L’EFFICACIA DELLA MINDFULNESS NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

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L’EFFICACIA DELLA MINDFULNESS NEI PAZIENTI ONCOLOGICI

La mindfulness puo’ aiutare i pazienti oncologici ponendo enfasi sul modo della mente di accogliere l’esperienza della malattia, a livello sensoriale, cognitivo ed emotivo.

 

Le persone che ricevono una diagnosi di malattia si spaventano, si preoccupano, provano una profonda angoscia sperimentando due tipi di sofferenze: una sofferenza fisica e una sofferenza psicologica.

Il Buddha in uno dei suoi discorsi spiega molto chiaramente la natura della sofferenza con la metafora della freccia: la persona viene colpita inizialmente da una freccia che sta ad indicare la sofferenza fisica dovuta alla malattia stessa, subito dopo viene colpito da un’altra freccia che simboleggia i contenuti mentali che l’individuo attiva. Percepirà così i dolori di due frecce (Pescatori, 2009).
Di fronte alle esperienze dolorose che la vita inevitabilmente ci pone davanti esiste una sofferenza data e poi un’altra sofferenza che corrisponde alla reazione automatica avversiva a tale esperienza. Questa unione di sofferenza viene percepita come causata dall’evento stesso tralasciando l’importanza che assume il modo del paziente di porsi nei confronti del cancro.
La mente rifiuta ciò che viene sentito come spiacevole e questo non ci permette di cogliere l’esperienza che stiamo effettivamente vivendo. La malattia mette in dubbio la nostra illusione di stabilità, di continuità (Pescatori, 2009).
Tra le varie malattie esistenti il cancro è sicuramente la più associata a timori maggiori, a un più elevato peggioramento della qualità di vita e a una maggiore inquietudine dovuta alla modificazione dell’immagine di sé. Una diagnosi di tumore comporta alterazioni fisiche e psicologiche che possono portare la persona a sviluppare disturbi d’ansia e depressivi (Holland, 2003). Nell’immaginario individuale e collettivo il cancro si associa a significati di sofferenza fisica e psichica inevitabile, di angoscia e di morte ineluttabile. Il cancro è un evento traumatico che interviene bruscamente e improvvisamente alterando l’equilibrio individuale e interpersonale ed evocando un clima di incertezza e indeterminatezza (Pescatori, 2009). Si riconoscono più aree di sofferenza:
– una relativa al corpo, dove quest’ultimo diventa sofferente perché invaso dal dolore, dalla malattia, viene percepito come estraneo, inutile e incontrollabile;

– una relativa alla mente, dove l’ansia e la preoccupazione che ne derivano si traducono nel terrore di non essere più in grado di fare determinate cose, paura della confusione mentale, paura di impazzire;

– una relativa alla proiezione temporale, la persona si trova di fronte alla necessità di modificare i propri progetti e ne consegue il crollo del senso di continuità del sé, perdita di senso, l’impossibilità di proiettarsi nel futuro;

– un’altra relativa alle relazioni, quelle familiari, sociali, professionali, si modifica il proprio ruolo in famiglia, nel lavoro e nella società. La richiesta necessaria di accudimento diventa senso di sconfitta, l’individuo teme di essere un peso per gli altri, teme di non avere più valore, si preoccupa del futuro della sua famiglia (Pescatori, 2009).

La mindfulness pone enfasi sul modo della mente di accogliere l’esperienza della malattia, come la percepisce a livello sensoriale, come la interpreta a livello cognitivo e come reagisce ad essa a livello emotivo.
Il paziente che riceve diagnosi di cancro, deve affrontare l’esperienza della perdita fisica o del significato della prognosi che va in collisione con la nostra idea di benessere e felicità, come stati a cui si tende costantemente. L’uomo cerca, in modo quasi reattivo, di eliminare la sofferenza dalla propria esistenza (Harris, 2005/2010). Questo comporterà cambiamenti profondi nella percezione di sé, del mondo, del tempo, il processo che ha come obiettivo quello di affrontare le cose così come sono, costituisce la guarigione (Kabat-Zinn,1990/2005).

“Vedere in questo modo porta alla guarigione. Ci aiuta a riconoscere che siamo esseri straordinari e miracolosi, senza perdere di vista il fatto che, contemporaneamente, non siamo niente di speciale, semplicemente parte di una totalità più ampia in costante evoluzione, onde del mare che si sollevano e ricadono in quel breve attimo che chiamiamo una vita” (Kabat-Zinn, 1990/2005, p.123). Jon Kabat-Zinn (1990/2005) per guarigione intende una profonda trasformazione della visione del paziente, del suo modo di vedere e di sentire, legata strettamente all’incontro con la propria interezza, raggiungibile attraverso la meditazione. “Quando, nella calma di un attimo, cogliamo un lampo della nostra completezza; quando, durante l’esplorazione del corpo o la meditazione seduta o lo yoga, ci viviamo come interi e nello stesso tempo appartenenti a una totalità più ampia, comincia a farsi strada un modo profondamente nuovo di affrontare i nostri problemi e la nostra sofferenza” (Kabat-Zinn, 1990/2005, p.124). La mindfulness crea un contesto del tutto diverso dove poter affrontare la sofferenza e i problemi, anche quando si tratta di problemi legati alla salute, possiamo passare dal sentirci vittime degli eventi e senza speranza, impotenti, a un senso di possibilità di accettazione, di centratura, di pace.
Spesso l’individuo quando si trova a dover affrontare il cancro, entra in una lotta controm il suo dolore, la sua disperazione, cercando di trovare soluzioni per disfarsene per ritrovare quelle sensazioni piacevoli, quello stato di quiete in cui credeva di essere nel momento prima della diagnosi.
Nei momenti in cui si pratica la consapevolezza il paziente si può rendere conto di essere completo, intero nel suo essere, anche se il suo corpo è dolorante o ha il cancro, anche se non sa quanto tempo ha ancora a disposizione per vivere o quali esperienze dolorose lo aspettano.
Le esperienze di totalità, di interezza, sono accessibili ai malati cronici come alle persone in buona salute. Secondo Kabat-Zinn (1990/2005) nei momenti in cui il soggetto è collegato con il suo essere, spesso prova una sensazione di essere più ampio della sua malattia e dei suoi problemi. “Non meditiamo per far scomparire nulla. Sia che siamo fondamentalmente sani, sia che abbiamo una malattia terminale, nessuno di noi sa quanto tempo ha da vivere. La vita si svolge di momento in momento. La consapevolezza guarisce insegnandoci a vivere ciascun momento il più pienamente possibile” (Kabat -Zinn, 1990/2005 p.127). Durante il corso RSBM di Jon Kabat-Zinn, una paziente con un cancro al seno, mentre stava meditando, ebbe la sensazione di distaccarsi dalla sua malattia, percepì che lei era una persona nella sua totalità, il cancro era solo un processo nel suo corpo in evoluzione. Fino a quel momento si era completamente identificata con il cancro e con la sua condizione di malata. Il fatto di rendersi conto di non essere il cancro le permise di pensare alla sua vita con più razionalità e chiarezza, invece di farsi sopraffare dalla sua condizione, si servì del cancro come stimolo a crescere e a vivere più pienamente il tempo che aveva ancora davanti a sé. Invece di piangere la sua condizione e di contrastarla, di non accettarla, riuscì ad affrontare l’esperienza nella sua realtà, si impegnò a vivere la sua vit a in modo più consapevole, il più pienamente possibile (Kabat-Zinn, 2010).
Nel libro “Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn (1990/2005) viene esplicitata con chiarezza l’idea che la mindfulness, più che essere una tecnica, è un modo di sperimentare la vita, incoraggia a vivere a pieno tutte le esperienze umane, anche quelle che ci spaventano o ci fanno stare in ansia, o che ci fanno provare tensione, insicurezza, impotenza, compresa la percezione della nostra fragilità e della nostra inevitabile mortalità.
Gli interventi basati sulla mindfulness non hanno come fine il controllo dei pensieri o la sostituzione dei ricordi, delle immagini negative del passato con immagini positive, ma promuovono l’idea di permettere a questi stati mentali, anche dolorosi, semplicemente di esserci (Segal, Williams & Teasdale, 2002/2006).
Se il paziente riesce a elaborare il vissuto della malattia affrontando il dolore e la paura, la voglia di vivere e di proiettarsi verso il proprio benessere riuscirà anche a elevare paradossalmente la sua qualità di vita.
Molte donne operate al seno raccontano di aver deciso di riprendere in mano la loro vita, di vivere in maniera consapevole ogni momento e di rivalutare tutto quello che hanno fatto fino a quel momento, dedicandosi a se stesse con rispetto e gioia, con un atteggiamento più autentico e positivo verso la propria esistenza. La mindfulness vuole essere un aiuto per non soffocare le proprie emozioni, un sostegno mentre il soggetto percorre una strada complicata ma generativa, di ricostruzione di sé e della propria immagine interiore. Può essere molto importante venire a patti con queste emozioni senza farsi soccombere dallo sconforto e dalla disperazione. La pratica della mindfulness offre un modo per coltivare un rispetto profondo delle emozioni piuttosto che reprimerle, soffocarle o evitarle. Coltivare un profondo rispetto per le emozioni significa apprezzare e avere rispettabilità verso ciò che sta accadendo nel nostro mondo interno, momento dopo momento (Siew & Khong, 2010). Può essere utile far sperimentare al paziente che la volontà di eliminare uno stato interno doloroso e criticato spesso porta alla patologia, l’impegno verso questa direzione lo spinge a investire verso scopi irraggiungibili, questo è il motivo per cui è fondamentale proporre un percorso orientato all’accettazione piuttosto che all’eliminazione. L’evitamento esperienziale conduce a problemi comportamentali manifesti.
Un percorso come quello messo a disposizione dagli interventi mindfulness può essere di grande aiuto per i pazienti malati di cancro, infatti la meditazione ha dimostrato rilevanti implicazioni cliniche per alleviare la sofferenza fisica e psicologica. L’uso di un intervento comportamentale per pazienti oncologici, capace di migliorarne la qualità della vita, è un’area di grande interesse per clinici e ricercatori (Ledesma e Kumano 2009). I pazienti attraverso le pratiche di consapevolezza hanno la possibilità di imparare e fare proprio, un diverso modo di gestire i propri vissuti emotivi, attraverso il contesto del gruppo possono condividere la loro esperienza sentendosi meno soli a dover gestire un momento così angosciante della loro vita.

Ricevere una diagnosi di cancro porta il soggetto a percepire un forte senso di isolamento e a fare i conti con la sensazione di incertezza della propria vita, il paziente si focalizza sul futuro e lo percepisce precario. Attraverso la consapevolezza, ha una maggiore probabilità di superare questo stato emotivo e arrivare ad accettare la malattia in modo da migliorare la sua vita.
Numerosi sono gli studi che hanno indagato gli effetti del programma MBSR sui pazienti malati di tumore, i quali si trovano a dover affrontare un forte stress e possono dar vita ad uno stato di depressione e sfiducia verso il futuro. Gli studi attualmente disponibili rilevano che una percentuale compresa tra il 20 e il 50% di individui che hanno ricevuto una diagnosi di cancro manifesterebbe nel periodo successivo un episodio depressivo maggiore e un 19% svilupperebbe sintomi associati al disturbo post-traumatico da stress (Classen et al. 2001).
In Canada è stato elaborato il primo studio volto a indagare l’efficacia della RSBM nei pazienti oncologici (Speca, Carlson, Goodey & Angen, 2000). Tale ricerca, ha coinvolto 90 pazienti affetti da tumori di varia natura e a diversi stadi di sviluppo, in maniera casuale è stato formato il gruppo sperimentale, il quale ha seguito il corso RSBM. A tutti i pazienti oncologici, partecipanti allo studio, è stato somministrato un profilo sullo stato d’animo e sui sintomi associati allo stress, prima e dopo l’intervento. Dopo aver partecipato al programma di riduzione dello stress basato sulla mindfulness, che comprendeva meditazione di gruppo per un’ora e mezza per sette settimane e una pratica meditativa che si svolgeva a casa, il gruppo sperimentale ha evidenziato un miglioramento sulla sintomatologia depressiva, ansiosa, sulla rabbia, sulla confusione e sul vigore percepito, rispetto al gruppo di controllo. Inoltre il gruppo di meditazione manifestò una diminuzione significativa dei sintomi collegati allo stress, i parametri presi in considerazione furono: irritabilità emotiva, disorganizzazione cognitiva, depressione e indicatori cardiopolmonari e gastrointestinali. Gli autori osservarono anche una correlazione significativa tra la durata della pratica giornaliera e il miglioramento dello stress. E’ importante sottolineare il fatto che il miglioramento osservato subito dopo il protocollo si è mantenuto largamente al follow-up a 6 mesi dalla fine del corso (Carlson, Ursuliak, Gooddey, Angen & Speca,
2001) e dopo un anno (Carlson, Speca, Frais & Patel, 2007).

I risultati positivi osservati in questo studio hanno dato vita a varie ricerche, sempre più rigorose, hanno continuato a investigare l’efficacia della RSBM o di interventi basati sulla mindfulness largamente ispirati alla RSBM nei pazienti con il cancro. Una ricerca che ha cercato di esaminare in modo approfondito la letteratura scientifica sull’argomento, ha identificato 13 studi, 5 dei quali includevano un gruppo di controllo, pubblicati tra il 2007 e
2010 (Shennan, Payne & Fenlon, 2010). Due studi utilizzavano la Terapia Cognitiva basata sulla Mindfulness (TCBM) e tutti gli altri la RSBM. La maggior parte dei partecipanti erano donne di mezza età con tumore al seno e uomini con tumore alla prostata. Gli studi che sono stati analizzati dimostravano un netto miglioramento sui sintomi psicologici a seguito della partecipazione alle pratiche di consapevolezza. E’ importante mettere in luce uno studio controllato che ha utilizzato la TCBM sui pazienti con cancro, durante il programma è stata inclusa una psicoeducazione sull’ansia, sui sintomi depressivi e sul dolore. Il gruppo di pazienti indirizzato a tale protocollo evidenziò miglioramento sulla quantità di stress percepito e sui sintomi depressivi e ansiosi, tali effetti si mantennero nel tempo, anche nel follow up a tre mesi di distanza dal termine del corso (Foley, Baillie, Huxter, Price & Sinclair, 2010).
Risultati simili sono stati raggiunti anche nello studio di Lengacher e colleghi (2009) in un campione di 84 donne con tumore al seno in fase di remissione, dove è stata studiata l’evidenza clinica della RSBM. I risultati di questo studio, oltre alla riduzione dei sintomi collegati allo stress, mostrarono un minore rimuginio sul timore di incorrere in ricadute della malattia.
Un altro problema comune ai pazienti con il cancro è il disturbo del sonno, nonostante sia così altamente osservabile è un aspetto poco studiato in letteratura. Una ricerca di Linda, Carlson, Sheila & Garland (2005) ha esaminato gli effetti del programma MBSR sulla qualità del sonno in un campione eterogeneo di 63 soggetti con il cancro. Dopo le 8 settimane in cui si è svolto l’intervento, l’insonnia si è significativamente ridotta e i partecipanti hanno segnalato che la qualità del loro sonno era migliorata. Lo studio ha dimostrato anche una riduzione significativa dello stress, una modifica nello stato d’animo, specificatamente rispetto all’ansia, alla depressione, all’ostilità e alla confusione, e nella percezione della fatica da parte dei pazienti. La meditazione mindfulness ha così dimostrato dei benefici clinici per una varietà di pazienti, l’insieme di questi cambiamenti ha modificato la qualità della loro vita.

fonte: http://www.apc.it/

By |2018-11-23T17:25:59+00:004 agosto, 2015|Psicologia|