La psicosi è caratterizzata da un rapporto compromesso con la realtà. Ed è un sintomo di gravi disturbi mentali. Le persone che sono psicotiche possono avere allucinazioni o visioni.

Le allucinazioni sono esperienze sensoriali che si verificano in assenza di uno stimolo effettivo.Ciò significa vedere, sentire, sentire o odorare qualcosa che non è presente. Una persona che è ha una allucinazione potrebbe vedere cose che non esistono o sentire la gente che parla quando sono soli.
Ad esempio, una persona che ha un’allucinazione uditiva può sentire la madre urlare quando la madre non è in casa. O qualcuno che ha un’allucinazione visiva può vedere qualcosa, come una persona davanti a loro, che in realtà non c’è. Le visioni e le allucinazioni sembrano reali alla persona che li sta vivendo. La persona che soffre di psicosi può anche avere pensieri contrari alle prove reali.
Tutte queste esperienze possono essere spaventose. Possono portare le stesse persone che ne soffrono a fare del male a se stessi o ad altri.

Sintomi Psicosi Acuta

I sintomi della psicosi includono:

  • difficoltà di concentrazione
  • umore depresso
  • dormire troppo o non abbastanza
  • ansia
  • sospettosità
  • ritiro da familiari e amici
  • deliri
  • allucinazioni
  • discorsi disorganizzati, come ad esempio commutare argomenti in modo errato
  • depressione
  • pensieri o azioni suicide

La psicosi è un sintomo, non una malattia. Può causare una malattia mentale o fisica, abuso di sostanze o stress o traumi estremi.

Disordini psicotici, come la schizofrenia, sono malattie mentali che coinvolgono la psicosi che di solito avviene per la prima volta negli ultimi anni di adolescenza o in età adulta. I giovani sono particolarmente vulnerabili per motivi che i medici non comprendono a pieno.

Cause Psicosi

Ci sono molte cause, esse includono troppo poco sonno, alcuni farmaci da prescrizione e abuso di alcol o farmaci come marijuana e LSD.
Gli eventi traumatici, come la morte di una persona amata o un abuso sessuale, possono portare alla psicosi nelle persone vulnerabili. Così possono, ferite cerebrali traumatiche, tumori cerebrali, colpi, malattia di Parkinson e malattia di Alzheimer.

E ‘importante ricevere il trattamento presto, dopo il primo episodio della psicosi. La terapia farmacologica è la prima strada da intraprendere
Il medico può prescrivere farmaci per diminuire i sintomi.
Potrebbe essere anche necessario un ricovero ospedaliero se c’è il rischio di danneggiare se stessi o altri, o se non si è in grado di controllare il proprio comportamento o fare le attività quotidiane.

Nevrosi e Psicosi

Alcune delle principali differenze tra nevrosi e psicosi sono i seguenti:

  • La distinzione tra psicotici e neurotici in generale è sintomatica, psicopatologica e terapeutica
  • Le nevrosi sono disturbi aventi origine psicogena che – insorti solitamente in giovane età – tendono poi a stabilizzarsi (cronicizzazione), così da compromettere anche pesantemente la condotta personale e/o inter-personale e a incidere in particolar modo sulla sfera occupazionale. Le nevrosi si manifestano con un’ampia gamma di quadri clinici, che vanno dalle semplici fobie specifiche a complesse sindromi miste, ossessivo-compulsive, ansioso-disforiche, agora-claustro-solipsofobiche, etc… La sintomatologia è dominata dall’ansia, da sentimenti di inadeguatezza, da insoddisfazione di sé, cenestopatie (sensazioni generali, somatiche e psichiche, di tipo negativo/sfavorevole) etc… I pazienti nevrotici sono pienamente consapevoli di essere sofferenti di un problema psichiatrico e mantengono un accettabile adattamento sociale, conservando la capacità di distinguere la realtà esteriore da quella interiore.
  • Le psicosi sono disturbi solitamente gravi aventi origine somatogena che – insorti anch’essi perlopiù in giovane età – decorrono in maniera continua/sub-continua o episodica, realizzando quadri clinici così strani o imprevedibili, sempre eclatanti, da essere contrassegnati dall’etichetta di “alienazione”, “follia”, “pazzia”. L’ezio-patogenesi (origine della patologia, ovvero identificazione delle cause e del loro meccanismo d’azione) è multifattoriale e comprende sempre predisposizione genetica e disordini neurotrasmettitoriali, riguardanti adrenalina, nor-adrenalina, dopamina, serotonina, etc… I quadri clinici classici appartengono a due grandi categorie: serie disforica (malinconia, maniacalità, etc…) e serie dissociativa (schizofrenie, paranoie, etc…). I pazienti sono perlopiù inconsapevoli di essere affetti da una malattia mentale (anosognosici), non hanno una percezione corretta della realtà esteriore e se ne creano una rappresentazione interiore distorta o francamente erronea.

In linea generale la demarcazione tra le due patologie sta nella consapevolezza del problema che è presente solo nella nevrosi. Ambedue la patologie mostrano un distacco dalla realtà e un disagio nel contatto con l’ambiente sociale.

Andiamo con ordine. La psicosi è un disturbo psichiatrico che comporta una compromissione della percezione della realtà. Spesso si hanno delle allucinazioni e non si riesce a capire la differenza tra ciò che è reale e ciò che invece non lo è, si sentono delle voci che guidano verso azioni che possono essere pericolose sia per il malato che per la gente che gli sta intorno. Come si può notare è particolarmente invalidante come patologia.
I primi sintomi spesso vengono sottovalutati e si manifestano con la tendenza a pronunciare frasi con poco senso, quindi confuse e difficoltà nella memoria, si iniziano poi a manifestare i sintomi più importanti che denotano l’insorgere di false convinzioni, fino anche alle allucinazioni. Le false convinzioni portano il malato ad esempio a sentirsi spiato o in pericolo. Lo psicotico cambia anche spesso umore e passa da fasi di eccitazioni a fase di chiusura e di letargia in modo molto repentino. Questi sono i caratteri principali, ma vi sono molte forme che si differenziano tra loro anche in modo notevole ed alcune sono anche la conseguenza dell’assunzione di sostanze stupefacenti ed alcool.
La nevrosi è anch’essa una patologia, chi ne è colpito avverte un disagio, ma a differenza dello psicotico ne è consapevole al punto che cerca aiuto per superare lo stesso.
Lo psicotico invece non si rende conto del problema e agisce anche con violenza nei confronti di chi lo percepisce e cerca di aiutarlo. Secondo alcuni psicoterapeuti diverse sono anche le cause della patologia perché la nevrosi a differenza della psicosi, non ha un’origine somatica, ma solo origine psicogena. Cambia il grado del disturbo che nella maggior parte dei casi è più leggero nella nevrosi, anche se non sempre è così. Un tratto particolare della nevrosi è che mentre un nevrotico fobico, ad esempio, evita ciò che crea la paura, un nevrotico che ha paura dell’aereo semplicemente aggira l’ostacolo e non vola, lo psicotico invece corre incontro allo stesso oggetto della paura e questo proprio perchè manca la consapevolezza.
Diverso deve essere quindi anche l’approccio medico. Nel caso della nevrosi infatti è più facile perchè non vi è la volontà di fuggire alle cure e un buon rapporto con il proprio terapeuta può molto aiutare anche senza l’aiuto di farmaci, nel caso invece della psicosi, il terapeuta è spesso percepito come un nemico e spesso le psicosi hanno portato anche a compiere dei delitti proprio perchè non si riesce a distinguere la realtà da quella che è la propria immaginazione.

In sintesi si può anche dire che mentre nello psicotico c’è un elevato rischio per la sicurezza della comunità, nel nevrotico questo problema non c’è. Come si può notare le differenze sono molte e solo chi è a stretto contatto con il malato può rendersi conto del reale problema.

Psicoterapia

La terapia cognitivo comportamentale può aiutare a riconoscere quando si hanno episodi psicotici. L’obiettivo principale della terapia è quello di insegnare al paziente a identificare e monitorare i propri pensieri e le proprie credenze in situazioni specifiche, valutandoli e correggendoli alla luce delle prove oggettive esterne e delle circostanze. Le idee deliranti e le allucinazioni uditive si basano su assunzioni e pensieri che i pazienti ritengono veritieri, tengono in gran considerazione e, spesso, li preoccupano. Queste assunzioni causano delle distorsioni nell’elaborazione delle informazioni, contribuendo a mantenere in vita le credenze deliranti e le allucinazioni uditive (Hagen e Nordahl, 2008).
Per quanto riguarda l’instaurarsi della relazione tra paziente e terapeuta, la TCC può essere divisa in due fasi. All’inizio, il focus della terapia è centrato sul coinvolgimento del paziente e sulla costruzione dell’alleanza terapeutica. Fattori terapeutici aspecifici – come l’empatia e il calore – sono di enorme importanza nella creazione di una relazione collaborativa. I fattori che favoriscono l’impegno terapeutico sono: adottare uno stile di ascolto attivo, tentare di trovare un linguaggio comune per parlare dei sintomi del paziente, essere aperti a tutte le esperienze ed evitare il confronto diretto (Chadwick, 2006; Kingdon e Turkington, 2005).
La fase successiva è basata sui processi di psicoeducazione e normalizzazione dei sintomi psicotici, promuovendo anche la comprensione di fenomeni psicologici
analoghi.
La ricerca ha dimostrato come la normalizzazione sia il fattore maggiormente predittivo di un buon esito clinico, quando viene associata ad altre tecniche di formulazione del caso, quali, ad esempio, ricercare gli antecedenti della crisi,de-catastrofizzare la psicosi e fornire informazioni riguardo ad essaIn base alla formulazione si propone un piano di trattamento, in cui paziente e terapeuta sfidano le credenze e i pensieri relativi all’interpretazione dei sintomi stessi, cercando di fornire delle spiegazioni alternative a questi e di sviluppare nuove strategie di coping
L’obiettivo non è la scomparsa dei sintomi psicotici, ma la modificazione delle interpretazioni delle voci e dei deliri e la generazione di spiegazioni alternative a questi fenomeni, meno angoscianti delle precedenti. Anziché focalizzarsi solamente sul decremento dei sintomi, il trattamento si considera efficace se comporta una riduzione del distress emotivo del paziente (Birchwood e Trower, 2006) e un suo miglior funzionamento sociale (Turkington et al., 2007). In questa fase, le tecniche cognitive e comportamentali vengono applicate utilizzando una modalità collaborativa ed evitando sempre il confronto diretto.

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