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Come essere un buon genitore: 10 consigli basati sulla psicologia

Come essere un buon genitore secondo la psicologia: 10 consigli pratici basati su studi scientifici, dallo stile educativo al sonno, agli schermi e all’esercizio.

Contenuti di questo post:

    A cura del Dottsa. Rosanna Tremamondo, psicoterapeuta cognitivo comportamentale, Istituto Watson

    Fare il genitore è forse il “lavoro” più difficile che esista, e tutti hanno un consiglio da darti — spesso in contraddizione con quello del vicino.
    Per orientarti tra aneddoti e luoghi comuni, abbiamo raccolto 10 indicazioni pratiche che non nascono da opinioni, ma da studi scientifici recenti. Piccoli cambiamenti, sostenuti dalla ricerca, che possono rendere più serena la relazione con i tuoi figli — e più felice anche te.

    1. Vivi la genitorialità come una fonte di benessere

    Contrariamente a quanto si crede, avere figli non è solo fatica. Alcune ricerche hanno rilevato che, in media, i genitori si sentono meglio dei non genitori nella vita di tutti i giorni e traggono più piacere dal prendersi cura dei figli che da molte altre attività (Nelson et al., 2013). I padri, in particolare, sperimentano emozioni positive intense grazie ai figli.

    In pratica: ricordati di goderti i momenti di cura, non solo di “gestirli”. Il tempo passato con i tuoi figli è anche tempo che fa bene a te.

    2. Metti (davvero) i tuoi figli al primo posto

    Un atteggiamento figlio-centrico è associato a un maggiore benessere e alla capacità di provare piacere nello stare con i propri figli. Nello studio di Ashton-James et al. (2013), i genitori con questa attitudine erano più felici e attribuivano un maggiore senso alla propria vita grazie alla presenza dei figli. In sintesi: più investi nel benessere dei tuoi figli, più ne ricavi in termini di realizzazione personale.

    In pratica: ciò che è bene per i tuoi figli, spesso fa bene anche a te. Prendersi cura degli altri dà significato alla propria vita.

    3. Evita di essere un “genitore elicottero”

    Tra la cura e l’iperprotezione c’è una linea sottile, soprattutto quando i figli crescono. Schiffrin et al. (2013) hanno intervistato 297 studenti universitari sullo stile educativo dei genitori: il “genitore elicottero” — quello che “volteggia” costantemente sopra il figlio — risultava associato a livelli più alti di depressione e più bassi di autonomia e autoefficacia nei ragazzi.

    In pratica: verifica se il tuo stile è adeguato all’età dei tuoi figli e, se ti sentono “troppo vicino”, concedi loro spazi di autonomia crescenti.

    4. Rinuncia alla durezza verbale

    Circa il 90% dei genitori ammette di essere, a volte, verbalmente duro con i figli. Ma sgridare in modo aspro, invece di “rimettere in riga”, può amplificare i problemi. Uno studio statunitense su 967 famiglie ha rilevato che la durezza verbale verso ragazzi di 13 anni predice comportamenti disfunzionali negli anni successivi (Wang et al., 2013). E questo accade a prescindere dalla forza del legame affettivo: l’amore dei genitori non annulla gli effetti negativi delle parole dure.

    In pratica: poni limiti chiari e fermi, ma senza umiliazioni o urla. Il “lo faccio per il tuo bene” non neutralizza il danno di un tono aggressivo.

    5. Proteggi il sonno regolare

    Ritmi di sonno-veglia costanti sono importanti per lo sviluppo del cervello.
    I ricercatori hanno seguito 11.000 bambini dai 3 ai 7 anni: la sonnolenza dovuto ad un sonno irregolare a 3 anni risultava associato a prestazioni peggiori in lettura, matematica e consapevolezza spaziale, sia nei maschi sia nelle femmine (Kelly et al., 2013). Quella fascia d’età sembra particolarmente critica.

    In pratica: stabilisci orari di sonno regolari fin dai primi anni. La costanza conta più della quantità occasionale.

    6. Dividi i compiti insieme al partner

    Crescere figli sereni è più facile quando la coppia è in equilibrio, e una delle tensioni più comuni riguarda la suddivisione delle incombenze. Un accorgimento utile: svolgere i compiti negli stessi momenti. Quando entrambi i genitori “fanno” contemporaneamente — indipendentemente da chi fa cosa — entrambi traggono maggiore soddisfazione dalla ripartizione (Galovan et al., 2013).

    In pratica: invece di alternarvi, provate a occuparvi delle attività domestiche e dei figli in parallelo. La percezione di equità aumenta.

    7. Metti un limite a TV e schermi

    L’Accademia Americana dei Pediatri raccomanda non più di due ore di TV al giorno dai 2 anni in su, e nessuna esposizione prima dei 2 anni. Il motivo: uno studio su 2.000 bambini canadesi seguiti dalla nascita ha rilevato che un eccesso di TV a 2 anni e mezzo era correlato a un rendimento peggiore all’ingresso della scuola materna. Più tempo davanti allo schermo a 2,5 anni, peggiori le abilità motorie, matematiche e verbali a 5 anni (Pagani et al., 2013).

    In pratica: fissa un tetto quotidiano di schermi e proponi alternative attive. Meno passività, più gioco e movimento.

    8. Incoraggia il movimento

    I bambini sono sempre più sedentari, eppure l’attività fisica è uno dei modi migliori per migliorare anche le prestazioni cognitive. Uno studio su ragazzi di 11 anni ha rilevato che praticare attività fisica in modo moderato e regolare era associato a risultati migliori in inglese, matematica e scienze — un vantaggio che si ritrovava anche negli esami a 16 anni (Booth et al., 2013).

    In pratica: sport, gioco all’aperto, camminate in famiglia. Il movimento regolare aiuta la mente oltre che il corpo.

    9. Non sacrificare la tua salute mentale

    Prendersi cura dei figli può essere fonte di stress e senso di colpa. A fare la differenza sembra essere l’atteggiamento con cui si vive la genitorialità. In uno studio su 181 madri di bambini sotto i 5 anni, chi sosteneva l’idea di una maternità “ad alta intensità” — figli come esseri “sacri”, madri intrinsecamente più capaci dei padri — aveva più probabilità di essere depressa e meno soddisfatta della propria vita (Rizzo et al., 2012).

    In pratica: va bene dedicarsi ai figli, ma non a costo del tuo equilibrio. Un genitore sereno è anche un genitore migliore.

    10. Adatta il tuo approccio a ogni figlio

    Chi ha più di un figlio lo sa: le personalità possono essere molto diverse. Secondo Plomin e Daniels (1987), fratelli e sorelle possono differire tra loro tanto quanto due estranei — nonostante condividano circa il 50% del corredo genetico. La spiegazione non sta solo nei geni, ma nell’ambiente: ogni figlio ha una relazione diversa con i genitori, con i fratelli, amici ed esperienze diverse.

    In pratica: ciò che funziona con un figlio può non funzionare con l’altro. Osserva e personalizza, invece di applicare la stessa “ricetta” a tutti.


    Quando chiedere aiuto

    Non esiste il genitore perfetto, e affrontare dubbi, stanchezza o momenti di difficoltà fa parte del percorso. Se senti che lo stress della genitorialità sta pesando su di te o sulla relazione con i tuoi figli, parlarne con uno specialista può aiutarti a ritrovare equilibrio e strumenti concreti.

    L’Istituto Watson offre percorsi di sostegno psicologico e terapia cognitivo-comportamentale nelle sedi di Torino e Reggio Emilia e in modalità online in tutta Italia.

    Consigli Video della Dott.ssa Rosanna Tremamondo

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