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L’ERRORE PEGGIORE? NON ASCOLTARE!

Sia che il bambino abbia  2 o 17 anni, l’errore peggiore che può essere commesso da un genitore è: NON ASCOLTARE. Non ascoltare i confini. Quando il bambino dice che non voler più parlare, è bene ascoltare e dare loro una pausa. Potrebbero aver bisogno di tempo per elaborare quanto già detto prima di rispondere.

Contenuti di questo post:

    Sia che il bambino abbia  2 o 17 anni, l’errore peggiore che può essere commesso da un genitore è: NON ASCOLTARE.

    1. Non ascoltare i confini. Quando il bambino dice che non voler più parlare, è bene ascoltare e dare loro una pausa. Potrebbero aver bisogno di tempo per elaborare quanto già detto prima di rispondere. Questo dà al bambino il tempo di recuperare e riorganizzare i pensieri.
    2. Non ascoltare il linguaggio del corpo. Uno dei migliori indicatori di quello che sta succedendo con un bambino è il linguaggio del corpo. Questo può rivelare insicurezze, incertezze, o sollecitazioni. Non chiedete loro di cambiare la loro postura, aiutateli a cambiare la questione di fondo.
    3. Non ascoltare tutta la storia. Non interrompete un bambino. Proprio come ad un genitore non piace essere tagliato fuori o interrotto da un bambino, allo stesso modo il genitore, non deve comportarsi così. I bambini imparano più da ciò che un genitore fa piuttosto che da ciò che. Le azioni parlano più forte delle parole.
    4. Non ascoltare l’emozione espressa. Per un bambino, la rabbia è un “go-to” verso l’emozione. E ‘più facile per loro reagire con rabbia piuttosto che esprimere solitudine, ansia, senso di colpa, vergogna,  tristezza, frustrazione,  delusione,  gelosia, dolore, preoccupazione, paura e vergogna. E’ importante guardare al di là della rabbia per vedere cos’ altro ci potrebbe essere. Spesso, i bambini non sono in grado di esprimere l’emozione giusta perché stanno ancora imparando come fare. Qui il ruolo del genitore è essenziale.
    5. Non ascoltare il  punto di vista. I bambini formulano il proprio punto di vista in base alle loro esperienze. Non hanno l’esperienza degli adulti e non ci si dovrebbe aspettare che essi vedano le cose come un adulto. In questi momenti il genitore può condividere con il bambino come le sue esperienze hanno plasmato il suo modo di ragionare.
    6. Non ascoltare i ricordi degli avvenimenti. Litigare con un bambino su ciò che è accaduto o non è accaduto è uno spreco di tempo e di energia. Sì, un bambino può interpretare erroneamente una situazione, ma non cambierà il suo punto di vista. Ascoltate e fate domande sul loro ricordo dell’evento prima di offrire un’altra prospettiva. Essi saranno molto più disposti a vedere le cose in modo differente se ci si è approcciati con dolcezza e rispetto.
    7. Non ascoltare i  fattori di stress. Ciò che può provocare stress nel bambino può non provocarlo nel genitore. lo stress di un bambino non deve essere sminuito o trasformato in una battuta. Il loro stress può rivelare sentimenti di insicurezza, inadeguatezza, paura, senso di colpa o vergogna. E’ importante riconoscere le ansie del bambino.
    8. Non ascoltare le richieste. Se chiedete a un bambino che cosa vuole di più dai loro genitori, raramente chiederà qualcosa di materiale. Più spesso desiderano che i loro genitore smettano di urlare o litigare, per avere un po’ di attenzione o trascorrere più tempo con loro. Non ignorate la richiesta di un bambino, si tratta di un tesoro.
    9. Non ascoltare il silenzio. A volte un bambino smette di parlare, perché non si sente ascoltato. Spesso, hanno tentato di darsi una spiegazione del perché siano tagliati fuori o sminuiti da un genitore, ma dopo un periodo di tempo, il bambino smette semplicemente di parlare. Questo è pericoloso perché la loro logica non è ancora del tutto matura, quindi le conclusioni che traggono possono essere distruttive. Se un bambino non parla con un genitore, non vuol dire che non né senta il bisogno.
    10. Non ascoltare i malumori. Non tutti i cambiamenti di umore sono ormonali; a volte possono essere indicativi di depressione, rabbia repressa, o ansia. È importante cercare dei pattern negli sbalzi d’umore come la frequenza, l’ora del giorno, livello di attività, la dieta, gli amici, o la scuola. Un pattern regolare potrebbe indicare un problema più serio. È fondamentale non sottovalutare questi malumori perché le cose potrebbero peggiorare se non gestite bene.
    11. Non ascoltare le loro scuse. Una volta che il bambino chiede scusa a seguito di un errore, la questione dovrebbe essere messa da parte. È bene credere loro quando si scusano. La persona migliore, che trasmette fiducia ad un bambino è il genitore.
    12. Non ascoltare i loro fallimenti. L’infanzia è il momento ideale per fare degli errori. Le conseguenze sono molto meno gravi. Il fallimento, affinché si trasformi in un esperienza dalla quale apprendere, deve essere gestito in modo appropriato. Altrimenti si modificherà in una fonte di inadeguatezza.
    13. Non ascoltare le insicurezze. Le insicurezze possono provenire da un trauma, auto-svalutazioni, bullismo o intimidazioni. Quando l’insicurezza è espressa, si deve chiedere al bambino da dove ha preso questa idea e successivamente disconfermarla, confrontando gli aspetti negativi con la verità. Abbiate il coraggio di confrontarvi con coloro che alimentano l’insicurezza del bambino, anche se è intenzionale.
    14. Non ascoltare le paure. Avere paura è normale e sano, ma essere costantemente timorosi potrebbe essere un’indicazione di ansia o stress. Non riconoscere questi timori potrebbe trasformarli in comportamenti ossessivi compulsivi che potrebbero essere molto difficili da superare da adulto. Non respingete o sottovalutate la paura. Raccontate loro la storia di una persona che ha superato un problema simile.
    15. Non ascoltare i sogni. I bambini hanno talvolta sogni folli e irrealistici, come voler diventare il loro personaggio Marvel preferito. Ma questi sogni spesso nascondono il loro desiderio di aiutare gli altri, di essere competitivi o addirittura di essere riconosciuti. Non schiacciate i loro sogni. Aiutateli a realizzarli.

     

    FONTI:

    http://pro.psychcentral.com/

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