MITO 1

La TCC consiste in una pratica meccanica e che si avvale in larga misura di mezzi tecnologici.

FALSO! La terapia cognitivo comportamentale possiede molti strumenti nella sua “cassetta degli attrezzi” e si basa sull’evidenza scientifica ma è tutt’altro che meccanica. La TCC proprio per la sua natura attiva e cooperativa considera prioritaria la relazione terapeutica, il rapporto terapeuta – paziente, unica e imprescindibile condizione perchè le tecniche mettano radici. Coltivare e promuovere un’alleanza terapeutica basata sulla fiducia e sull’onestà professionale è un fondamento essenziale per  la TCC.

Sapere esattamente quando e come utilizzare gli strumenti terapeutici in modo individualizzato e specifico per un determinato paziente è molto “organico” e molto poco “meccanico”.

L’approccio cognitivo comportamentale è un modo di lavorare con il paziente aperto e chiaro che esplicita le connessioni tra pensieri, comportamenti, emozioni e sensazioni fisiche. Ad ogni specifico disturbo corrisponde un protocollo di intervento verificato scientificamente che può essere adattato ad ogni persona nella sua individualità e unicità

La TCC adatta il modello terapeutico al paziente, non viceversa.

 

MITO 2

La psicoterapia cognitivo comportamentale si occupa esclusivamente dei sintomi, ma non ha alcun effetto sulla totalità del soggetto

FALSO! Se applicata correttamente, la TCC, per definizione  si occupa della persona nella sua interezza e complessità e non si limita alla riduzione dei sintomi. Questo perché la TCC concettualizza come processi “bio-psico-sociali” molti dei problemi che le persone hanno. Ciò significa che le persone hanno un corpo fisico che può avere problemi psicologici o metabolici. Inoltre abbiamo una mente, delle emozioni e delle sensazioni e, cosa importantissima siamo esseri sociali e le nostre relazioni interpersonali sono una parte vitale della nostra esistenza.

Quindi, sebbene la riduzione dei sintomi sia ovviamente una priorità, il successo della TCC deriva dall’occuparsi dell’individuo nella sua totalità.

Le ricerche dimostrano inoltre che l’efficacia della TCC si estende per anni dopo la conclusione del trattamento e le abilità acquisite dalle persone durante il trattamento prevengono le ricadute, non causano certo problemi aggiuntivi o nuovi nel futuro. Anzi molte tecniche apprese durante le sedute sono generalizzabili ad alter difficoltà che  si possono presentare nella vita degli individui. La persona durante il lavoro terapeutico può così diventare “terapeuta di se stesso”.

La revisione di tutto il programma di trattamento, la prevenzione delle ricadute e i follow up successivi alla conclusione delle sedute favoriscono un benessere duraturo e miglioramenti continui nel tempo.

 

MITO 3

Il passato è trascurabile

FALSO! I terapeuti cognitivo comportamentali sono assolutamente interessati alla storia dei / delle pazienti e alle loro esperienze passate. Le nostre esperienze di vita plasmano e influenzano quello che siamo nel presente. A differenza però di altri approcci che pongono una notevole enfasi sul passato  e si concentrano sul generare qualche tipo di “insigt” in relazione ad esso, la TCC per usare una metafora, dà un’attenta occhiata nello specchietto retrovisore ma poi non guida continuando a guardare all’indietro !

Ricordiamo che alla base della TCC ci sono le teorie dell’apprendimento, un buon terapeuta cognitivo comportamentale si preoccuperà di scoprire la storia degli apprendimenti sociali e psicologici del / della sua paziente in modo da identificare fattori del passato che possano avere una rilevanza terapeutica ancora nel presente.

La maggior parte delle sedute nella TCC si focalizza sul qui e ora, sulle difficoltà attuali della persona e su cosa contribuisce a mantenerle.

Altre volte ci si concentra su come si sono create alcune credenze di base della persona, sulle prove a favore e contro queste credenze e su come acquisire nuove chiavi interpretative per se stessi, il mondo, il passato e il futuro.

La TCC analizza le esperienze precoci per comprendere come un determinato problema si è sviluppato nella vita della  persona.

Ciò che mantiene un problema nel presente può essere molto diverso da ciò che lo ha generato, ecco perché la TCC si focalizza maggiormente sui fattori di mantenimento rispetto a quelli predisponenti: i primi possono essere modificati per il benessere della persona, sui secondi non abbiamo nessun potere.

 

MITO 4

L’importanza delle prove scientifiche come presupposto base riveste un limite per lo sviluppo della TCC

FALSO! La TCC basa sicuramente i suoi interventi su ricerche di provata validità scientifica, ma non ne viene limitata. Come in molti altri approcci, la creatività e la maestria del terapeuta fanno parte del lavoro psicologico. A differenza invece di molti altri approcci la TCC coniuga il più possibile questi aspetti più artistici con la scienza.

La difficile competenza di un bravo terapeuta cognitive comportamentale consiste proprio nel sapere come e quando utilizzare uno strumento, a quale punto del lavoro, adattandolo alla persona nella sua diversità e a seconda del momento di vita e disponibilità al cambiamento in cui si trova.

Sempre ancorati saldamente all’evidence based e ai principi dell’alleanZa terapeutica.

 

In Italia più di otto milioni e mezzo di adulti soffrono di un qualche disturbo mentale nel corso della propria vita.

Purtroppo però non sempre questi disturbi vengono adeguatamente riconosciuti e trattati: molti pazienti aspettano per anni prima di ricevere diagnosi corrette e trattamenti efficaci, talvolta anche a causa del fatto che alcuni “tecnici” della salute mentale non sono adeguatamente aggiornati sulle forme di psicoterapia più efficaci.

Che un trattamento funzioni, di qualsiasi tipo esso sia, va dimostrato scientificamente. E oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di dati che forniscono precise indicazioni su quali scelte terapeutiche effettuare.

È innegabile che la terapia cognitivo-comportamentale sia la forma di trattamento più rappresentata tra quelli di provata efficacia.