Le cronache ci riportano di donne uccise dalle persone di cui si fidavano. Ci sono altre vittime secondarie di questa vicenda: che ne è di quei bambini che perdono la loro madre in queste situazioni?

Non solo donne. Non sono solo loro le vittime dei casi di violenza degli uomini contro le proprie compagne che, nelle vicende più cruente, sfociano nell’uccisione delle donne. Le altre vittime troppo spesso dimenticate sono i bambini. Bambini vittime della cosiddetta ‘violenza assistita’, cioè costretti a essere testimoni della violenza sulla madre, e bambini orfani per l’uccisione da parte del padre o di un altro uomo, delle loro mamme. Nel giro di circa un decennio in Italia si contano oltre 1.600 orfani per femminicidio. A volte si tratta di orfani anche di padre, se quest’ultimo, come spesso avviene, si è suicidato dopo aver ammazzato la compagna, oppure orfani di madre con l’altro genitore spesso in carcere.

Considerando le coppie con figli in cui è avvenuta una violenza contro la donna la percentuale di quelle in cui i figli hanno assistito alla violenza è passata dal 60,3% al 65,2%. Assistere alla violenza della propria madre oltre a compromettere il benessere dei bambini, accresce la probabilità per i figli maschi di diventare autori di violenza contro la propria futura compagna e delle figlie femmine di diventare a loro volta vittime. È un trauma difficilmente superabile. Figuriamoci se la violenza sfocia in femminicidio.
Com’è intuibile le problematiche e le sofferenze per questi bambini sono molteplici. Spesso finiscono in casa famiglia, oppure sono oggetto di contesa tra vari familiari. Raramente ricevono l’aiuto necessario per affrontare una situazione che è stata paragonata, per i risvolti psicologici che comporta, a quella dei minori vittime loro stessi di violenza.

Al momento, per i bambini testimoni della violenza contro le loro mamme, non ci sono norme ad hoc né assistenza particolare. “La violenza assistita – spiega Titti Carrano, avvocata e presidente dell’associazione D.i.Re, Donne in rete contro la violenza – è stata introdotta come aggravante nel procedimento penale, ma ciò non basta. Noi chiediamo concrete misure anche nel codice civile, con il riconoscimento specifico della decadenza della responsabilità genitoriale nei casi di violenza assistita. Intervenire solo con la giustizia penale non è uno strumento completo”. Carrano punta poi il dito in particolare sul fenomeno dell’alienazione parentale: “un grave problema che si verifica quando i bambini vittima di violenza assistita si rifiutano di vedere il padre che strumentalizza la situazione e accusa la madre di aver coartato i figli. Così si nasconde la violenza”.

Ad alzare il velo sul caso degli orfani da femminicidio ci ha pensato il 21 settembre alla Camera dei Deputati un convegno intitolato ‘Switch off: orfani speciali dei femminicidi’, organizzato dall’Università di Napoli assieme all’associazione D.i.Re

Ma cosa serve per prendersi cura di questi bambini? Secondo alcune esperte di violenza di genere, come Oria Gargano, presidente dell’associazione Be Free, “i casi di violenza rappresentano una cifra enorme. E i bambini che assistono alla violenza dei padri sulle loro mamme presentano gli stessi sintomi dei bambini vittime di violenza”. L’elenco dei mezzi necessari per affrontare il fenomeno è lungo. “Occorre abbattere – dichiara Anna Costanza Baldry, psicologa e coordinatrice del progetto Switch-off.eu- il muro del silenzio. Servono azioni e interventi adeguati, formazione mirata, linee-guida per gli interventi, e una legge che tuteli e sostenga i minori. E’ grave l’assenza dello Stato”.

Il rischio dei mancati interventi è molto alto e tanti bambini ed ex bambini lo stanno già pagando.
Possibile che ci s’ interessi così poco a loro? Quando la politica si doterà di leggi e servizi per gestire questo dramma ci dotiamo e per quanto tempo ancora, invece, esso evrrà affrontato da nonni o zii a cui sono affidati, o alle famiglie che li hanno presi in adozione?
Bisogna interessarsene, è un nostro dovere, un dovere della politica , ma anche della società civile. E’ importante lavorare per migliorare il benessere dei bambini, delle donne, dei cittadini tutti; per far conoscere questa realtà e sostenere i centri antiviolenza. Rimettiamo al centro delle nostre politiche la Cura con la C maiuscola, le relazioni umane e soprattutto facciamo tesoro dei risultati delle ricerche scientifiche che squarciano il velo del non detto, dell’invisibilità.
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