Negli ultimi anni, sono stati numerosi i tentativi d’integrazione tra gli studi neuroscientifici relativi allo sviluppo cerebrale con quelli psicologici relativi allo sviluppo emotivo, sociale e cognitivo, con l’intento di elaborare un modello che fosse in grado di spiegare come il cervello si costruisca attraverso le esperienze.

 

Con tale scopo sono state condotte numerose ricerche, le quali hanno evidenziato come alla maturazione cerebrale siano funzionali le esperienze, in particolare, quelle affettive sperimentate entro la diade Madre-Bambino. Ed è, in parte, grazie a questo corpus di studi che, oggi, è possibile affermare che lo sviluppo cerebrale, così come quello psicologico dell’individuo siano strettamente dipendenti dall’esperienza ( e in particolare, come la relazione e le interazioni madre-bambino possano essere influenzate e influenzare a loro volta la crescita e la maturazione dell’individuo).
Attraverso gli sviluppi raggiunti, numerosi studiosi si sono orientati ad indagare le modificazioni alle quali vanno incontro alcune strutture cerebrali cosiddette “a maturazione dipendente dall’esperienza” (come ad esempio: il sistema limbico, la corteccia orbitofrontale, i neuroni specchio e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene), durante il loro principale periodo di sviluppo, che inizia durante la gravidanza e prosegue poi fino ai 18/24 mesi d’età del bambino. In particolare, tra i primi e positivi risultati ottenuti è bene accennare agli studi condotti da Chiron et al. (1997), i quali hanno evidenziato come nei bambini l’area cerebrale dominante sia l’emisfero destro, sostenendo le funzioni necessarie alla sopravvivenza della specie, come le abilità visuo-spaziali ed emozionali. Si tratta di un’asimmetria registrata tra gli emisferi e rilevata, grazie alle variazioni del flusso sanguigno registrate mediante SPECT, la quale ha reso evidente, non solo, come durante il periodo di sviluppo cerebrale siano molto alti i valori del flusso sanguigno nell’emisfero destro, ma anche che le esperienze affettive e interpersonali che il bambino sperimenta, durante il suo primo anno di vita, possono avere un effetto critico sull’organizzazione precoce di alcune strutture cerebrali.

Prima di vedere nel dettaglio ulteriori ricerche e i risultati ottenuti, è però importante sottolineare come, molte situazioni, oggi, possono rappresentare dei fattori di rischio per chi svolge il ruolo genitoriale, incidendo negativamente sul benessere e sulla crescita del bambino. Mi riferisco a veri e propri “ fallimenti ambientali” da parte del genitore che, a causa della sua incapacità di relazionarsi al bambino, gli impedisce di organizzarsi entro uno stile d’attaccamento sicuro, favorendo invece uno stile disorganizzato/disorientato, dunque disfunzionale. Spesso però, oltre all’incapacità di prendersi cura del proprio figlio, può subentrare l’attuazione di comportamenti inappropriati e inadeguati che conducono all’uso della violenza e all’abuso fisico, sessuale, emotivo e alla trascuratezza. Stiamo parlando, di situazioni, stili e modalità genitoriali che spesso sottostanno a condizioni e circostanze ulteriormente problematiche che si ripercuotono in modo sfavorevole sul bambino e sul suo benessere, contribuendo ad aumentare i livelli di stimolazione e di arousal, in balia dei quali il soggetto è lasciato, generalmente, per lunghi periodi di tempo.

Queste situazioni fanno si che il bambino si trovi a ricercare un equilibrio tra due differenti stati, uno di Hyperarousal, dove a dominare è il sistema simpatico, ed uno di Hypoarousal, dove a dominare è invece il sistema parasimpatico. A causa di queste condizioni, se prolungate, si rischia la compromissione di uno dei principali circuiti biochimici: quello di risposta allo stress.
Infatti, nella prima infanzia, questo circuito non è ancora pienamente funzionante, di conseguenza i bambini sono particolarmente vulnerabili soprattutto alle situazioni che li fanno sentire insicuri, come quando sono separati dalla madre. I bambini quindi, non sono in grado di proteggere se stessi dallo stress o da altri pericoli e ne possono conseguire danni permanenti ai circuiti biochimici, handicap fisici, alle strutture cerebrali. In particolare alcune CT scans evidenziano che bambini traumatizzati e sottoposti a elevati livelli di stress, presentano spesso un ridotto volume cerebrale in diverse aree, quale ad esempio la corteccia prefrontale e altre aree come l’amigdala, il cingolato e l’ippocampo, tutte molto importanti da un punto di vista emotivo. Il volume cerebrale può quindi essere influenzato dall’esperienza e di conseguenza un bambino gravemente trascurato fisicamente come emozionalmente può mostrare una riduzione drammatica delle dimensioni del cervello (Gerhardt, 2009).

Le conseguenze per la maturazione cerebrale però, non finiscono qui. Infatti alterazioni a carico del circuito di risposta allo stress possono arrivare a compromettere il corretto sviluppo del sistema limbico, influenzando l’organizzazione delle sue connessioni corticali e sottocorticali e compromettendo le sue funzioni di regolazione e le capacità omeostatiche, le attività del sistema stesso, l’ipotalamo e la formazione reticolare. Effetti devastanti si avranno invece sulla morfogenesi di alcune strutture come l’ippocampo che presenta una notevole riduzione volumetrica e l’amigdala che si caratterizza per un ricorrente stato di iperattivazione.

Per concludere una delle principali aree del nostro cervello, vulnerabile agli stress precoci a causa della “lenta maturazione che la caratterizza è: La Corteccia Orbitofrontale (OFC).

Regione del cervello, grazie alle connessioni corticali e sottocorticali, centrale nelle emozioni e nel funzionamento sociale, ma se disfunzionale può aumentare il rischio per la salute mentale dell’individuo. In merito a ciò, è molto importante uno studio condotto da Hanson et al. (2010) i quali ipotizzarono che la Corteccia Orbitofrontale dovesse presentare dimensioni inferiori in quei soggetti che avevano avuto esperienza prolungata di maltrattamenti o che fossero cresciuti in un ambiente disfunzionale, e che queste alterazioni potessero essere rintracciate nel comportamento sociale dell’individuo. I risultati ottenuti evidenziarono, che i soggetti vittime di maltrattamenti e cresciuti in ambienti disfunzionali, a differenza del gruppo di controllo, presentavano alterazioni nelle dimensioni della Corteccia Orbitofrontale.

Durante lo studio, Hanson e colleghi individuarono differenze volumetriche anche in altre regioni, come ad esempio un ridotto volume cerebrale e alterazioni nei lobi temporale, frontale e parietale, ma anche nel talamo.

Allo stesso tempo però, furono individuate aree che presentavano dimensioni maggiori come il cingolato posteriore destro, la materia bianca nel cervelletto e nella corteccia prefrontale e nel lobo occipitale.
Per terminare, le alterazioni strutturali individuate da Hanson et al. (2010) a carico della OFC e delle altre regioni cerebrali, suggerirono la compromissione di alcune abilità sul piano sociale e la presenza, ad alto rischio, di problemi comportamentali. Ma le disfunzioni della corteccia, a causa della sua “lenta maturazione”, potrebbero non divenire evidenti fino all’adolescenza o al raggiungimento della prima età adulta, quando l’OFC diviene completamente funzionale.

In base a quanto detto fin qui, credo sia evidente come relazioni caratterizzate da dinamiche disfunzionali e traumatizzanti rappresentano esperienze negative altamente nocive per il bambino a causa delle influenze che sono in grado di esercitare sulla maturazione cerebrale determinando conseguenti deficit e gravi compromissioni soprattutto a carico del “Cervello Destro”.

Dott.ssa Cristina Monti

Fonti:
Chiron, C., Jambaque, I., Nabbout, R., Loune, R., Syrota, A. and Dulac, O. (1997). The right brain hemisphere is dominant in human infants. Oxford University Press, 1057-1065.
Gerhardt, S. (2004). Why love matters : How affection shake a baby’s brain. UK: Brunner Routledge.
Graham, Y., Heim, C., Goodman, S., Miller, A.. and Nemeroff, C. (1999). The effects of neonatal stress on brain development: Implications for Psychopathology. Development and Psychopathology, 11, 545-565.
Granieri, A. (2011). Corporeo affetti e pensiero. Intreccio tra psicoanalisi e neurobiologia. Torino: Stampatre.
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Hanson, J.L., Chung, M.K., Avants, B.B., Shirtcliff, E. A., . Gee, J.C, Davidson, R.J., Pollak, S.D. (2010). Early stress is associated with alterations in the orbitofrontal cortex: A tensor-based morphometry investigation of brain structure and behavioral risk. Journal of Neuroscience, 30. 7466-7472.
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