“Le capacità ce le ha, dovrebbe sforzarsi un po’ di più. Non ha voglia”

“Se solo facesse più attenzione ci riuscirebbe”

“Dopo avergli spiegato cosa deve fare, se ne sta lì seduto a guardare il foglio. Non è motivato!”

“Il rendimento scolastico è al di sotto delle aspettative”

Secondo il DSM-5, manuale di riferimento per la nostra professione,  quando si parla di disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) è  necessario specificare l’area di compromissione, cioè:

  •  lettura (Dislessia)
  • espressione scritta
  • calcolo (Discalculia)

Bambini e bambine con  un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) non hanno la possibilità di sforzarsi di più, fare più attenzione, guardare meglio o aumentare da soli la loro motivazione. Hanno bisogno di aiuto per fare queste cose.

Causa DSA

Un disturbo specifico dell’apprendimento,  non è un problema di intelligenza, ma un disturbo di origine biologica.  L’origine del disturbo determina delle anomalie a livello cognitivo , che influenzano il modo in cui le informazioni vengono ricevute, elaborate e comunicate. Bambini e adulti con queste problematiche hanno gravi difficoltà nell’elaborazione delle informazioni sensoriali perché vedono, sentono e capiscono le cose in maniera diversa.

La scienza ha fatto enormi progressi nella comprensione del funzionamento del cervello e una della più importanti scoperte che apporta nuove speranze per i disturbi dell’apprendimento è la neuroplasticità. Con questo termine si fa riferimento alla naturale e duratura capacità del cervello di modificarsi, formare nuove connessioni e generare nuove cellule in risposta alle esperienze e all’apprendimento. Sapere questo ha condotto a innovativi ed efficaci trattamenti per i DSA che sfruttano la capacità neuroplastica per riallenare il cervello.

Caratteristiche tipiche e generali dei disturbi specifici dell’apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento non sono causati da disabilità neurologica o sensoriale. I bambini infatti sono intelligenti, il loro Q.I. è nella norma e presentano adeguate capacità cognitive, visive ed uditive.

Le difficoltà di apprendimento non sono causate dalle normali variazioni del rendimento scolastico che possono essere presenti in qualsiasi bambino.

Il bambino ha ricevuto un’adeguata istruzione scolastica.

Il bambino non presenta disagi emotivi primari che possono causare difficoltà nell’ apprendimento.

Per esempio, la separazione dei genitori, la nascita di un fratellino, problemi di salute, la morte di un familiare o in generale cambiamenti nello stile di vita che possono essere vissuti come esperienze che creano ansia e preoccupazioni nel bambino. I disagi emotivi possono incidere negativamente sull’ apprendimento scolastico.  Il bambino può infatti manifestare:

  • diminuzione dei tempi di attenzione
  • diminuzione della motivazione
  • reazioni comportamentali di passività o aggressività

Sintomi

Il disagio, la frustrazione, la scarsa fiducia in se stessi, la demotivazione e i problemi della condotta sono una conseguenza delle difficoltà di apprendimento, perché il bambino si rende conto di quanto sia faticoso per lui imparare nonostante l’impegno.

Spesso sono bambini rimproverati o puniti dai genitori e dall’insegnante, che sono soliti dire:

“Se si impegnasse di più, avrebbe maggiori risultati”

“È un bambino intelligente, ma è svogliato”

“Non studia, non si applica”

Non studiare non è la causa, ma la conseguenza delle difficoltà di apprendimento. Ecco perché è importante diagnosticare precocemente tali difficoltà ed intervenire con trattamenti specifici.

Vediamo ora alcune tipiche manifestazioni dei disturbi dell’apprendimento.

  • Difficoltà nell’elaborazione linguistica: quando l’insegnante pone una domanda alla classe, il bambino con DSA non elabora immediatamente la risposta, ma continua ad elaborare la domanda ed arriva alla risposta molto dopo gli altri bambini. Ha la sensazione che tutto vada molto velocemente e, mentre lui è ancora impegnato nel cercare la risposta, la lezione è già andata avanti. Il bambino con tale disturbo è convinto che gli altri parlino molto velocemente, ma in realtà è lui che ha problemi nell’elaborare le informazioni che gli giungono.
  • I tempi di attenzione sono diversi da quelli dei bambini senza disturbo; i bambini con DSA sono facilmente distraibili. Non riescono a concentrarsi su un singolo stimolo, ma sono attratti da tante altre cose contemporaneamente.
  • Percezione visiva: il bambino con DSA ha difficoltà a percepire correttamente uno stimolo; vede, ma non dà il giusto significato a ciò che osserva. Tale carenza viene spesso confusa con una mancanza di motivazione, ossia ciò che ci permette di fare al meglio quello che sappiamo già fare. I problemi specifici dell’apprendimento non hanno nulla a che vedere con la scarsa motivazione, perché causati da un problema di percezione. Il bambino con DSA si sente demotivato come conseguenza delle sue difficoltà. Si sente inoltre frustrato dal fatto che pensa di essere l’unico a non capire un compito che i suoi compagni risolvono senza troppe difficoltà.
  • Messaggio sbagliato dagli organi di senso: il bambino può presentare difficoltà nella percezione visuo-motoria, perché riceve un’informazione dagli occhi e una diversa dagli altri organi di senso, ecco perchè una delle principali difficoltà cui va incontro è scrivere.
  • Disnomia: il bambino con DSA può eseguire un COMPITO COGNITIVO alla volta. Quando deve raccontare qualcosa, non riesce a trovare le parole adatte, “ce le ha sulla punta della lingua”, perché tale recupero è una operazione costituita da due processi cognitivi: IMMAGAZZINAMENTO e RECUPERO DELL’INFORMAZIONE. Una persona che non presenta un disturbo dell’apprendimento riesce a fare più attività contemporaneamente: guidare e parlare per esempio, perché tali attività sono automatiche. Il bambino con DSA riesce a fare solo un compito cognitivo alla volta, perché tali attività non sono automatiche ma richiedono un grande sforzo da parte sua. Il bambino quindi ha bisogno di più tempo per svolgere un compito rispetto agli altri e questo gli provoca molta ansia.
  • Leggere e decodificare: il bambino con un disturbo specifico dell’apprendimento ha difficoltà nel percepire la differenza delle lettere a seconda della posizione spaziale; confonde “p”, “d”, “q”, “b” e non riesce a seguire le righe mentre scrive. Per cui leggere e comprendere il testo risulta difficile per lui.
  • Comprendere le istruzioni scritte (2° compito cognitivo): Quando il bambino legge tutte le sue energie sono già state spese per la decodifica del testo (1° compito cognitivo) a spese della comprensione. Può però capire e imparare ascoltando: è perciò importante avere materiale verbale inciso su cassette. Non riuscendo a copiare dalla lavagna si potrà fargli una copia degli appunti presi dai compagni.

Cura Disturbi Specifici dell’Apprendimento

La diagnosi di un disturbo dell’apprendimento dovrebbe essere svolta entro la fine della II° elementare (II anno della scuola primaria) anche se già nel corso dell’ultimo anno della scuola materna e della I° elementare si possono anticipare alcune valutazioni con l’obiettivo di realizzare attività didattiche-pedagogiche mirate a potenziare le abilità deficitarie.

La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test che consentono di evidenziare il problema in modo specifico e personalizzato ed evitare gli errori più comuni come colpevolizzare il bambino e l’attribuire la causa a problemi psicologici, errori che generano demotivazione e frustrazione e sul lungo periodo bassa autostima, abbandono scolastico, ecc. Il professionista dovrebbe compilare un documento scritto indicando il motivo dell’invio, i test utilizzati e la diagnosi conclusiva.

La diagnosi permette di ottenere e realizzare aiuti mirati, programmi di riabilitazione e semplici provvedimenti di modifica della didattica che danno ai ragazzi dislessici gli strumenti adatti ad imparare e previsti dalla legge: tempi più lunghi, l’uso della calcolatrice e/o del computer. Tali provvedimenti devono poter essere utilizzati anche nei momenti di valutazione, compresi gli Esami di Stato.

Chi è affetto da dislessia non è meno capace, ha solo un modo diverso di imparare

Il percorso successivo alla diagnosi è personale e individualizzato a seconda dell’età, delle abilità riscontrate, del livello in cui è presente il disturbo.

È molto importante la collaborazione con la scuola per dare il massimo sostegno a bambini e bambine con queste difficoltà e alla famiglia. Importante anche il sostegno psicoterapeutico per gestire il carico emotivo. La terapia cognitivo comportamentale resta il trattamento preferenziale.

Non si deve dimenticare che la dislessia è un disturbo che di solito viene scoperto in età evolutiva, ma continua anche in età adulta. Le ricerche in queste fasce di età sono purtroppo ancora scarse, ma enti internazionali riportano dati sulla permanenza delle difficoltà di lettura, scrittura, comprensione, eccetera anche con la crescita e la maturità. I risultati sono naturalmente correlati alle abilità iniziali, per cui una maggiore gravità del disturbo corrisponde ad una permanenza più marcata.

Possiamo sicuramente sottolineare che i trattamenti più efficaci sono quelli che utilizzano software dedicati disponibili presso case editrici come Erickson e Giunti, e sul sito dell’Associazione Italiana Dislessia.

Aiuto psicologico a Torino per bambini o adolescenti

Se cerchi un aiuto psicologico puoi contattare una professionista del nostro staff specializzata nei Disturbi dell’età evolutiva.

L’intervento cognitivo-comportamentale nel lavoro con bambini e adolescenti è in grado di offrire un ampio ventaglio di strategie e tecniche di comprovata efficacia, applicabili in diversi contesti:

  • DISTURBI EMOTIVI (ansia, aggressività, fobie)
  • DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO
  • TIC E BALBUZIE
  • DISTURBO DA DEFICIT DELL’ATTENZIONE E IPERATTIVITA’
  • DISTURBI COMPORTAMENTALI

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    DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO: I MITI DA SFATARE

    Giulia è una bambina di 7 anni e sta finendo la seconda elementare. A differenza di molti compagni presenta una difficoltà nella lettura: tende a confondere le lettere, soprattutto quelle che sembrano simili, ma speculari (ad esempio b e d, q e p..).. Questo fa sì che la lettura non sia fluida e renda difficile anche la comprensione del significato del testo.
    Giulia ha un disturbo dell’apprendimento e, sebbene la diagnosi di “Disturbo” sembri pesante come un macigno per alcune famiglie, significa solo che il suo cervello ha un diverso modo di processare le informazioni, ma funziona perfettamente come tutti gli altri.
    Vi spaventereste all’idea di sapere che siete miopi e dovete portare gli occhiali? Probabilmente no. Per la dislessia è la stessa cosa. Con gli strumenti e gli ausili opportuni (“gli occhiali” nella metafora della miopia), questi bambini sono assolutamente equiparabili a tutti gli altri. Devono solo essere messi nelle condizioni di imparare e, per fortuna, questo è garantito dalla legge 170, di cui parleremo dopo.
    Nella popolazione italiana l’incidenza epidemiologica dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento è stimata al 4% circa (Cornoldi, 2007); gli ultimi dati confermano una prevalenza che oscilla tra il 2,5% e il 3,5% della popolazione in età evolutiva, (Vio & Lo Presti, 2014). Il presunto “boom” di casi nell’ultimo decennio è il frutto di una migliore e sempre più tempestiva diagnosi. Inoltre un ruolo importante ce l’ha la familiarità.

    Vediamo alcuni dei miti che si possono avere in questi casi. Chi ha un disturbo dell’apprendimento…

    …non è abbastanza intelligente
    La dislessia è un difetto dell’apprendimento che ha alla base una componente biologica, ossia l’organizzazione cerebrale è diversa rispetto a chi è in grado di leggere correttamente.
    Non si tratta, quindi, di svogliatezza, pigrizia, mancanza di interesse e applicazione verso le materie scolastiche o la scuola più in generale. L’intelligenza di questi bambini è assolutamente nella norma e, talvolta, pure superiore. Tuttavia, può succedere che, a seguito di un DSA, il ragazzino si demotivi, perda fiducia nelle proprie capacità ed interesse verso materie che sembrano complesse. Il non riconoscimento delle sue difficoltà può determinate una bassa autostima e un atteggiamento rinunciatario verso lo studio.

    …non riuscirà ad andare avanti nella vita
    Data la causa organica, la disfunzione resta nel tempo, ma può migliorare sensibilmente quanto più si interviene tempestivamente. Ci può essere un miglioramento nel tempo, ma quest’ultimo è tanto maggiore quanto precoci saranno gli interventi specialistici e l’utilizzo di strumenti adeguati. Quindi con la maturazione ed un supporto adeguato, il giovane con DSA può imparare a gestire in modo ottimale le proprie risorse cognitive e a compensare le difficoltà con strumenti ad hoc. Si pensi a cantanti come Mika, attori come Orlando Bloom, informatici come Steve Jobs o scienziati come Einstein..direi che di strada ne hanno fatta,no?

    …non ha alcuna tutela
    Fortunatamente non è così. Nel corso degli anni sono state emanate leggi specifiche per le persone che hanno un disturbo specifico dell’apprendimento. Ad esempio, la Legge n. 170 dell’8 ottobre 2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”, riconosce la dislessia, la disortografia, la disgrafia e la discalculia quali disturbi specifici dell’apprendimento. Questa legge tutela il diritto allo studio dei ragazzi dislessici e dà alla scuola un’opportunità per riflettere sulle metodologie da mettere in atto per favorire tutti gli studenti, dando spazio al loro vero potenziale in base alle loro peculiarità. Dà inoltre la possibilità di fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari. Elemento imprescindibile per avere tali misure è che vi sia una certificazione che attesti il disturbo.

    Gli psicologi possono fare diagnosi di DSA?

    Dopo che genitori o insegnanti hanno individuato in un bambino alcune caratteristiche che possono far pensare ad un quadro di DSA, è importante richiedere una valutazione clinica ampia ed approfondita. A seconda delle regioni esistono leggi differenti su quali figure siano preposte alla diagnosi, ma deve essere quanto meno confermata dal Sistema Sanitario Nazionale. In Piemonte, per esempio, lo psicologo può indagare con i test le abilità: cognitive, attentive e mnestiche. A seguito della valutazione verrà consegnata ai genitori una relazione dove, in caso di diagnosi di DSA, saranno indicati anche specifici percorsi di potenziamento ed indicazioni per la scuola. Tale valutazione dev’essere poi portata all’Asl di competenza che avrà un tempo di massimo 45 giorni per renderla effettiva.

    Proprio per questo motivo, è meglio intervenire il prima possibile per effettuare la diagnosi e procedere con l’apprendimento delle strategie per gestire le difficoltà.
    L’ Istituto Watson da anni si propone come centro diagnostico per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. E’ possibile effettuare la diagnosi ed il percorso terapeutico successivo. La presa in carico di un bambino o ragazzo con DSA consente di insegnargli delle strategie per gestire le sue difficoltà, lavorare sull’ansia e sull’autostima. Il trattamento prevede anche degli incontri coi genitori, in modo da insegna loro a seguire ed aiutare il proprio figlio nel percorso di studio.