tecniche di formulazione del caso (ricercare gli antecedenti della crisi, de-catastrofizzare la psicosi, fornire informazioni su di essa). In base alla formulazione si propone un piano di trattamento, in cui paziente e terapeuta sfidano le credenze e i pensieri legati all’interpretazione dei sintomi, cercando spiegazioni alternative e sviluppando nuove strategie di coping.
    L’obiettivo non è la scomparsa dei sintomi psicotici, ma la modificazione delle interpretazioni delle voci e dei deliri, e la generazione di spiegazioni alternative meno angoscianti. Il trattamento si considera efficace se comporta una riduzione del distress emotivo del paziente (Birchwood e Trower, 2006) e un miglior funzionamento sociale (Turkington et al., 2007). In questa fase le tecniche cognitive e comportamentali vengono applicate in modo collaborativo, evitando sempre il confronto diretto.

    Nota informativa: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. I contenuti non sostituiscono una consulenza psicologica o psicoterapeutica professionale. Se stai vivendo difficoltà personali o relazionali, ti invitiamo a rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato. Contattaci per una consulenza con il team dell’Istituto Watson.

    Noi del Watson, oltre ad offrire aiuto Psicologico nelle nostre sede di Torino e Reggio Emilia, diamo anche la possibilità di offrire la Terapia Cognitivo Comportamentale Online

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