Come faccio a essere sicuro di non essere gay (o etero)?

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Come faccio a essere sicuro di non essere gay (o etero)?

Come sappiamo, il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC), è caratterizzato in gran parte dalla presenza di dubbi gravi, intrusivi e ripetitivi. Può portare la persona a dubitare anche delle cose più basilari che la riguardano – ad esempio, il proprio orientamento sessuale. Uno studio del 1998 pubblicato sul Journal of Sex Research ha rilevato che, in un gruppo di 171 studenti universitari, l’84% ha riferito l’insorgenza di pensieri intrusivi sessuali (Byers, et al., 1998).  I dubbi sulla propria identità sessuale vengono sviluppati indipendentemente dall’aver o meno avuto un’esperienza sessuale omo – etero o anche in mancanza assoluta di esperienze.   È possibile riscontrare questo sintomo anche nei bambini, negli adolescenti, come negli adulti. È interessante notare che Swedo, et al., 1989, ha rilevato che circa il 4% dei bambini affetti da DOC presentano ossessioni con contenuti sessuali proibiti aggressivi o perversi.

 

IW – DOC – Omossessualità from Istituto Watson on Vimeo.

Ci sono diverse varianti o manifestazioni dei dubbi sull’identità sessuale.  La forma più conosciuta è legata al pensiero di essere di un orientamento sessuale diverso da quello che si è sempre creduto di avere. Se la persona è eterosessuale, allora comincerà ad avere il dubbio di essere omosessuale.  Se d’altra parte la persona è omosessuale, allo stesso modo potrà essere ossessionata dal dubbio di una possibile eterosessualità.  Procedendo oltre, alcuni ossessivi hanno il costante dubbio di poter agire o aver agito i propri pensieri, scambiandoli spesso con la realtà. Una variante del dubbio sull’identità sessuale si ha nella misura in cui la persona si incastra sul pensiero che semplicemente non riuscirà mai a definire quale sia realmente il proprio orientamento sessuale.  A volte i pazienti raccontano di pensare “Potrei accettare la mia sessualità qualunque essa sia, ma la mia mente non mi permetterà di accontentarmi di nulla”.
I dubbi di alcune persone vengono ulteriormente complicati dall’impressione di essere osservate dagli altri e dal pensiero di essere valutate per il loro comportamento o aspetto – provando estrema ansia all’idea di poter essere considerate omosessuali. Dubitare di qualcosa che dovrebbe essere così chiara a ognuno di noi, è davvero difficile da sopportare.  Quando le persone che soffrono di queste ossessioni intraprendono un percorso terapeutico, tipicamente descrivono una serie di comportamenti ritualistici che possono occupare molte ore al giorno.

Questi possono includere:

  • Osservare uomini o donne attraenti, o immagini che li rappresentino, oppure leggere materiale o visionare film a contenuto sessuale (etero o omo), per verificare se ci si senta o meno eccitati
  • Immaginarsi in situazioni sessuali per verificare le proprie reazioni
  • Masturbarsi o fare sesso ripetutamente al solo scopo di verificare la propria reazione a esso (In casi estremi si arriva a frequentare spesso prostitute).
  • Auto-osservarsi allo scopo di valutare se il proprio modo di apparire, parlare, camminare, vestirsi o gesticolare sia più vicino a quello di una persona gay o etero.
  • Rivedere mentalmente e analizzare in modo compulsivo le interazioni passate con altri uomini o donne allo scopo di verificare se si è adottato un comportamento gay o eterosessuale
  • Controllare le reazioni o le conversazioni tra gli altri per capire la loro reazione ai propri comportamenti e notare eventuali sguardi strani nei propri confronti
  • Leggere articoli su internet su come le persone si esprimano sulla propria omosessualità o eterosessualità, per capire a quale gruppo ci si senta più simili
  • Leggere storie di persone che hanno fatto “coming out” per verificare eventuali somiglianze con le loro esperienze
  • Interrogare ripetutamente gli altri o cercare rassicurazioni sulla propria sessualità

La richiesta compulsiva di rassicurazioni è frequente, e spesso viene rivolta alle persone vicine al soggetto ossessivo. Le domande sono infinite e ripetitive. Ecco un esempio delle richieste più frequenti, suddivise in categorie:

Per coloro che si ossessionano sul non sapere quale sia la loro identità sessuale:

  • Come faccio a sapere se preferisco le donne o gli uomini?
  • Forse davvero non so cosa sono. Forse non saprò mai cosa sono. Come si fa a capire se una persona è davvero omosessuale o etero?
  • Come potrò mai dirlo con certezza?
  • Che cosa succederà se faccio la scelta sbagliata e mi ritrovo intrappolato in uno stile di vita che in realtà non fa per me?

Per coloro che si ossessionano rispetto alla possibilità di avere un orientamento sessuale opposto

  • Pensi che potrei essere gay (o etero)?
  • Come posso sapere se sono veramente gay (o etero)?
  • A che punto della vita le persone capiscono qual è il loro orientamento?
  • Puoi improvvisamente trasformarti in omosessuale (o eterosessuale) anche se non hai mai sentito o agito in quel modo?
  • Ho fatto qualcosa che possa far pensare che sono gay (etero)?
  • Ti sembro (o agisco) gay (o etero)?
  • Ti ho per caso toccato?
  • Se avverto delle sensazioni mentre guardo materiale sessuale (di orientamento opposto) significa che sono gay (o etero)?

Approfondendo l’ultima domanda esposta, una delle situazioni più difficili da affrontare per questo gruppo di persone, si verifica quando sperimenta una reazione sessuale a qualcosa che si ritiene inappropriata. Un tipico esempio potrebbe essere un uomo eterosessuale che vive un’erezione mentre osserva un video gay-erotico. È importante notare che è estremamente comune per le persone esplorare materiale riguardante comportamenti sessuali inusuali o “proibiti” che non metterebbero mai realmente in atto, ma che trovano stimolante. Nelle giuste circostanze, molti fattori possono stimolare l’eccitazione sessuale in una persona. Infatti, è normale che le persone reagiscano sessualmente a stimoli sessuali.  E non si parla solo di persone con disturbo ossessivo compulsivo, ma in generale.
È infatti molto comune che i pazienti riferiscano di aver provato sensazioni sessuali e sentimenti di stimolazione di fronte a materiale tabù o proibito. Questo naturalmente li spinge a pensare che i propri pensieri riflettano un vero desiderio interiore e siano realmente il segnale di un diverso orientamento sessuale. Questa reazione è rafforzata dall’erronea convinzione che gli stimoli omosessuali non dovrebbero eccitare mai gli eterosessuali (e viceversa). Un’altra caratteristica dei pazienti ossessivi è quella di scambiare sensazioni di ansia per eccitazione sessuale. I due aspetti sono in realtà fisiologicamente simili in qualche modo, e questo complica tutto.

Inoltre le persone che soffrono di DOC manifestano una serie di errori cognitivi (di pensiero) che causano notevole difficoltà. Sono questi errori che portano chi soffre di DOC a reagire con ansia ai propri pensieri e quindi a dover compiere compulsioni per alleviare quell’ansia. I teorici cognitivi del disturbo ossessivo, ritengono che le ossessioni abbiano la loro origine nei normali pensieri indesiderati e intrusivi osservati nella popolazione generale. Ciò che distingue queste intrusioni quotidiane dalle ossessioni presenti nel DOC, sono i significati, o valutazioni, che i pazienti attribuiscono ai pensieri.  Il problema non è dunque nei pensieri, quanto nella reazione agli stessi, come anche nei tentativi costanti di alleviare l’ansia che ne deriva, attraverso compulsioni ed evitamento.

Alcuni errori cognitivi tipici del DOC

  • Devo sempre avere la certezza e il controllo nella vita (intolleranza all’incertezza).
  • Devo avere il controllo di tutti i miei pensieri ed emozioni in ogni momento.
  • Se perdo il controllo dei miei pensieri, devo fare qualcosa per riconquistare quel controllo.
  • Pensare a una cosa significa che è importante, ed è importante proprio perché ci penso.
  • È anormale avere pensieri intrusivi e, se li ho, significa che sono pazzo, strano, ecc. Non c’è differenza tra avere un pensiero intrusivo e fare ciò che il pensiero suggerisce.
  • Pensare di fare del male, e non impedirlo, è altrettanto grave che commettere realmente un’azione aggressiva (noto anche come fusione pensiero-azione).
  • Avere pensieri intrusivi significa che è probabile metterli in atto. Non posso correre il rischio che i miei pensieri si avverino.

L’effetto del comportamento interrogatorio su amici e familiari può essere piuttosto negativo provocando reazioni tra l’arrabbiato e il ridicolizzante. I comportamenti compulsivi messi in atto in risposta alle idee, non sono assolutamente utili a risolvere la questione. Spesso più si ricorre a comportamenti di controllo e rassicurazione, più il dubbio diventa forte. Anche se ci si può sentire meglio per qualche minuto, l’ossessione torna velocemente. È come se la porzione del cervello che raccoglie le informazioni fosse ricoperta di Teflon. La risposta non riesce semplicemente ad attecchire.
Oltre a mettere in atto le compulsioni, uno degli altri metodi utilizzati per gestire le ossessioni è l’evitamento delle situazioni e degli stimoli che possano attivare le ossessioni.

I comportamenti di evitamento possono essere:

  • Evitare di stare vicino, toccare o sfiorare membri dello stesso sesso (o di sesso opposto se la persona è omosessuale).
  • Non leggere o guardare video, notizie, libri o articoli che abbiano qualcosa a che fare con omosessuali o altri soggetti sessuali.
  • Evitare di pronunciare mai le parole “gay”, “omosessuale” (o “etero”) o qualsiasi altro termine correlato. Cercare di non guardare o agire in modo effeminato (se un uomo), o in modo maschile (se una donna), (o viceversa se la persona ossessiva è omosessuale).
  • Vestirsi in modo da non avere un aspetto effeminato (se un uomo), o mascolino (se una donna), (sempre viceversa se la persona ossessiva è omosessuale).
  • Non parlare di problemi o questioni di identità sessuale con altri.
  • Evitare di relazionarsi con chiunque possa essere gay o sembri avere inclinazioni in quella direzione (se la persona ossessiva è eterosessuale).

È inutile dire che è fondamentale per tutti i malati di DOC capire che non c’è modo di evitare ciò che temono. Affrontare ciò che si teme è un modo per avvicinarsi alla verità. Lo scopo delle compulsioni è naturalmente quello di annullare, cancellare o neutralizzare l’ansia causata dalle ossessioni. Possono effettivamente funzionare nel breve periodo, ma i loro benefici sono solo temporanei. Inoltre è importante capire che le compulsioni sono paradossali – provocano infatti l’opposto di ciò che intendono realizzare. Invece di aiutare la persona a essere libera dall’ansia e dai pensieri ossessivi, contribuiscono ad alimentarli.

LE COMPULSIONI APPAIONO ALL’INIZIO COME UNA SOLUZIONE ALLE OSSESSIONI, MA PRESTO, DIVENTANO LORO STESSE IL PROBLEMA!

L’effetto delle compulsioni è quello di indurre la persona a diventare dipendente dal compierle. Anche il minimo sollievo che ricevono è sufficiente per far mantenere questa dipendenza nel tempo. Le compulsioni portano solo a più compulsioni e l’evitamento porta solo a maggiori evitamenti. È istintivo cercare di scappare o evitare ciò che ci rende ansiosi. Sfortunatamente, questo processo non è di aiuto nel DOC.
Un altro problema che deriva dal mettere in atto le compulsioni è che coloro che continuano a controllare le proprie reazioni a membri dello stesso sesso o di quello opposto, ottengono un effetto paradossale.  Il controllo delle proprie sensazioni o emozioni impedisce di provare eccitazione, e il risultato è confermare l’idea di avere preferenze sessuali diverse.  L’ansia che provano quando si trovano in mezzo ai membri dello stesso sesso contribuisce ad alimentare ulteriori dubbi su se stessi. Il rovescio della medaglia si verifica quando guardando materiale che ha a che fare con persone dello stesso sesso o del sesso opposto, si ritrovano a provare determinate sensazioni, concludendo il più delle volte di provare piacere e di essere quindi omosessuali (o etero). Di questo abbiamo già parlato riferendoci alla normale tendenza umana a reagire a stimoli di tipo sessuale (indipendentemente dal contenuto).

Il trattamento efficace

Probabilmente vi interessa sapere se ci sono stati nel tempo nuovi sviluppi nel trattamento del DOC.  Ad oggi, la forma di terapia comportamentale indicata come più efficace nel trattamento del DOC è chiamata ERP ovvero Exposure and Response Prevention (Esposizione e Prevenzione delle Risposta). Tale terapia è il trattamento First Choice ovvero la Prima Scelta per il DOC secondo le linee guida internazionali, e può essere o meno accompagnata da un supporto farmacologico, a seconda dei casi.
L’ERP incoraggia i pazienti a esporsi alle proprie ossessioni (o a situazioni che possono elicitare le ossessioni), mentre evitano di usare le compulsioni per liberarsi dell’ansia risultante. I pensieri o le situazioni fonte di disagio vengono avvicinate sulla base di un approccio graduale, per un periodo che va da alcune settimane a diversi mesi. L’esposizione correttamente condotta si traduce in un effetto che prende il nome di “assuefazione”. Questa si verifica nella misura in cui si rimane in presenza di ciò che più si teme, per il tempo necessario affinché l’ansia decresca e la persona possa verificare che le conseguenze temute non si verificheranno. Uno degli effetti più importanti è lo sviluppo di una tolleranza sempre maggiore all’ansia, la quale di riflesso, risulta essere sempre minore. Evitando continuamente le situazioni temute, non affrontandole mai veramente, crea una sensibilizzazione ulteriore agli stimoli ansiogeni. Affrontandole, si impara che l’evitamento stesso è la “vera” minaccia e contribuisce a rimanere intrappolati. Quando finalmente la persona sarà riuscita a tollerare le parti più difficili del proprio Disturbo Ossessivo Compulsivo, imparerà a non temerlo. Il dialogo interno si modificherà e la persona imparerà a dirsi: “Va bene così, posso avere questi pensieri, ma non devo fare nulla al riguardo”. È importante notare che l’obiettivo dell’ERP non è l’eliminazione dei pensieri ossessivi, ma imparare a tollerare e accettare tutti i pensieri con poco o nessun disagio. L’attenuazione del disagio può a sua volta, ridurre la frequenza delle ossessioni. È importante affrontare questo tipo di percorso sotto la supervisione e la guida di un terapeuta esperto che aiuti la persona a esporsi gradualmente a situazioni e pensieri fonte di ansia, affrontando passo dopo passo livelli crescenti di disagio. Permettendo all’ansia di svanire da sola, la tolleranza nei suoi confronti cresce, e si diventa in grado di affrontare sfide sempre più difficili. Il risultato è che potranno esserci ancora pensieri che ogni tanto si presentano, ma la persona non sentirà più il bisogno di dover fare qualcosa per reagire alla loro presenza e sarà in grado di lasciarli passare.

Programmi di trattamenti intensivo

Oltre ai programmi standard, l’Istituto Watson offre programmi intensivi di trattamento per Disturbo Ossessivo Compulsivo, Attacchi di Panico, Fobia Sociale, Fobie Specifiche, Depressione.
Molte persone ottengono risultati soddisfacenti, partecipando ai programmi di trattamento standard che prevedono 1-2 sedute alla settimana per un periodo di 4-6 mesi. Ma per alcuni, i programmi intensivi costituiscono l’opzione migliore.
I programmi intensivi dell’ Istituto Watson prevedono più sessioni di terapia nell’arco della settimana, permettendo ai clienti di affrontare il proprio disagio ottimizzando i tempi.

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FONTE :
International OCD Foundation
“How Do I Know I’m Not Really Gay?”, di Fred Penzel, PhD

By |2018-12-10T18:10:06+00:0010 dicembre, 2018|Ansia, DOC, Psicologia|