Molti studenti dell’ultimo anno di una scuola superiore verso la fine del loro percorso, si trovano alle prese con il pensiero di cosa fare una volta terminati gli studi. Tra questi, una parte scelgono di iscriversi alla facoltà di Psicologia. Spesso, però, accade che i giovani inizino il percorso universitario senza averne ben chiaro l’obiettivo e durante i primi anni cresce la confusione e a volte anche lo sconforto.
Le classiche e più frequenti domande che uno studente di psicologia inizia a porsi quando la laurea si avvicina sono le seguenti:
Quando avrò discusso la tesi cosa faccio?”
“Quali titoli sono necessari per esercitare in proprio?”
“Troverò un lavoro?”
“Sono in grado di aprirmi uno studio ed esercitare la libera professione?”
“Meglio puntare alla libera professione o lavorare in pubblico?”
“Fare una scuola di specializzazione post laurea mi offre più possibilità di lavorare?
Innanzitutto è giusto precisare che come accade ormai con quasi tutte le facoltà, anche per quella di psicologia è prima prevista una laurea triennale a cui segue una laurea magistrale di due anni.
In entrambi i casi, se si vuole esercitare la professione è necessario sostenere l’Esame di Stato che consente l’iscrizione all’albo B per chi decide di fermarsi alla laurea triennale e all’albo A per coloro che terminano anche gli altri due anni.
L’iscrizione all’albo consente automaticamente di poter esercitare la professione, insieme all’apertura di partita Iva e iscrizione all’Enpap (l’ente previdenziale degli Psicologi).
Per lavorare come Psicologo non sono necessari altri titoli, attestati, certificati e via dicendo: basta solo ed esclusivamente l’iscrizione all’Albo.

Ma quali sono gli sbocchi lavorativi per uno Psicologo?

Senza negarlo, trovare un lavoro oggi è diventato molto difficile, per questo motivo già nella scelta dell’Università si deve pensare al dopo.
Le strutture pubbliche sono in crisi. La politica economica italiana degli ultimi anni ha visto continui tagli alla spesa pubblica. Ciò rende sempre più difficile per gli psicologi ottenere un lavoro nelle strutture pubbliche e rende maggiormente precari coloro che già ci lavorano.
Il settore privato invece è in evoluzione. Nel prossimo futuro la domanda di chi avrà bisogno di servizi psicologici sarà sempre più assorbita dal settore privato, ciò significa che per avere un futuro professionale occorrerà lavorare in proprio ed acquisire conoscenze specifiche imprenditoriali purtroppo molto distanti dalla comune formazione offerta dalle università.
Sforzandoci di vedere il bicchiere mezzo vuoto, cerchiamo di capire cosa può fare chi ha una laurea in Psicologia in tasca. Partendo dal presupposto che più si prosegue lungo il percorso di formazione più si amplia lo spettro di possibilità lavorative, gli sbocchi sono molteplici. Si va dal libero professionista, che ambisce ad aprirsi uno studio tutto suo, alle risorse che forniscono assistenza presso varie strutture pubbliche e private. Qualche esempio? C’è chi si specializza nella branchia della psicologia del lavoro e presta il suo servizio nelle aziende. E chi lavora negli ospedali, nelle scuole, nei consultori, nei centri di accoglienza e nei tribunali (solo per dirne alcuni) per fornire orientamento o supporto psicologico a chiunque ne abbia bisogno. La platea di potenziali clienti è sterminata e trasversale: dagli anziani ai bambini, dagli immigrati agli sportivi, dai diversamente abili alle famiglie in crisi. Senza trascurare la possibilità di spendere e onorare il proprio titolo dedicandosi alla ricerca e alla sperimentazione, all’insegnamento o alla formazione in senso lato.

È importante e prioritario sottolineare a coloro che decidono di voler praticare la professione di psicologo, che essa sfocia in un mercato del lavoro tutto da creare. Gli ambiti di intervento tradizionali soffrono di una forte concorrenza e sta alla capacità creativa del singolo professionista trovare strade nuove da percorrere. Nella società il bisogno di conoscenze psicologiche non manca!

Prospettive professionali Psicologo

Chi si iscrive alla facoltà di psicologia può aspirare a diventare dottore in tecniche psicologiche, psicologo e psicoterapeuta.

Dottore in tecniche psicologiche

Un dottore in tecniche psicologiche è una figura professionale di grado inferiore a quella dello psicologo. Ad essa sono permesse solo alcune attività, da svolgere sotto la supervisione di uno psicologo. Può, ad esempio, somministrare test non diagnostici, assistere alla formazione aziendale, o svolgere compiti da educatore.
Tale figura professionale è stata introdotta nel 2001 con il nome di “psicologo iunior” (vedi Decreto n.328/2001 – Capo X), ma è poi stata modificata in dottore in tecniche psicologiche proprio per rimarcare questa diversità di profilo (vedi Legge n.170/2003– Art.3).
Per conseguire il titolo di “dottore in tecniche psicologiche”, è sufficiente laurearsi alla triennale, effettuare un tirocinio, superare l’Esame di Stato e, infine, iscriversi all’apposito Albo professionale (Albo B).
Il percorso totale per tale profilo professionale è di circa 3-4 anni.
Sebbene il percorso universitario sia breve non è consigliabile aspirare a tale professionalità perché il mercato del lavoro è pressoché nullo. Difficilmente un lavoratore con questo profilo trova occupazione e, inoltre, gli è preclusa la possibilità di svolgere un lavoro autonomo.
Il conseguimento di un titolo di laurea triennale permette eventualmente di accedere ad alcuni corsi o concorsi che lo richiedono come requisito.
In mancanza di una valutazione preliminare, una volta raggiunto il primo traguardo della laurea triennale il neo laureato scopre che è consigliabile proseguire gli studi per conseguire la laurea specialistica e, quindi, aspirare alla professione di psicologo.

Psicologo

Lo Psicologo è un professionista della salute che conosce il funzionamento della psiche. Egli applica una teoria e utilizza gli strumenti della professione per far ritrovare uno stato di benessere a chi si rivolge a lui. Può indirizzare il suo lavoro a singoli, gruppi o comunità. Gli ambiti di lavoro sono vari a seconda dell’indirizzo scelto all’inizio degli studi.
Il più conosciuto è quello clinico, che porta poi ad aprirsi uno studio privato oppure a lavorare in un servizio pubblico, dove lo psicologo può fare diagnosi attraverso l’utilizzo di test oppure svolgere attività di consulenza, sostegno o riabilitazione. Non può fare, però, psicoterapia per la quale è necessario essere psicoterapeuti. Non può neppure somministrare farmaci, in quanto competenza dello psichiatra. Chi sceglie un indirizzo nel campo della psicologia del lavoro, può trovare occupazione presso aziende nelle quali occuparsi, ad esempio, di selezione del personale. Chi invece sceglie l’ambito sociale può collaborare con gli Enti di un territorio per migliorare la qualità della vita all’interno di una comunità. Chi sceglie l’ambito delle neuroscienze può svolgere attività di ricerca presso Centri di ricerca.

Psicoterapeuta

Lo Psicoterapeuta è uno psicologo abilitato alla psicoterapia. Egli può svolgere, quindi, tutto ciò che è competenza di uno psicologo clinico e in più può prende in carico la persona che soffre di una particolare patologia, quale ad esempio schizofrenia, depressione, ecc. Egli agisce attraverso tecniche specifiche.
È importante ricordare che uno Psicoterapeuta non è uno Psichiatra e, quindi, non somministra farmaci. Lo psichiatria, infatti, è un medico che ha fatto la specializzazione in psichiatria.
Per diventare psicoterapeuta occorre completare l’iter per diventare psicologo e poi proseguire iscrivendosi ad una scuola di specializzazione della durata di 4 anni. Essa può essere universitaria oppure privata, ma deve essere riconosciuta dal Ministero dell’Istruzione, dell”Università e della Ricerca (MIUR). Le lezioni solitamente avvengono il fine settimana per poter dare la possibilità di lavorare (poche sono le scuole che offrono questa possibilità)
Il mercato di lavoro per uno psicoterapeuta, rispetto a quello di uno psicologo è più ampio viste le maggiori attività possibili.
Ma quali sono queste scuole di specialità? Al momento ne esistono tantissime, e la scelta può essere solo e unicamente dello studente in base ai suoi interessi, ma anche a quelle che offrono maggior possibilità di lavoro
Tra le più conosciute troviamo:

  • Cognitivo Comportamentale
  • Analisi Transazionale
  • Psicoanalisi Psicodinamica
  • Psicoterapia Integrata
  • Sistemico Relazionale
  • Terapia Cognitiva
  • Terapia Strategica

Su tutto il territorio italiano sono predisposte scuole di questo tipo. La scelta dell’approccio è davvero molto importante poiché andrà a influenzare la vita lavorativa del professionista in maniera significativa.
Oggi giorno diventare Psicoterapeuta dà maggiori opportunità. Ecco quindi che completare la propria formazione diventando Psicoterapeuta può aiutare notevolmente la propria carriera professionale, specialmente nell’ottica di un lavoro in proprio.

Ma quali sono le scuole di specializzazione post universitaria che offrono maggior sbocchi lavorativi?

In base a cosa scelgo la scuola di psicoterapia?

È giusto andare dove ci porta il cuore? La risposta è si e no. In che senso?
Sicuramente la professione di psicoterapeuta richiede passione e impegno e se facciamo una cosa che non ci piace e che non è in linea con la nostra persona e il nostro modo di vedere il mondo, sarà molto difficile fare bene questo lavoro. Ma è pure vero che non si può fare solo quello che ci piace e come andare dal nostro medico di base e dire “dottore ho male alla gola” e lui ci risponde “ mi dispiace non posso aiutarla perché questa parte del corpo non mi piaceva e non l’ho studiata”. Nessun medico si sognerebbe mai di apprendere solo i concetti e le tecniche “che sente più vicine al proprio animo”. Ma soprattutto nessuna persona sana di mente andrebbe da un medico (o un architetto o un idraulico) che si è formato in questo modo.
Scegliere una scuola di psicoterapia al giorno d’oggi non solo deve essere dettata dall’ interesse verso un approccio piuttosto che un altro ma visto che abbiamo a cuore il benessere delle persone soprattutto la scuola migliore è quella che ti forma nel modo migliore!
La struttura e i contenuti del sito di scuola di specializzazione   sono già un primo biglietto da visita, i dati evidence based sono importanti, ma non fermarti dietro lo schermo di un pc. Cerca di informarti personalmente fissando un colloquio per avere tutte le informazioni di cui hai bisogno, contatta qualcuno che ha iniziato a frequentarla, chiedi di assistere a qualche lezione per capire il metodo di insegnamento, vai agli “Open day” e conosci le persone, informati su quali strutture hanno per esercitazioni, supervisioni e tirocini e come funzionano; e vedrai che la scelta sarà più chiara.

FONTE: www.serenacosta.it – www.republica.it

 

 

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