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Disturbi dell’Alimentazione

disturbi alimentari

Anoressia, bulimia e binge eating: cosa sono, come si riconoscono e perché la Terapia Cognitivo Comportamentale è il trattamento più efficace.

Contenuti di questo post:

    A cura della Dott.ssa Stefania Durando, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale presso l’Istituto Watson. Autrice del libro Stop alle abbuffate (Giunti Editore).

    Ultimo aggiornamento: maggio 2026

    I disturbi del comportamento alimentare (DCA) non sono semplicemente “abitudini alimentari sbagliate”. Includono comportamenti come seguire diete rigide e restrittive, abbuffarsi in segreto, ricorrere al vomito autoindotto o ai lassativi, contare le calorie in modo ossessivo — ma il problema reale non è il cibo in sé.

    Il nucleo di questi disturbi è fatto di pensieri distorti e autocritici sul proprio corpo, sul peso e sull’alimentazione. Sono questi pensieri e questi sentimenti — spesso radicati da anni — a guidare i comportamenti disfunzionali.
    Il cibo diventa uno strumento per gestire emozioni che fanno paura: la rabbia, la vergogna, la solitudine, il senso di perdita di controllo.

    I disturbi del comportamento alimentare (DCA) non sono semplicemente “abitudini alimentari sbagliate”. Includono comportamenti come seguire diete rigide e restrittive, abbuffarsi in segreto, ricorrere al vomito autoindotto o ai lassativi, contare le calorie in modo ossessivo — ma il problema reale non è il cibo in sé.

    Cause: perché si sviluppa un disturbo alimentare

    Chi soffre di un DCA usa il cibo per regolare stati emotivi difficili. Non è una scelta consapevole, né una questione di forza di volontà. È un meccanismo di coping che nel tempo si automatizza e sfugge al controllo.

    • Restrizione alimentare — usata per ottenere un senso illusorio di controllo sulla propria vita
    • Abbuffate — permettono di attenuare temporaneamente tristezza, rabbia, solitudine
    • Condotte di eliminazione (vomito, lassativi) — usate per combattere il senso di disgusto e disperazione che segue l’abbuffat

    Con il passare del tempo, la persona perde la capacità di percepirsi in modo realistico. Le ossessioni su cibo e peso colonizzano ogni aspetto della vita quotidiana.

    Tra i fattori che contribuiscono allo sviluppo di un DCA troviamo: la predisposizione biologica, le dinamiche familiari, i modelli culturali che glorificano la magrezza e determinate pressioni sociali o professionali.
    I ricercatori hanno documentato come comportamenti inizialmente volontari — mangiare di meno, o di più — possano trasformarsi in schemi comportamentali incontrollabili per ragioni che coinvolgono anche la biologia del sistema di regolazione dell’appetito.

    I tre disturbi principali

    Anoressia Nervosa

    Le persone con anoressia si privano del cibo per la paura intensa di ingrassare. Nonostante il grave sottopeso, continuano a percepirsi come “troppo grasse”. Spesso affiancano la restrizione calorica con esercizio fisico estremo, farmaci anoressizzanti e condotte di compensazione (vomito, lassativi).

    Bulimia Nervosa

    La bulimia si struttura in un ciclo autodistruttivo: perdita di controllo → abbuffata → condotta di eliminazione (vomito, lassativi, iperattività fisica) → senso di colpa → nuova tensione emotiva → nuova abbuffata. È un ciclo che si autoalimenta e che diventa sempre più difficile interrompere senza supporto professionale.

    Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating)

    Chi soffre di binge eating consuma grandi quantità di cibo in tempi molto brevi, spesso in segreto, senza riuscire a fermarsi anche quando avverte dolore fisico. A differenza della bulimia, non seguono condotte di compensazione. Il senso di colpa e la vergogna che seguono le abbuffate alimentano ulteriormente il disagio emotivo alla base del disturbo.

    Nota importante: i disturbi alimentari non riguardano solo le giovani donne. Colpiscono persone di qualsiasi età, genere e corporatura. Non è necessario essere sottopeso per avere un DCA clinicamente significativo.

    Segnali da non sottovalutare

    Riconoscere un disturbo alimentare non è sempre semplice, perché spesso viene nascosto con cura.

    Alcuni segnali che meritano attenzione:

    • Preoccupazione eccessiva e persistente per il peso, le calorie o la forma del corpo
    • Evitamento dei pasti in compagnia o rituali rigidi legati al cibo
    • Variazioni di peso significative e rapide
    • Stanchezza cronica, perdita di capelli, problemi digestivi, amenorrea
    • Isolamento sociale, umore depresso o ansioso
    • Senso di vergogna o colpa frequente legato al cibo

    Come funziona la TCC per i disturbi alimentari

    Il trattamento più appropriato per i disturbi alimentari è di tipo interdisciplinare, con la collaborazione tra psicoterapeuta, medico e, nei casi più gravi, nutrizionista e figure di supporto familiare. Nei casi di anoressia severa può rendersi necessario un periodo di ricovero.
    La psicoterapia ha un ruolo centrale. L’approccio con la maggiore base di evidenza scientifica per i DCA è la Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC).

    La TCC non lavora solo sui comportamenti alimentari disfunzionali, ma sulle strutture cognitive che li sostengono: i pensieri automatici negativi, le credenze distorte sul corpo e sul valore personale, le difficoltà nella regolazione emotiva.

    Gli obiettivi principali del percorso terapeutico includono:

    • Identificare i pensieri automatici che precedono e seguono i comportamenti disfunzionali
    • Riconoscere le emozioni che innescano l’uso del cibo come regolatore emotivo
    • Sviluppare strategie alternative per gestire rabbia, ansia, senso di vergogna e paura
    • Lavorare sull’immagine corporea e sull’autostima
    • Apprendere un rapporto più flessibile e consapevole con il cibo

    Il percorso comprende anche educazione alimentare, gestione del peso naturale, tecniche di rilassamento e training sulle abilità sociali e assertive.

    TCC per i casi più gravi di anoressia

    La ricerca clinica più recente ha dimostrato che la TCC è efficace anche nelle forme severe e di lunga durata di anoressia nervosa (SE-AN). Uno studio longitudinale di Calugi, El Ghoch e Dalle Grave (2016) ha evidenziato come un programma intensivo di TCC potenziata produca miglioramenti significativi anche in pazienti che non avevano risposto a trattamenti precedenti. Questo indica che non è mai troppo tardi per proporre un percorso orientato alla guarigione.

    Riferimento: Calugi S, El Ghoch M, Dalle Grave R. Intensive enhanced cognitive behavioural therapy for severe and enduring anorexia nervosa: A longitudinal outcome study. Behav Res Ther 2016;89:41-48.

    Falsi miti sui disturbi alimentari

    • “Bisogna essere sottopeso per avere un disturbo alimentare” Falso. I DCA colpiscono persone di peso normale, sovrappeso e sottopeso.
    • “Riguardano solo le adolescenti” Falso. Sebbene siano più frequenti tra i 13 e i 20 anni, possono svilupparsi a qualsiasi età e colpiscono anche gli uomini.
    • “È una questione di vanità o superficialità” Falso. Non è la vanità a guidare questi comportamenti, ma il tentativo disperato di gestire vergogna, ansia e senso di impotenza.
    • “Non sono vere malattie” Falso. I disturbi alimentari possono causare danni fisici irreversibili — cardiaci, renali, ossei — e nei casi più gravi portare alla morte. Sono malattie reali e curabili.

    Guarire è possibile: il primo passo

    La guarigione da un disturbo alimentare inizia con il riconoscere il problema. Non è semplice, perché spesso una parte di sé è ancora convinta che il controllo sul cibo rappresenti una via verso la felicità o il valore personale.
    Quello che la ricerca clinica ci dice è che i comportamenti legati ai DCA sono appresi — e possono essere disimparati, con il supporto giusto e la motivazione al cambiamento.
    Superare un disturbo alimentare significa riscoprire chi si è al di là del peso, del cibo e dell’aspetto fisico. Significa imparare ad ascoltare il proprio corpo e i propri bisogni emotivi, ad avere fiducia in sé stessi e a costruire un rapporto più sano con la propria vita.

    Se riconosci alcuni di questi segnali in te o in una persona vicina, un primo colloquio con uno specialista può fare la differenza.

    Esperienza Clinica

    Binge eating: quando il cibo diventa l’unico modo per stare meglio

    Caso composito a scopo divulgativo. Tutti i dati identificativi sono di fantasia.


    Marta ha 34 anni e una vita “tutto sommato normale”. Eppure da quasi quindici anni, due o tre volte a settimana, finisce in cucina di notte a mangiare fino a sentirsi male. Non ha fame. Non riesce a fermarsi. Quando finisce, si odia.
    Non ne ha mai parlato con nessuno.

    Al primo colloquio emerge subito il pattern: le abbuffate non sono casuali, arrivano sempre dopo giornate di tensione accumulata, conflitti evitati, emozioni inghiottite. Il cibo non è il problema — è la soluzione che Marta ha trovato da adolescente per gestire quello che non sapeva dire.
    Il lavoro terapeutico con la TCC si concentra su tre livelli: riconoscere le emozioni che precedono l’abbuffata, smontare le credenze rigide su se stessa (“sono debole, non ho controllo”), e costruire strategie alternative per tollerare la tensione emotiva senza ricorrere al cibo.

    Dopo quattro mesi, le abbuffate si riducono. Ma il cambiamento più significativo lo descrive Marta stessa: «Adesso, prima di aprire il frigorifero, riesco a chiedermi cosa sto sentendo. Non sempre mi fermo. Ma a volte sì.»

    Bibliografia

    • Stop alle abbuffate – Stefania Durando 2006 Giunti Editore ISBN 9788809049758
    • Terapia cognitivo comportamentale dei disturbi dell’alimentazione. La guida per i pazienti Riccardo Dalle Grave — Positive Press, 2022 ISBN: 978-8884291066 Il manuale di riferimento per la CBT-E in italiano, scritto dallo specialista più autorevole in Italia sul tema. Perfetto come rimando scientifico perché è sia per clinici che per pazienti — e Dalle Grave è già citato nell’articolo principale con il suo studio del 2016.
    • Binge eating e bulimia. Trattamento dialettico-comportamentale Debra L. Safer, Christy F. Telch, Eunice J. Chen — Raffaello Cortina Editore, 2010 ISBN: 978-8860303790 Il volume presenta una versione del trattamento dialettico-comportamentale espressamente concepita per i pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata e bulimia nervosa, assegnando ai DCA il significato di strategie disfunzionali di regolazione emotiva. Utile perché introduce la prospettiva DBT accanto alla TCC — dà profondità alla bibliografia senza essere ridondante.

    Nota informativa: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. I contenuti non sostituiscono una consulenza psicologica o psicoterapeutica professionale. Se stai vivendo difficoltà personali o relazionali, ti invitiamo a rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato. Contattaci per una consulenza con il team dell’Istituto Watson.

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