DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO: I MITI DA SFATARE

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DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO: I MITI DA SFATARE

Giulia è una bambina di 7 anni e sta finendo la seconda elementare. A differenza di molti compagni presenta una difficoltà nella lettura: tende a confondere le lettere, soprattutto quelle che sembrano simili, ma speculari (ad esempio b e d, q e p..).. Questo fa sì che la lettura non sia fluida e renda difficile anche la comprensione del significato del testo.
Giulia ha un disturbo dell’apprendimento e, sebbene la diagnosi di “Disturbo” sembri pesante come un macigno per alcune famiglie, significa solo che il suo cervello ha un diverso modo di processare le informazioni, ma funziona perfettamente come tutti gli altri.
Vi spaventereste all’idea di sapere che siete miopi e dovete portare gli occhiali? Probabilmente no. Per la dislessia è la stessa cosa. Con gli strumenti e gli ausili opportuni (“gli occhiali” nella metafora della miopia), questi bambini sono assolutamente equiparabili a tutti gli altri. Devono solo essere messi nelle condizioni di imparare e, per fortuna, questo è garantito dalla legge 170, di cui parleremo dopo.
Nella popolazione italiana l’incidenza epidemiologica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è stimata al 4% circa (Cornoldi, 2007); gli ultimi dati confermano una prevalenza che oscilla tra il 2,5% e il 3,5% della popolazione in età evolutiva, (Vio & Lo Presti, 2014). Il presunto “boom” di casi nell’ultimo decennio è il frutto di una migliore e sempre più tempestiva diagnosi. Inoltre un ruolo importante ce l’ha la familiarità.

Vediamo alcuni dei miti che si possono avere in questi casi. Chi ha un disturbo dell’apprendimento…

…non è abbastanza intelligente
La dislessia è un difetto dell’apprendimento che ha alla base una componente biologica, ossia l’organizzazione cerebrale è diversa rispetto a chi è in grado di leggere correttamente.
Non si tratta, quindi, di svogliatezza, pigrizia, mancanza di interesse e applicazione verso le materie scolastiche o la scuola più in generale. L’intelligenza di questi bambini è assolutamente nella norma e, talvolta, pure superiore. Tuttavia, può succedere che, a seguito di un DSA, il ragazzino si demotivi, perda fiducia nelle proprie capacità ed interesse verso materie che sembrano complesse. Il non riconoscimento delle sue difficoltà può determinate una bassa autostima e un atteggiamento rinunciatario verso lo studio.

…non riuscirà ad andare avanti nella vita
Data la causa organica, la disfunzione resta nel tempo, ma può migliorare sensibilmente quanto più si interviene tempestivamente. Ci può essere un miglioramento nel tempo, ma quest’ultimo è tanto maggiore quanto precoci saranno gli interventi specialistici e l’utilizzo di strumenti adeguati. Quindi con la maturazione ed un supporto adeguato, il giovane con DSA può imparare a gestire in modo ottimale le proprie risorse cognitive e a compensare le difficoltà con strumenti ad hoc. Si pensi a cantanti come Mika, attori come Orlando Bloom, informatici come Steve Jobs o scienziati come Einstein..direi che di strada ne hanno fatta,no?

…non ha alcuna tutela
Fortunatamente non è così. Nel corso degli anni sono state emanate leggi specifiche per le persone che hanno un disturbo specifico dell’apprendimento. Ad esempio, la Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, riconosce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia quali disturbi specifici dell’apprendimento. Questa legge tutela il diritto allo studio dei ragazzi dislessici e dà alla scuola un’opportunità per riflettere sulle metodologie da mettere in atto per favorire tutti gli studenti, dando spazio al loro vero potenziale in base alle loro peculiarità. Dà inoltre la possibilità di fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari. Elemento imprescindibile per avere tali misure è che vi sia una certificazione che attesti il disturbo.

Gli psicologi possono fare diagnosi di DSA?

Dopo che genitori o insegnanti hanno individuato in un bambino alcune caratteristiche che possono far pensare ad un quadro di DSA, è importante richiedere una valutazione clinica ampia ed approfondita. A seconda delle regioni esistono leggi differenti su quali figure siano preposte alla diagnosi, ma deve essere quanto meno confermata dal Sistema Sanitario Nazionale. In Piemonte, per esempio, lo psicologo può indagare con i test le abilità: cognitive, attentive e mnestiche. A seguito della valutazione verrà consegnata ai genitori una relazione dove, in caso di diagnosi di DSA, saranno indicati anche specifici percorsi di potenziamento ed indicazioni per la scuola. Tale valutazione dev’essere poi portata all’Asl di competenza che avrà un tempo di massimo 45 giorni per renderla effettiva.

Proprio per questo motivo, è meglio intervenire il prima possibile per effettuare la diagnosi e procedere con l’apprendimento delle strategie per gestire le difficoltà.
L’ Istituto Watson da anni si propone come centro diagnostico per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. E’ possibile effettuare la diagnosi ed il percorso terapeutico successivo. La presa in carico di un bambino o ragazzo con DSA consente di insegnargli delle strategie per gestire le sue difficoltà, lavorare sull’ansia e sull’autostima. Il trattamento prevede anche degli incontri coi genitori, in modo da insegna loro a seguire ed aiutare il proprio figlio nel percorso di studio.

Se desiderate ulteriori informazioni, contattate l’Istituto Watson telefonando allo 011/5611102 o scrivendo a: info@iwatson.com

 

By |2018-11-27T14:56:55+00:0021 novembre, 2018|Psicologia|