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LGBTQ+ salute mentale e ruolo del Minority Stress

I sostenitori anti-LGBTQ considerano le elevate percentuali di disagio psicologico delle persone LGBTQ+ come prova che l’identità di queste categorie di individui è indicativa di una sottostante patologia mentale.
Queste affermazioni sono assolutamente false.

Contenuti di questo post:

    LGBTQ+, salute mentale e ruolo del Minority Stress. Comprendere i fattori di rischio specifici:

    • Le persone LGBTQ+ devono affrontare particolari e unici fattori di “minority stress” che hanno un impatto negativo sulla salute mentale.
    • Questi fattori includono: discriminazione sperimentata, discriminazione anticipata, occultamento del proprio essere e stigma interiorizzato.
    • Gruppi specifici della comunità LGBTQ+, come bi, trans, o BIPOC (Black, Indigenous, & People of Color) devono affrontare stressor aggiuntivi.

    I sostenitori anti-LGBTQ hanno storicamente considerato le elevate percentuali di disagio psicologico delle persone LGBTQ+ come prova che l’identità di queste categorie di individui è indicativa di una sottostante patologia mentale.
    Queste affermazioni sono assolutamente false.
    Le ricerche suggeriscono che tale retorica omofobica può considerarsi in realtà parte attiva di ciò che conduce le persone LGBTQ+ a sperimentare diasagi o problemi di salute psicologica. Ecco allora l’importanza di conoscere e diffondere il concetto di minority stress tra la popolazione e le varie categorie di professioni sanitarie.
    Diventare consapevoli dei fattori che impattano sulla vita delle persone LGBTQ+ può aiutare a migliorare il loro benessere psicologico e ad aumentare la conoscenza di sé e l’auto – compassione.

    La teoria del Minority Stress e della saluteLGBTQ+

    Il Minority stress fa riferimento ai pesanti vissuti sperimentati da soggetti socialmente emarginati a causa delle loro identità emarginate. La teoria del Minority Stress ipotizza che le difficoltà di salute delle persone della comunità LGBTQ+ siano causate dai fattori legati ai minority stressors.

    Anni di ricerche supportano questa teoria e rilevano come i comportamenti e i vissuti identitari delle persone LGBTQ+ sono fondamentalmente sani. La percentuale più elevata di disagio mentale sperimentato da questo gruppo di individui pare invece l’effetto collaterale delle esperienze omofobe, transfobiche e variamente stigmatizzanti subite.

    Inizialmente la teoria fu proposta per l’omosessualità maschile ed è poi stata estesa includendo le persone LGBTQ+ di tutti gli orientamenti sessuali e le identità di genere. Si è rilevato come esistano minimo quattro principali fattori di stress a cui questi individui vengono esposti:

    • Discriminazione sperimentata
    • Discriminazione anticipata
    • Occultamento dell’identità esperita
    • Stigma interiorizzato

    Discriminazione sperimentata

    Comprende ogni esperienza di pregiudizio che le persone LGBTQ+ affrontano a causa della loro identità: molestie dirette e spudorate, aggressioni verbali e fisiche, insulti o “subdole” allusioni, battute omofobe e inferiorizzanti, notizie che riportano di persone offese o malmenate a causa dell’orientamento sessuale o dell’aspetto fisico “non conforme” alle aspettative sociali o culturali.

    Le ricerche dimostrano che anche “piccole” o “indirette” discriminazioni di questo tipo possono avere sul lungo periodo un impatto negative sulla salute mentale.

    Importante sottolineare come rientrino in questa categoria anche disparità a livello sociale, pregiudizi strutturali, leggi che negano diritti o non puniscono efficacemente le discriminazioni nei vari settori di vita. Alcuni studi evidenziano come la popolazione queer in età adolescenziale sia più a rischio di depressione, abusi, episodi di bullismo e tentativi di suicidio rispetto ai pari inseriti in ambienti supportivi e validanti.

    Discriminazione Anticipata

    È la convinzione che la persona sarà discriminata e subirà abusi psicologici e/o fisici in quanto appartenente alla categoria LGBTQ+. Comporta ansia e ipervigilanza nell’aspettativa negativa di stare per subire trattamenti negativi o pericolosi. Questa condizione psicofisica di continua iperattivazione esaurisce le risorse fisiche e mentali delle persone interferendo pesantemente con la stabilità emotiva.

    Occultamento

    Per evitare i pregiudizi, molte persone LGBTQ+ nascondono il più possibile la loro identità, possono mentire di fronte a domande dirette, cambiare di proposito la gestualità, la voce, il modo di camminare per sembrare e venire considerati “cisgender”, cioè “adeguati” al sesso assegnato alla nascita.

    Questi comportamenti possono proteggere dalla discriminazione sperimentata, ma gli sforzi per nascondere il proprio essere sono uno dei fattori cardine del minority stress. Sentirsi costretti ad occultare la propria vera identità, recitare un personaggio che non ci appartiene è fonte di grande sofferenza, fatica cognitiva, esaurimento affettivo, diminuzione dell’autostima e del senso di efficacia soggettivo.

    Stigma Interiorizzato

    Quando una persona LGBTQ+ vive in una società eterosessista e cis-sessista, circondata da messaggi che sminuiscono o invalidano regolarmente la sua identità, può interiorizzare queste credenze negative. Lo stigma interiorizzato comporta svalutazione di sé (in quanto persona LGBTQ+) e di altri individui appartenenti alla categoria in modo più o meno consapevole.
    Significa sentirsi spesso in colpa, provare vergogna per il non essere “come si dovrebbe”, per aver deluso le aspettative dei genitori, della famiglia, dei pari, della società, del credo religioso o della cultura di appartenenza.

    La visione negativa di sé, la sensazione di essere sbagliati e/o perversi comporta maggiore ruminazione, abbassamento del tono dell’umore, aumento di ansia e rabbia verso se stessi/e e il mondo e una generale difficoltà nella regolazione delle emozioni.

    Minority Stressors aggiuntivi

    Le ricerche degli ultimi anni identificano ulteriori fattori di minority stress, oltre a quelli descritti dalla teoria originale: sensibilità al rifiuto e stress legato al coming out. Da notare che persone appartenenti a specifiche popolazioni LGBTQ+ si trovano ad affrontare altrettanto specifici stressor. Per esempio, a causa della diffusa credenza bifobica che la bisessualità non sia reale, ma sia “solo una fase, molte persone bisessuali lottano con le incertezze sulla propria identità, con l’immagine di persone “maniache del sesso”, ecc.

    Le persone non binarie, genderqueer e asessuali affrontano lo stigma correlato alle aspettative su come dovrebbero apparire queste categorie nell’immaginario sociale. Infine, le persone LGBTQ+ di colore o appartenenti ad altri gruppi marginalizzati si trovano a fronteggiare minotìrity stressors trasversali e multipli.

    Conclusioni

    Per riassumere: più stress si sperimenta, più si è esposti e vulnerabili a disturbi psicologici. Vivere in un ambiente validante e supportivo a livello sociale e sentirsi parte di una comunità contribuisce a ridurre l’impatto del minority stress e aumenta la possibilità di condurre un’esistenza di qualità.

    Risulta evidente anche come la fierezza e il comfort con l’identità LGBTQ+ abbia un impatto positivo sul benessere psicofisico e sull’auto accettazione limitando gli effetti dello stigma interiorizzato e del bisogno di nascondere la propria identità.

    Sapere che essere gay, bi+, trans+, gender nonconforming o queer è OK e non la prova di essere mentalmente instabili può aiutare a condurre un’esistenza che valga la pena di essere vissuta.

    Riferimenti bibliografici

    Tradotto e adattato psychologytoday.com/intl/blog/building-a-life-worth-living/202403/lgbtq-mental-
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