Insonnia

L’insonnia viene definita come una reiterata difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno. Viene considerata cronica quando i pazienti ne manifestano i sintomi per almeno tre volte a settimana e per almeno tre mesi di seguito.

Statistiche recenti stabiliscono che circa un terzo della popolazione adulta conviva con qualche forma di insonnia.

  • L’insonnia vera e propria si manifesta quando le persone hanno difficoltà ad addormentarsi.
  • L’insonnia da mantenimento del sonno è la difficoltà a mantenere il sonno durante la notte
  • L’insonnia mista è una condizione che associa i sintomi dell’insonnia con quelli del mantenimento del sonno

Sebbene lo stress sia la causa di ben il 50% dei casi di insonnia cronica, ci sono altri due disturbi che, spesso, ne sono l’origine, ovvero, l’apnea notturna e la sindrome delle gambe senza riposo.

Apnea notturna

L’apnea ostruttiva del sonno (OSAS) è il disturbo respiratorio più comune.
Un recente studio epidemiologico mondiale, ha stimato che, tra i 30 e i 69 anni, ne soffrano 936 milioni di persone in forma lieve e 425 milioni in forma grave, tanto da dover ricorrere a un supporto ventilatorio (CPAP – Continuous Positive Airway Pressure).

Il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) dell’Università Bocconi di Milano ha valutato, in Italia, una prevalenza di OSAS moderata-grave nel 27% della popolazione, con una preponderanza di OSAS lieve e medio-grave nel 54% della popolazione adulta.
I medici di base, invece, hanno diagnosticato solo un 4% della prevalenza stimata e solo il 2% è stato curato per tale disturbo, evidenziando un divario sostanziale tra la diagnosi e il trattamento.

L’OSAS determina un peggioramento significativo della qualità della vita e delle capacità funzionali intellettive e meccanico-funzionali, oltre a un accentuato aumento di morte improvvisa e di rischio di malattie cardiovascolari e metaboliche.Ne soffrono più frequentemente gli uomini delle donne.

L’OSAS si manifesta con pause nella respirazione durante il sonno, dovute all’ostruzione parziale o totale delle prime vie aeree. Nel primo caso si ha l’ipopnea, ovvero, un minor flusso d’aria nelle vie aeree, nel secondo l’apnea, cioè la sospensione temporanea della respirazione associata all’interruzione completa del flusso d’aria, per un tempo superiore ai 15 secondi.

Le conseguenze possono essere:

  • Aumento dei valori della pressione arteriosa
  • Frammentazione del sonno
  • Riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue
  • Variazioni della frequenza cardiaca

Le persone affette da questa sindrome, in genere, sono forti russatori. Il rumore del russamento è dato dal tentativo dell’aria di passare attraverso le vie aeree parzialmente ostruite; può aumentare di volume sino a che l’ostruzione diventa completa e l’individuo smette di respirare per alcuni secondi per poi riprendere improvvisamente a russare.

Oltre a questo specifico sintomo, si possono presentare anche:

  • Cefalea
  • Colpi di sonno
  • Difficoltà di attenzione, concentrazione e memorizzazione
  • Risvegli improvvisi con sensazione di soffocamento
  • Sonnolenza diurna
  • Sudorazioni notturne

Le condizioni che possono favorirne l’insorgenza sono:

  • Abuso di bevande alcoliche prima di andare a letto
  • Alterazioni anatomo-funzionali delle prime vie aeree respiratorie (deviazione del setto nasale, tonsille, etc.)
  • Assunzione di sonniferi
  • Obesità

La sindrome delle apnee ostruttive del sonno può coinvolgere anche:

  • L’apparato respiratorio (insufficienza respiratoria)
  • L’apparato cardio-circolatorio (ipertensione, aritmie cardiache, malattie coronariche, patologie cerebrovascolari)
  • Il sistema neurologico (disturbi cognitivi e dell’umore, ansia, instabilità emotiva, sindrome depressiva)

Inoltre, rappresenta un considerevole fattore di rischio per lo sviluppo di numerose malattie croniche non trasmissibili, come il diabete, l’insufficienza renale, le neoplasie e l’obesità.

La diagnosi di questo disturbo respiratorio deve essere fatta a partire da un’accurata anamnesi e da un attento esame clinico rispetto ai principali fattori di rischio, dovuti ad alterazioni anatomo-funzionali che danno origine o contribuiscono al restringimento delle vie aeree superiori.

Gli strumenti diagnostici da utilizzare sono il monitoraggio cardio respiratorio notturno o la polisonnografia.

Ci sono alcuni fattori che, spesso, sono associati all’OSAS e, precisamente, l’età, l’obesità e il fumo.

Per ciò che concerne l’età, è stato accertato che la frequenza del russamento aumenta sino ai 50-60 anni e poi diminuisce, sia negli uomini che nelle donne, mentre la prevalenza di OSAS aumenta anche successivamente, indipendentemente dagli altri fattori di rischio.

L’obesità è sicuramente un notevole fattore di rischio per il russamento e l’apnea notturna, infatti la maggioranza dei pazienti con OSAS è in sovrappeso. La restrizione calorica, ovvero, un minore apporto di calorie o, in alternativa, la chirurgia bariatrica (chirurgia dell’obesità) sono gli interventi che possono ridurre la gravità dell’apnea ostruttiva del sonno.

Numerose indagini epidemiologiche hanno riscontrato associazioni significative tra il fumo, il russamento e l’apnea notturna. I possibili collegamenti includono l’infiammazione delle vie aeree e l’interruzione del sonno dovuta all’astinenza da nicotina durante la notte.

Il trattamento dell’OSAS è finalizzato alla riduzione o all’eliminazione definitiva delle cause che determinano  l’ostruzione.

Per ottenere questo risultato, le linee guida internazionali segnalano i seguenti approcci terapeutici:

  • Terapia comportamentale: riduzione del peso adottando una sana alimentazione e praticando un’adeguata attività fisica
  • Terapia posizionale: se il problema si manifesta esclusivamente quando il paziente dorme sulla schiena, può essere adottato un dissuasore che eviti al paziente di assumere quella posizione durante il sonno
  • Terapia protesico-ortodontica: utilizzo, nelle ore notturne, di apparecchi ortodontici che aumentino lo spazio retro-faringeo e riducano l’ostruzione
  • Terapia chirurgica: interventi chirurgici sulle prime vie aeree
  • Terapia protesico-ventilatoria: utilizzo, nelle ore notturne, di un ventilatore meccanico o di pressione positiva (maschera) in grado di aiutare il paziente a respirare. Tale pressione può essere applicata in modalità continua (CPAP) o intermittente (Bilevel).
    La CPAP è un dispositivo medico composto da una maschera collegata, tramite un tubo, a un macchinario che contiene il ventilatore e che eroga un flusso d’aria a pressione costante e senza variazioni per tutta la durata del sonno. Lo scopo del suo utilizzo è di mantenere aperte le vie aeree del paziente e ristabilire una normale ossigenazione notturna. La fase di inspirazione e di espirazione avvengono con identica pressione.
    Il ventilatore Bi-Level o Bi-PAP(Bilevel Positive Airway Pressure), invece, come facilmente intuibile dal nome, si basa su un’applicazione bifasica, ovvero, su due differenti livelli di pressione. Quindi, durante l’inspirazione, il livello di pressione (IPAP), può essere impostato a un livello più elevato o più basso rispetto alla fase di espirazione (EPAP). Solitamente, è utilizzato da pazienti affetti da apnee del sonno, da broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), da obesi con ipoventilazione oppure da chi non tollera il trattamento CPAP a causa delle pressioni troppo elevate.

La sindrome delle gambe senza riposo o R.L.S.

La sindrome delle gambe senza riposo o R.L.S. (Restless Legs Syndrome) è un disturbo sensori-motorio.Può manifestarsi a tutte le età e ne possono soffrire entrambi i sessi anche se è più frequente nelle donne.

Gli studi hanno rilevato che la Sindrome ha una diffusione tra il 5 e il 10% della popolazione globale in età adulta e tra il 2 e il 5% nei bambini anche se i dati sono approssimativi in quanto, spesso, il disturbo non viene diagnosticato, soprattutto quando i sintomi sono lievi.

La ricerca ha, invece, evidenziato un possibile fattore di ereditarietà del disturbo, dal momento che il 50% dei pazienti che ne soffre, riferisce una storia familiare di R.L.S.
La diagnosi viene effettuata a seguito di una visita neurologica e la terapia è di tipo farmacologico, anche se una buona Igiene del sonno può aiutare il paziente a migliorare senza dover ricorrere ai farmaci.

Sintomi RLS

I sintomi della R.L.S., detta anche malattia di Wittmaack-Ekbom, sono prurito, formicolio, contrazioni o movimenti involontari che danno origine a un bisogno irrefrenabile di muovere le gambe.

Nei casi più gravi le persone sono costrette ad alzarsi dal letto per camminare o fare allungamenti delle gambe.
Questa necessità rende difficile l’addormentamento e il rimanere addormentati e, pertanto, chi soffre di R.L.S., spesso, associa anche disturbi del sonno in percentuale molto elevata, circa l’ 88%.
Ne consegue una sensazione di affaticamento e di sonnolenza diurna. Dalla carenza di sonno, inoltre, possono derivare altri disturbi quali depressione, ansia, malattie cardiache e obesità.

Molti di coloro che soffrono di R.L.S. sono affetti anche dal Disordine del movimento periodico degli arti (PLMD) che comporta movimenti involontari e ripetitivi degli arti (flessioni o contrazioni) durante il sonno.
Bisogna fare attenzione a non confonderlo con la R.L.S., in quanto questi movimenti non sono una risposta a una sensazione di disagio, tanto che i pazienti, spesso, non ne sono affatto consapevoli.

Tuttavia, anche in questo caso, si tratta di un disturbo che può influire negativamente sul sonno.
Sebbene la maggior parte dei pazienti con R.L.S. abbia anche il P.L.M.D., è molto più raro che accada il contrario.
La R.L.S., a volte, è associata ad altre problematiche come malattie renali avanzate, carenza di ferro, neuropatia, sclerosi multipla o morbo di Parkinson.
Può, inoltre, manifestarsi, seppure temporaneamente, anche durante la gravidanza per poi ridursi o scomparire dopo il parto.
Nella maggior parte dei casi, tuttavia, le cause restano sconosciute.

Gli obiettivi del trattamento per la R.L.S. sono stabilizzare i sintomi e migliorare la qualità del sonno tramite terapia farmacologica o soluzioni non medicinali.

I seguenti approcci sono in grado di ridurre i sintomi nei pazienti con R.L.S. lieve o moderata e possono essere utilizzati in combinazione con i farmaci nei pazienti con sintomi gravi.

  • Igiene del sonno : per Igiene del sonno si intende una serie di regole relative all’ambiente e alla routine serale da osservare quotidianamente per favorire un sonno di buona qualità. Nello specifico, ai pazienti affetti da R.L.S. viene raccomandato di evitare alcol e caffeina, in quanto ne peggiorano i sintomi.
    Una ricerca ha dimostrato che l’inattività fisica può innescare i sintomi della R.L.S., evidenziando come alcuni pazienti, dopo sei settimane di attività fisica, abbiano mostrato una riduzione del 39% della gravità dei sintomi rispetto all’8% di chi non l’aveva svolta.
  • Terapia a pressione pneumatica: si tratta di dispositivi che, riempiendosi di aria, comprimono le gambe e ne aumentano il flusso sanguigno. I ricercatori hanno riscontrato una riduzione dei sintomi della R.L.S. e un miglioramento della qualità della vita, dopo solo un mese di utilizzo quotidiano.
  • Massaggi e bagni caldi: sottoporsi a massaggi e bagni caldi per stimolare le gambe sono rimedi ampiamente utilizzati per la R.L.S. ma, al momento, esistono prove scientifiche alquanto limitate a sostegno dell’efficacia di questi metodi.

Autore Articolo Dott. Enrico Rolla

enrico rolla

Autore del Libro: Insonnia, Il metodo semplice per riaddormentarsi i 7 minuti, Ed. Gribaudo, Milano, 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Indicazioni bibliografiche

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