La fallacia dell’amore incondizionato: non sarebbe fantastico trovare qualcuno che ci ami e ci accetti per come siamo? Spesso nel corso delle sedute di psicoterapia le persone esprimono bisogni quali: “Vorrei solo ricevere amore incondizionato.. desidero che qualcuno riesca ad accettarmi nel bene e nel male”

Lo psicologo Harville Hendrix ha suggerito che uno degli obiettivi nelle relazioni adulte  è quella di “guarire” vecchie ferite legate all’ infanzia. Una delle ferite più comuni deriva dal non sentirsi accettati e considerati per come realmente siamo. Le relazioni amorose possono farci sentire accolti, desiderati, compresi con tutti i nostri limiti.

Ma dato che ognuno ha i propri bisogni e vulnerabilità, esiste un limite a quanto si riesca ad accettare. Se ci si aggrappa all’ idea di dover essere amati incondizionatamente, si potrebbe arrivare a pensare di avere il diritto di essere egocentrici o distruttivi … che ci si possa concedere relazioni parallele o diventare emotivamente abusivi.  Possiamo davvero aspettarci che il nostro partner accetti comportamenti così dannosi?

È una piacevole fantasia desiderare che qualcuno ci rimanga accanto a dispetto dei nostri detestabili difetti.  È possibile che il nostro appello all’ amore incondizionato sia un escamotage  romantico per rimanere aggrappati al nostro narcisismo e per evitare di renderci conto di come condizioniamo gli altri?

Quale parte di noi desideriamo che gli altri amino?

Sicuramente desideriamo essere amati per chi siamo. Ma qui nasce l’inghippo: siamo davvero chi realmente siamo? O siamo il risultato di una identità costruita per evitare di entrare in contatto con i nostri lati più vulnerabili? Abbiamo forse costruito dei muri difensivi scambiandoli erroneamente con il nostro autentico sé? E insistiamo orgogliosamente affinché  gli altri amino e accettino questa  identità distorta e reattiva?

La nozione di amore incondizionato lascia emergere domande complesse ma anche interessanti. Ci aspettiamo che il nostro partner ami la nostra identità spinosa e contorta? L’essere arrabbiati o critici nasconde forse qualcosa di profondo che non vogliamo affrontare e sentire? È possibile che i nostri scoppi d’ira riflettano una modalità di difesa dietro la quale stiamo nascondendo lati più teneri, profondamente autentici di noi stessi?
L’atteggiamento critico e dispregiativo è un elevato predittore di stress e divorzi secondo le ricerche di John Gottman

Se abbiamo l’abitudine di sfogarci rabbiosamente quando le cose non vanno come vorremmo, potremmo chiedere di essere accettati per questo. Ma come ci sentiremmo se il nostro partner si comportasse in questo modo, magari proprio quando ci sentiamo più vulnerabili? Anche un santo avrebbe difficoltà a provare amore in situazioni del genere.

Possiamo nascondere i nostri reali sentimenti in quanto preferiamo non entrare in contatto con il dolore. Di conseguenza le nostre emozioni possono manifestarsi automaticamente e in modo indiretto. Prendere le distanze da ciò che vive dentro di noi è il motivo per cui possiamo sentirci irritabili, lunatici o talvolta arrabbiati … è necessaria una discreta dose di forza interiore per entrare in contatto con il nostro mondo interno. Possiamo entrare in relazione con gli altri più efficacemente se diventiamo consapevoli della nostra esperienza interna, e mostrare i nostri veri sentimenti e bisogni senza vergogna, fraintendimenti e giochetti.

 Avere a che fare con un partner “difficile”

Desideriamo essere amati per ciò che siamo? Questo è comprensibile. Desideriamo essere accettati con i nostri pregi e difetti? Naturalmente! Ma è più facile ottenere la comprensione del partner se si rende conto degli sforzi che facciamo per crescere come persone – cercando di divenire più consapevoli dei nostri reali sentimenti e bisogni.

Se ci troviamo a vivere una relazione con un partner difficile, è possibile che ci si renda conto della sua tendenza a essere reattivo e critico. L’amore può aiutarci a lavorare su questi elementi invece che farci allontanare, permettendoci di mettere in discussione noi stessi e il nostro ruolo nel circolo del conflitto. Ma diventerebbe impossibile e poco realistico amare incondizionatamente nel senso di accettare comportamenti  che causano sofferenza, senza dichiarare come ci fanno sentire e assertivamente rifiutare di essere trattati in certi modi. Non farlo vorrebbe dire negare se stessi e non amare incondizionatamente.

Se il partner vi chiede di cercare aiuto per mezzo di una terapia individuale o di coppia, sarebbe opportuno prendere in considerazione tale possibilità. Potreste considerarla un’opportunità per comprendere e/o portare allo scoperto qualcosa in più di voi stessi – e magari farlo insieme. È difficile vedere chiaramente chi siamo senza il riflesso che può venirci fornito da altre persone che sanno come offrircelo e come aiutarci.   Come il saggio RUMI suggerì “Senza una guida, potrebbero volerci 200 anni per fare un viaggio che durerebbe 2 anni”.

RECIPROCITA’

I bambini hanno bisogno di amore incondizionato. Ma l’amore maturo ha bisogno di reciprocità. Così come il nostro giardino ha bisogno di sole e acqua, noi abbiamo bisogno di essere nutriti da rispetto, comprensione e  cure.

La buona notizia è che le relazioni d’amore ci aiutano a diventare consapevoli dei nostri “lati ciechi”. Piuttosto che pretendere amore incondizionato, possiamo prenderci la responsabilità  di comprendere come contribuiamo ai conflitti. Possiamo imparare a notare ed esprimere i sentimenti che si celano dietro il nostro atteggiamento pungente.   Possiamo imparare a fornire a noi stessi l’amore e l’accettazione che desideriamo dagli altri.

Se ci permettessimo di diventare coraggiosamente consapevoli di quanto stiamo realmente sperimentando dentro e di esprimere quasi sentimenti e bisogni autentici, diventeremmo anche più disponibili a ricevere amore. Mostrare le nostre autentiche vulnerabilità e i nostri bisogni è il modo migliore per suscitare negli altri l’amore che stiamo cercando.