Farmaci miracolosi, scoperte mediche sensazionali, guarigioni incredibili. La cosiddetta “e-medicina” sta acquisendo spazi sempre crescenti nella diffusione di informazioni e servizi relativi alla salute. Attenzione ai rischi ed a prendere delle bufale per verità.

Oltre alla diffusione d’ informazioni, cresce l’esercito di utenti che, per ragguagli su malattie, cure, trattamenti, preferisce cercare su internet ricorrendo anche alle numerose app dedicate, piuttosto che consultare il medico di famiglia. L’associazione inglese “Sense about Science” ha stilato una guida (tradotta da AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco) con utili accorgimenti per riconoscere e prendere le distanze da terapie truffaldine e prive di fondamento. Questi trattamenti spesso vengono commercializzati alimentando false speranze nei malati.

Porsi domande, approcciarsi alle fonti con sguardo critico e distaccato, individuare le fonti di informazioni attendibili, permette di riconoscere le montature mediatiche costruite attorno ai trattamenti non sperimentati.

Notizie in rete, quando insospettirsi?

È il caso di insospettirsi quando il trattamento è disponibile solo su internet e non è prescrivibile da un medico. La falsa notizia può essere arricchita da grafici e dati simili a quelli di trials clinici, in realtà operazioni di marketing travestite da notizie scientifiche. Spesso questi servizi sono corredati da titoli giornalistici gonfiati e da testimonianze di falsi pazienti che si prestano a fare da testimonial. Oltre ai siti che propinano cure miracolose, altrettanto pericoloso è l’allarmismo di chi esaspera gli effetti collaterali e i rischi associati a cure e trattamenti prescritti dai medici.

Perché leggendo una notizia in rete è importante verificare lo stadio in cui si trova la ricerca?

È bene assegnare il giusto peso agli articoli che riferiscono di risultati positivi alle prime fasi di studio. Possono infatti volerci anni per completare le fasi dei trials clinici, dal momento in cui l’iter di sperimentazione prevede numerosi controlli di sicurezza e la verifica dell’efficacia del trattamento.

Quale primo elemento andrebbe considerato per riconoscere un buon articolo di giornale?

Bisogna diffidare dalle notizie che utilizzano cronache giornalistiche a sostegno delle loro affermazioni. Segno di un buon lavoro giornalistico è quando l’autore nomina la rivista scientifica su cui la ricerca è stata pubblicata. Le riviste scientifiche sono fonti attendibili perché devono superare la peer review, ovvero la valutazione da parte di esperti.

Rischi per la salute, danni per il portafoglio

Ricorrere a terapie di cui non è stata effettuata la sperimentaione è pericoloso, anche in campo psicologico. Visionate il sito dell’ APA, l’ American Psychological Association. Le psicoterapie validate empiricamente, come la Terapia Cognitivo Comportamentale, sono tecniche psicoterapeutiche la cui efficacia è stata dimostrata in studi sperimentali controllati appropriati, che hanno una elevata validità interna (ossia che soddisfano precisi criteri di rigore metodologico). Negli anni più recenti, anche grazie alla spinta del movimento della “medicina basata sulle evidenze” (Evidence-Based Medicine [EBM]), si è avvertita sempre più l’esigenza di sottoporre a rigorose prove sperimentali anche i singoli trattamenti psichiatrici e psicologici, nell’interesse dei servizi di salute mentale e degli utenti stessi; tutto ciò ha parallelamente condotto al progressivo affermarsi di un modello di psichiatria “evidence-based” (si rimanda all’articolo di Giovanni de Girolamo “Evidence-Based Psychiatry: verso un nuovo paradigma della pratica clinica”, Rivista Sperimentale di Freniatria, 1997, CXXI, 2: 147-178). A scanso di equivoci, vogliamo precisare che gli empirically supported treatments non rappresentano gli unici trattamenti efficaci, ma rappresentano trattamenti che sono già stati sottoposti a studi sperimentali e sui quali vi sono prove, talvolta molto forti, in favore della loro efficacia.

Dato che spendere dei soldi per la salute è un sano investimento, scegliete almeno le terapie di cui è stata già dimostrata la validità.

Fonte: Humanitas.it