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TENERSI ALLA LARGA DA PERSONE TOSSICHE

persona tossica

Il comportamento tossico è uno schema relazionale che ti lascia svuotato, teso o in colpa, e descrive dinamiche più che l’identità di una persona. L’articolo passa in rassegna cinque profili — narcisista, amante del caos, diffusore di negatività, dipendente e terzo incomodo — con le strategie per gestirli. La chiave è porre confini sani e comunicarli in modo assertivo, chiedendo aiuto quando gli schemi si ripetono.

Contenuti di questo post:

    A cura della Dott.ssa Stefania Durando, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale presso l’Istituto Watson. Autrice del libro Stop alle abbuffate (Giunti Editore).

    Ultimo aggiornamento: agosto 2026

    Cosa si intende per comportamento tossico

    Si parla di comportamento tossico per descrivere quei modi di relazionarsi che, in modo ripetuto, logorano il benessere psicologico di chi vi è esposto. Non è una diagnosi clinica né un’etichetta psichiatrica: è un termine del linguaggio comune che indica uno schema relazionale disfunzionale, fatto di dinamiche che tolgono energia invece di darne. Il segnale più concreto è quasi sempre lo stesso: dopo aver interagito con quella persona ci si sente svuotati, tesi, demotivati, confusi o vagamente in colpa, spesso senza riuscire a spiegarsi bene il perché.

    Dietro questa sensazione ci sono comportamenti ricorrenti: critica costante, manipolazione, negatività pervasiva, scarsa empatia, incapacità di riconoscere i confini altrui, oppure la tendenza a scaricare sistematicamente sugli altri la propria disregolazione emotiva. È importante però tenere a mente due cose. La prima è che “tossico” descrive dei comportamenti e delle dinamiche, non l’identità immutabile di una persona: la stessa persona può risultare tossica in una relazione e non in un’altra. La seconda è che la tossicità è spesso relazionale, cioè co-costruita da entrambe le parti: riconoscerlo non serve a distribuire colpe, ma a capire su cosa possiamo davvero intervenire — a partire da noi stessi.

    Tenersi alla larga da chi ci fa stare male sembra ovvio quando parliamo di un vicino di casa invadente. Diventa molto più complicato quando quella persona popola la nostra vita quotidiana: può essere un amico la cui negatività ci butta giù, un collega che non possiamo evitare, o un familiare convinto che i legami di sangue giustifichino qualsiasi comportamento. In tutti questi casi, se dopo ogni incontro ci sentiamo scarichi e stressati, è il momento di ristabilire dei confini

    Il narcisista

    I narcisisti sono tra le persone più difficili da gestire, soprattutto all’interno di una famiglia, osserva la psicoterapeuta Anita Gadhia-Smith. Hanno una notevole capacità di destabilizzare gli altri e di negare la realtà.
    Chi ci ha a che fare tende a chiedersi perché non riesca mai a ottenere empatia o comprensione, e a sentirsi confuso e irritato nel vedere il proprio punto di vista sistematicamente sminuito. Gadhia-Smith racconta il caso di una giovane donna che è riuscita a prendere le distanze da una madre narcisista limitando temporaneamente la comunicazione ai soli messaggi di testo.
    Questo le ha restituito un senso di controllo sulla relazione, che non era più interamente nelle mani della madre. Attenzione, però: chi si sente messo all’angolo spesso reagisce insistendo. Per questo è essenziale essere il più possibile chiari, sicuri e gentili, evitando i messaggi ambigui che alimentano l’insistenza. Fissando i propri limiti, quella ragazza ha potuto stabilire condizioni chiare nel rapporto e, nel tempo, sviluppare autonomia e una migliore considerazione di sé.

    L’amante del caos

    C’è poi chi prospera nella confusione. “Queste persone amano il caos: è il loro modo di relazionarsi al mondo”, spiega Travis Bradberry, autore di Intelligenza emotiva 2.0. Se presenti un progetto ben pianificato in riunione, tenderanno a sollevare obiezioni pretestuose solo per il gusto di aggiungere il proprio punto di vista, creando ostacoli inutili.

    La strategia più efficace è non alimentare il fuoco. Invece di lasciarti coinvolgere sul piano emotivo, prova ad assumere una prospettiva distaccata, quasi da osservatore esterno. Questo “decentramento” — un principio che ritroviamo anche nella terapia cognitivo-comportamentale — ti permette di ragionare con lucidità, valutare pro e contro e tornare con un piano migliore, invece di cedere allo scontro sull’onda dell’emozione.

    Il diffusore di negatività

    I lamentatori cronici riescono a colorare di negativo qualsiasi conversazione. Difendersi non significa alzare un muro o escludere la persona, ma scegliere di non farsi risucchiare nel vortice: si può tornare a concentrarsi su ciò che si stava facendo, oppure allontanarsi con naturalezza. Tutti siamo capaci di porre dei limiti; la parte difficile è imparare a farli rispettare, decidendo consa.

    Il dipendente (o “vampiro emotivo“)

    Un amico appiccicoso e bisognoso può lasciarci esausti, ma spesso non vogliamo ferirlo prendendo le distanze. Gadhia-Smith li chiama “vampiri spirituali”: non compiono necessariamente azioni cattive, eppure stare con loro disperde una quantità enorme di energie, di solito senza che se ne capisca il motivo. La soluzione non è per forza tagliare i ponti, ma dosare la relazione: capire “che quantità” di quella persona si è in grado di tollerare senza rimetterci.
    Se si vuole ridimensionare il rapporto, si può farlo gradualmente, diventando via via meno disponibili; oppure in modo esplicito, comunicando con rispetto che le proprie strade si stanno separando. Come ricorda la psicoterapeuta, tutti abbiamo bisogno degli altri in certi momenti, ma dovremmo imparare a soddisfare i nostri bisogni senza scaricarli interamente su chi ci sta accanto. Porre un limite non è egoismo: disponibilità e accondiscendenza non sono la stessa cosa.

    Il terzo incomodo: la triangolazione

    I triangoli relazionali possono essere insidiosi, e non è sempre chiaro di chi sia la responsabilità. Gadhia-Smith descrive uno scenario tipico: una persona in conflitto con il partner si sfoga con un amico, raccontando ogni dettaglio. Poi la coppia si riappacifica e tutto torna come prima — tranne che per l’amico, rimasto con un’immagine negativa del partner che fatica a dimenticare. Il rapporto di coppia si riassesta, ma l’amicizia può uscirne danneggiata.
    La lezione è semplice: un amico non è un terapeuta. Cercare ascolto è sano, ma trasformare stabilmente una persona cara nel proprio “consulente psicologico” carica la relazione di un peso che non le appartiene. Anche per questo esistono i professionisti.

    E se la persona tossica fossi tu?

    Non riguarda solo gli altri. Quando ogni relazione ci fa sentire impazienti o irritati, quando ci sorprendiamo a giudicare tutti e a vedere approfittatori ovunque, vale la pena fermarsi e guardarsi allo specchio.
    A volte la persona tossica siamo noi; altre volte si tratta di una dinamica sbagliata da entrambe le parti. Gadhia-Smith suggerisce di “contribuire senza contaminare”: fare del proprio meglio per portare nella relazione gentilezza, tolleranza e pazienza — abilità che nessuno possiede già pronte, ma che si possono allenare e coltivare.

    Non esiste una soluzione definitiva

    Nessuna di queste strategie è una formula magica. A volte prendere le distanze oggi getta le basi per una relazione migliore domani: possono passare giorni, mesi o anni, ma tutti, nel corso della vita, cresciamo e cambiamo. È possibile ritrovare la stessa persona e scoprire che, questa volta, le cose funzionano diversamente. Quello che possiamo allenare, intanto, è la nostra capacità di porre confini sani e di comunicarli in modo assertivo, senza sensi di colpa e senza aggressività. Non sempre è facile farlo da soli: se ti accorgi di restare intrappolato negli stessi copioni relazionali, di non riuscire a dire di no o di uscire da ogni interazione svuotato, un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale può aiutarti a riconoscere questi schemi e a costruire relazioni più equilibrate e rispettose.

    Nota informativa: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e divulgativo. I contenuti non sostituiscono una consulenza psicologica o psicoterapeutica professionale. Se stai vivendo difficoltà personali o relazionali, ti invitiamo a rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato. Contattaci per una consulenza con il team dell’Istituto Watson.

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