Perché in tempi di crisi molte persone credono alle cospirazioni.

Ormai gli scienziati hanno sfatato in modo piuttosto consistente la teoria che il Coronavirus sia stato creato in laboratorio.
Secondo un recente studio di un importante centro di ricerche (Pew Research Center) questo non ha impedito a circa il 30% degli americani di continuare a credere il contrario.

Molti di loro da questa premessa sono poi saltati alla conclusione che un potente personaggio malvagio abbia “liberato” il virus allo scopo di controllare la popolazione.

Milionari filantropi come George Soros e Bill Gates sono tra quelli più citati, ma i complottisti indicano anche i Clinton e altri.

Quando il movimento Black Lives Matter prese il via nel mezzo del lockdown mondiale, un’altra onda di credenti nelle teorie complottiste collegò i due fenomeni, compreso il gossip che Soros aveva istigato le proteste come step successivo nel suo cammino verso il dominio del mondo.

Sia il Covid 19, sia il razzismo sistemico costituiscono una questione reale di vita o di morte. Perché allora così tante persone si preoccupano di minacce che non hanno fondamenta nella realtà?

Gli psicologi sostengono che sia in parte a causa della rilevanza dei pericoli reali. Gli studi mostrano che le teorie complottiste tendono a crescere a dismisura durante i tempi di crisi, quando la paura dilaga e le spiegazioni chiare sono carenti.

Le cospirazioni attirano perché offrono una narrazione semplice e qualcuno da accusare, un “capro espiatorio”. I ricercatori però stanno rivolgendo una maggiore attenzione a queste teorie, ai motivi e ai meccanismi che le sottendono, in quanto risulta sempre più evidente che non sia un modo innocuo per fronteggiare eventi sconosciuti. Si può arrivare a conseguenze realmente dannose per la nostra vita quotidiana e per il mondo.

Alla base di ogni teoria di cospirazione c’è l’idea che una persona potente, o un gruppo di persone, stia segretamente tessendo un piano oscuro.  Praticamente qualsiasi notizia sensazionale, o degna di un titolo sui giornali, può generare queste teorie, specialmente quando c’è spazio per la confusione su ciò che sta realmente accadendo.

A giugno, quando un uomo di 75 anni venne ricoverato in ospedale per essere stato buttato a terra da un poliziotto durante una protesta dei Black Lives Matter, qualcuno sostenne che era in realtà un attore pagato da chi sta tessendo le fila della crisi o un “provocatore antifascista” (teoria che acquisì un certo fascino quando il presidente Trump pubblicò un Twitter con questo contenuto).

Più o meno nello stesso periodo, un aumento apparente di spettacoli pirotecnici a New York e in altre città generò analoghe notizie prive di fondamento in cui si diceva che era la polizia a lanciarli nel tentativo di dichiarare una guerra ai dimostranti.

La pandemia da Coronavirus è un terreno particolarmente fertile su cui coltivare simili credenze, dice Roland Imhoff, psicologo sociale alla Johannes Gutenberg University in Germania: è terrorizzante, non ben compresa e sta colpendo su vasta scala. Di fronte al panico da contagio globale, la nostra mente tende a cercare spiegazioni che si accordino all’intensità delle nostre emozioni.  “Pensare che il mondo intero sia paralizzato per colpa di un microscopico virus saltato da un pipistrello a un altro animale e poi a un tizio in un mercato cinese sembra troppo semplice e insignificante come spiegazione” dice Imhoff “Una teoria di cospirazione che vede centinaia di persone in combutta? Questo sembra più proporzionale”.

Le crisi sanitarie del passato, dall’Aids al virus Zika, hanno fatto emergere teorie misteriosamente simili a quelle che circolano oggi sul Coronavirus. “In tempi come questi, la cospirazione è più attraente della verità in quanto offre la possibilità del controllo”, prosegue Imhoff. Possiamo sventare un piano diabolico, almeno ipoteticamente, ma non possiamo fermare la forza della natura.

“Le teorie complottiste ci presentano una promessa tentatrice: fermate il cattivo e riavrete la vostra vita, sarete liberi” dice lo studioso, “è una storia molto affascinante e molto facile da prendere per buona: basta fermare Bill Gates nella sua corsa contaminante alle onde radio 5G e potremo uscire di nuovo, i nostri figli torneranno a scuola e al parco, ecc.”

Non sorprende che così tante persone siano attualmente sotto l’influsso di questa storia.

Le ricerche però evidenziano come alcuni siano particolarmente inclini a queste credenze, anche in assenza di incertezze legate a crisi sanitarie. Si è riscontrato che questa “mentalità complottista” è correlata a particolari tratti di personalità come bassi livelli di fiducia, necessità di chiarezza, senso di impotenza, bassa autostima, pensiero paranoide e bisogno di sentirsi unici.

“È una visione del mondo che crede niente accada per caso, senza una ragione e che ci siano forze oscure al lavoro dietro le quinte” afferma Imhoff. “È una visione del mondo piuttosto stabile, quindi non importa che cosa succeda effettivamente, questa sarà sempre la loro interpretazioni degli eventi”.

Circa la metà della popolazione americana crede in almeno una teoria di cospirazione politica o medica, quindi è difficile definire queste convinzioni anormali, dice lo psichiatra dell’Università di Los Angeles Joseph Pierre.

Occorre sottolineare che tutti noi abbiamo bisogno di chiarezza, unicità, e cose simili. È più una questione di quanto questi bisogni o pregiudizi siano forti in chi crede nelle cospirazioni.”

Il pensiero complottista può anche essere attribuito a forze esterne, compresa l’ineguaglianza razziale o sociale che logora la nostra fiducia nelle autorità, aggiunge il dottor Pierre. Quando la versione ufficiale perde credibilità, il bisogno di risposte porta le persone “nella tana del coniglio”. “La maggior parte dei teorici della cospirazione in realtà non teorizzano poi molto; cercano piuttosto risposte che coincidano con il senso di sfiducia che li ha portati a creare certe teorie”. Insomma, voglio trovare una magagna e cerco finché non la trovo, se non la trovo la creo.

Pericolo reale

Di per sé il pensiero complottista non è intrinsecamente pericoloso o sbagliato, sostengono gli psicologi. Dopo tutto, a volte i personaggi di potere tessono davvero trame segrete. Se Edward Snowden non avesse sospettato che i vertici dell’intelligence americana fossero coinvolti in una cospirazione sulle intercettazioni telefoniche di massa, per esempio, non avrebbe potuto svelare il programma di sorveglianza segreta della National Security Agency.

Lo scetticismo nei confronti delle autorità e del potere è parte di una sana democrazia, sostiene Imhoff. Rende possibili pesi e contrappesi che prevengono abusi e in definitiva proteggono i cittadini.

Le persone che hanno un assetto mentale complottista invece non hanno fiducia in nessuno, soprattutto negli esperti. Questo diventa un problema quando conduce all’erosione della credibilità e mette gli scienziati sullo stesso piano di chi posta video su Youtube per il piacere di farlo.

“Se io credo in uno scienziato e tu credi al tizio che ha messo il video su Youtube, non c’è terreno di confronto tra di noi. Avere una comprensione condivisa della realtà è essenziale per la società. Senza, non esiste più verità. Questo è un enorme pericolo” continua Imhoff.

Ancora più preoccupante, l’idea di cospirazione è correlata con la tendenza a coltivare pensieri e fantasie aggressive e ad un certo livello anche ad agire realmente atti di violenza. Joseph Uscinski, docente di scienze politiche all’Università di Miami, ha riscontrato che le persone generalmente inclini a credere in teorie di cospirazione sono d’accordo il doppio delle volte che la violenza sia una forma accettabile di protesta politica.

Alcuni, come Timothy McVeigh, i cui sospetti sul governo federale lo portarono a lanciare bombe su Oklahoma City nel 1995, si rese responsabile anche di altre atrocità sulla base delle credenze complottiste.

I terroristi spinti dalle idee di cospirazione come McVeigh sono rari, sostiene Uscinski, ma purtroppo esempi meno vergognosi abbondano, soprattutto nella nuova onda di chi crede che il Coronavirus sia un complotto.

Ci sono dozzine di ripetitori 5G vandalizzati nel Regno Unito in base alla convinzione che questa tecnologia venga usata per diffondere il virus, per non parlare dell’aumento di crimini con vittime di origine asiatica.

Da quando la connessione tra teorie complottiste e danni nel mondo reale è diventata evidente, i ricercatori si stanno focalizzando maggiormente su credenze che una volta avrebbero ignorato classificandole come innocue forme di eccentricità di alcune frange sociali. “Non possiamo più pensare che siano innocue banalità, cose di poco conto” afferma Karen Douglas dell’Università del Kent. “Alcune di queste teorie sono piuttosto popolari, come l’idea che i cambiamenti climatici siano una bufala o che i vaccini siano pericolosi, per esempio. Queste convinzioni hanno conseguenze reali. Non possiamo semplicemente ignorarle.”

L’aumento di convinti nelle teorie cospiratorie correlate ai vaccini, compresa l’idea che i vaccini causino l’autismo o vengano utilizzati per impiantare microchip, ha già portato in alcune aree alla ricomparsa del morbillo e altre malattie evitabili.

Le teorie correlate al Coronavirus possono avere un effetto ancora più devastante sulla salute pubblica. Sapendo che è ormai disponibile un vaccino efficace, un pool dell’Associated Press ha rilevato che il 20% degli americani ha dichiarato che rifiuterà il vaccino e il 31% è in forte dubbio, cosa che potrebbe impedire agli Stati Uniti di raggiungere l’immunità di gregge ed esporrebbe la popolazione più vulnerabile a rischi prolungati.

Secondo gli studi dell’Università di New York, i seguaci delle varie teorie circolanti sul Coronavirus hanno una cosa in comune: la riluttanza a seguire le prescrizioni degli enti ufficiali della salute pubblica.

La ricercatrice Anni Sternisko ha scoperto che le persone che accettano queste teorie sono meno inclini a rispettare il distanziamento sociale e altre regole volte a limitare la diffusione del contagio, indipendentemente dal fatto che pensino il virus sia una bufala o sia stato creato in laboratorio come arma biologica.

Ci sono buone probabilità che chi ritiene sia una finzione, è anche convinto sia una arma biologica, sostengono altri studiosi. Una delle particolarità del pensiero complottista, pare, è che le persone sono in grado di abbracciare molti “credo” contemporaneamente, anche quando sono in palese contraddizione uno con l’altro.

In uno studio pubblicato nel 2012, la Douglas rilevò che le persone che credono in una teoria cospiratrice sono più propensi a credere anche in altre, anche se è logicamente impossibile che siano entrambe vere.

Per esempio, più qualcuno crede che la principessa Diana abbia simulato la propria morte, più tende a credere che sia stata uccisa dagli agenti segreti britannici.

Come è possibile questo? La Douglas conclude che le persone propense a credere nei complotti sono così veloci nel vedere “insabbiamenti” da essere disposte a lasciar perdere le sottigliezze logiche. “L’idea centrale sottostante di molte teorie complottiste è che non bisogna credere alle notizie ufficiali. I dettagli non contano” dice la ricercatrice “Si è disposti a tenere in considerazione almeno due idee nello stesso tempo, anche se non sono coerenti tra loro, solo perché sono coerenti con l’idea che occorre stare in guardia rispetto alla spiegazione ufficiale. Si sa che sotto c’è qualcosa che non torna…”

Il problema dei sostenitori complottisti è che abbracciare queste credenze è un modo inefficacie di gestire le loro ansie, dice la Douglas. Sembrano offrire un senso di certezza, ma ci portano anche a credere che ci siano là fuori forze malevole pronte ad attaccare, cosa ancora più spaventosa della verità.

“Questo può anche far sentire peggio, più senza controllo, più incerti” aggiunge, “Diventa un circolo vizioso”.

Spegnere il fuoco

Come possiamo impedire che le teorie cospirazioniste si diffondano? È una domanda cruciale, soprattutto in questo momento, dicono gli studiosi, e la risposta non è semplice. Dopo tutto le teorie di complotti sono sempre esistite e nessuna contro evidenza è stata in grado di far cambiare idea a chi ancora ritiene che lo sbarco sulla Luna sia stato una messinscena o che l’assassinio di Kennedy sia dovuto ad una cospirazione dei servizi segreti.

La differenza è che la posta in gioco non è mai stata così alta quando si tratta di credere a informazioni errate. “Le conseguenze di credere che la Terra sia piatta o che l’allunaggio fosse il set di un film non danneggiano nessuno, non hanno conseguenze pericolose. Durante una pandemia invece, se le persone pensano che il virus sia una bufala, si possono avere potenzialmente morti su vasta scala” sostiene lo psicologo sociale della New York University Jay Van Bavel.

Le teorie complottiste sembrano viaggiare più veloci che mai, in parte anche per il modo in cui vengono messe in risalto dai social media, continua Van Bavel.

Le sue ricerche si concentrano sui motivi per i quali le false informazioni viaggiano sui social media più velocemente e raggiungono un pubblico più ampio rispetto alle informazioni affidabili. “Il video Pandemic è stato visto da milioni di persone in pochi giorni. Non c’è controllo editoriale, quindi si è diffuso molto rapidamente” afferma lo psicologo.

Van Bavel ritiene che il recente impegno di Twitter e Facebook di applicare una politica di tolleranza zero nei confronti della disinformazione, (comprese le teorie complottiste relative a QAnon incentrate sulla convinzione che una potente congrega di pedofili e Satanisti sia al lavoro per minare la presidenza degli Stati Uniti) sia un passo nella giusta direzione.

I social media non sono però i soli responsabili della diffusione di queste teorie, sostiene Uscinski. Non possiamo nemmeno dire con certezza se le teorie di cospirazione siano più presenti o influenti oggi rispetto al passato, pensiamo alla caccia alle streghe del XVII secolo o al terrore degli Illuminati nel 1800. Il fatto che i social media siano in grado di portare queste credenze ancora più lontano, più velocemente e su più ampia scala non significa che ci sia una porzione di pubblico più vasta disposta a crederci.

“Quando facciamo sondaggi sulla cospirazione relativa allo sbarco sulla Luna, troviamo che solo il 5% della popolazione ci crede. Pensando a quante persone hanno sentito questa storia, circa il 100%, pensiamo che la percentuale potrebbe essere molto più alta” dice lo studioso.  “Perché invece non è così? Le persone hanno dei filtri. Non credono a tutto ciò che leggono”.

D’altra parte, “bannare” chi posta queste teorie, come hanno fatto Facebook e Twitter con il cospirazionista Alex Jones che sosteneva tra le altre cose, che l’uccisione di Sandy Hook fosse una messinscena, potrebbe dare molto più credito alle loro affermazioni, soprattutto tra chi è già incline a credere ai complotti, sostiene la Sternisko.

“Le persone portate a credere a teorie cospirazioniste potrebbero prendere questi provvedimenti come la prova che uno come Jones sia vicino a scoprire qualcosa di grosso e venga censurato proprio perché il governo non vuole che la gente sappia” dice la ricercatrice. “Alcuni dati mostrano che questa potrebbe essere una mossa contro producente, una specie di boomerang”. La Sternisko e altri studiosi hanno riscontrato che le modalità più efficaci per combattere le teorie complottiste consistono nel fornire alle persone i mezzi per arrivare da sole a metterle in dubbio.

“Dovremmo rendere le persone più preparate su scienza e media e queste false informazioni si estinguerebbero sul nascere” sostiene Uscinski. “Ci sono molte evidenze che i corsi che sviluppano il pensiero critico funzionano efficacemente nel rendere le persone meno influenzabili”.

Al momento le persone stanno cercando di dare un senso a questo periodo storico confuso e preoccupante. Più hanno a disposizione fatti concreti, meno si sentono impotenti e più difficilmente le teorie complottiste faranno presa, specialmente quando si parla di coronavirus, dice la Sternisko. “Più cose impariamo su questo virus, meno le persone dovranno colmare vuoti di informazione con credenze errate” dice la scienziata. “Se ci sono molti dati che contraddicono le false nozioni, ad un certo punto le persone che non sono irriducibili cospirazionisti dovranno aggiornare le loro credenze. Non sono degli illusi, vogliono soltanto capire e avere qualche certezza.”

 

Tradotto e adattato da https://www.psychologytoday.com/us/articles/202011/the-mind-conspiracy-theorist?collection=1108751 di Jennifer Latson