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Fame Emozionale

Esercitare un autocontrollo sul peso significa rispondere solo alla fame biologica, cioè alla fame autentica che conduce all’assunzione di cibo in quantità utile a raggiungere la sazietà, senza lasciarsi tentare dalla fame emozionale.Quest’ultima infatti, lungi dal procurarci vantaggi, finisce per far peggiorare la situazione, facendoci “mettere su” altri chili di troppo. La fame emozionale La fame emozionale ha diversi nomi: fame

Contenuti di questo post:

    Esercitare un autocontrollo sul peso significa rispondere solo alla fame biologica, cioè alla fame autentica che conduce all’assunzione di cibo in quantità utile a raggiungere la sazietà, senza lasciarsi tentare dalla fame emozionale.Quest’ultima infatti, lungi dal procurarci vantaggi, finisce per far peggiorare la situazione, facendoci “mettere su” altri chili di troppo.

    La fame emozionale

    La fame emozionale ha diversi nomi: fame nervosafame da stress o fame psicologica. Qualunque sia la sua definizione ha come base l’ansia. I motivi possono essere molti: preoccupazioni, insoddisfazione, solitudine, noia, rabbia.Le situazioni di disagio possono generare attacchi di fame che possono durare pochi minuti o, in alcuni casi, ore.Ci sono persone che, avendo smesso di fumare, sono soggette a fame emozionale. Così facendo, riducono l’ansia dovuta alla deprivazione del fumo.  Ci sono persone che, quando provano ansia entrano in un bar e mangiano rapidamente due panini o due brioches sentendosi meglio subito dopo. In questi casi si è appreso a utilizzare il cibo comeansiolitico.Si viene a creare un circolo vizioso che tende a mantenersi:Il collegamento tra l’assunzione di cibo e le emozioni non è sempre sintomo di gravi problemi psicologici o di conflitti profondi. La stessa noia, infatti, che spesso accompagna la quotidianità, può essere uno stimolo per assumere cibo in modo eccessivo, al di là di ogni autocontrollo, e quindi finisce per acquisire un carattere compulsivo.Quando ci alimentiamo in risposta alla fame psicologica, è come se non riuscissimo a distinguere i segnali che ci sono utili per la sopravvivenza da quelli che non lo sono. Quando questo si verifica è opportuno imparare a modificare i nostri comportamenti e le nostre abitudini alimentari, così da rieducare il nostro organismo a distinguere tra fame fisiologica e fame psicologica. Per ridurre la fame emotiva, quella che scatena il bisogno di “alimenti-coccola”, o comfort food, occorre conoscerla meglio e acquisire consapevolezza dei propri modelli di consumo alimentare. Anche se è possibile che la fame emotiva si verifichi all’interno di un pasto regolare, è molto più probabile che riguardi altri momenti della giornata. L’obiettivo è quindi riuscire a individuare il legame tra le emozioni ed il cibo, e spezzarlo.

    La fame fisiologica

    Un pilastro portante del programma di autocontrollo del peso è dunque la capacità di distinguere la natura della fame fin dal suo insorgere, cioè prima di iniziare a mangiare. Questa capacità di discriminazione è essenziale per evitare che la fame emozionale prenda il sopravvento. Si tratta di mettere in atto una vera e propria rieducazione del nostro organismo che ci porta a rispondere con un pasto o uno spuntino adeguato solo quando siamo in preda della fame fisiologica e a resistere alla fame psicologica o a farvi fronte in modi che non comportano introiti calorici.Dobbiamo poi riconoscere il ruolo tentatore della fame emozionale anche all’atto dell’acquisto, della preparazione e della conservazione del cibo.Abbiamo più volte rafforzato l’idea che la capacità di discriminazione è fondamentale per evitare che la fame emozionale prenda il sopravvento.Ma quali sono i segnali che ci permettono di effettuare tale discriminazione?  

    • La fame fisiologica nasce piano e aumenta gradualmente, la fame emotiva scoppia all’improvviso con un’elevata intensità.
    • La fame fisiologica è più sopportabile della fame emotiva che richiede invece un’immediata soddisfazione con il cibo.
    • La fame fisiologica è un bisogno concreto del corpo, che una volta soddisfatta la necessità, interrompe lo stimolo e comunica sazietà. La fame emotiva invece è più difficile da calmare, perché deriva da un bisogno psicologico e il suo impulso continua fino all’esaurimento della fonte di natura emotiva che l’ha scatenata.

    Il trattamento

    La terapia cognitivo comportamentale ha l’obiettivo di incrementare competenze pratiche che incidano sul livello di autoefficacia della persona. Vediamo quali aspetti prende in considerazione la terapia cognitivo comportamentale per l’obesità e quali sono i programmi educativi efficaci per il controllo del peso. Il dottor Rolla ha messo a punto il programma “Psicodieta e Work & Burn” che ha come tema centrale le emozioni e i comportamenti legati al cibo.

    La dottoressa Stefania Durando è specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari, come anoressia, bulimia e alimentazione incontrollata.
    “Le persone che soffrono di disturbi alimentari desiderano principalmente due cose: smettere di soffrire e riuscire ad essere se stesse. Il percorso che conduce ad ottenere questi risultati non è semplice, ma i programmi cognitivo comportamentali ottengono elevate percentuali di successo verificate in modo scientifico”.
    Se cerchi un aiuto psicologico puoi contattare la Dot.sa Stefania Durando chiamando allo 011 56 11102

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