Recentemente, si è tenuto a Torino il XVII Congresso AIAMC dove, tra i tanti argomenti trattati, è stata riposta una particolare attenzione ai costi sociali dei disturbi mentali, psicofarmaci inclusi.

Prendendo spunto dai diversi interventi, come ad esempio quello di Lord Layard, sembra lecito proporre una riflessione relativa alla leggerezza, che talvolta accompagna, la somministrazione di psicofarmaci e che di conseguenza impatta sui costi che, devono essere sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale.

Si tratta di una problematica, che ormai da diversi anni è al centro di numerosi dibattiti non solo in Italia, ma anche in molti paesi stranieri come ad esempio Stati Uniti d’America e Inghilterra.

Secondo un rapporto dell’Harvard School of Pubblic Health e del World Economic Forum, recentemente ripreso dall’Economist e diffuso in Italia, dall’Agenzia del Farmaco (AIFA) nel Luglio di quest’anno, tra il 2011 e il 2030 il costo delle malattie mentali nel mondo, probabilmente sarà di oltre 16 trilioni di dollari, di cui più di 800 miliardi di euro solo in Europa.

I disturbi mentali, intesi sia come patologie psicotiche (93 miliardi di euro), ansia (74,4 miliardi di euro), depressione (100 miliardi di euro) o disturbi bipolari, sia quelli affettivi (113 miliardi di euro), di personalità (27 miliardi di euro) e disturbi somatoformi (21 miliardi di euro), sono sempre più diffusi, nei Paesi ad alto reddito.  Basti pensare ad esempio che circa il 5% della popolazione mondiale in età lavorativa ha una grave malattia mentale, mentre un ulteriore 15% è affetto da una forma più comune. Conseguentemente una persona su due, nel corso della vita, avrà esperienza di un problema di salute mentale.

In particolare, di questi solo 1/3 sono costi sanitari diretti, il 25% risultano da costi diretti non sanitari ed il 40% costi indiretti. La spesa farmacologica quindi, si presenta solo come una faccia della medaglia. I costi maggiori sono infatti quelli dati dalle ospedalizzazioni, alla perdita di produttività dei soggetti e dagli  elevati costi assistenziali.

È dunque, sempre più preoccupante la popolarità, sempre più diffusa, degli psicofarmaci, come ad esempio gli antidepressivi. In questo scenario, come scritto sull’Economist la Terapia Cognitivo-Comportamentale si potrebbe rivelare efficace per il trattamento di diversi disturbi e in virtù della sua efficacia, contribuirebbe alla riduzione dei costi sociali. Questo è ciò che afferma anche Lord Layard, economista Inglese, sostenendo come nelle società attuali molte persone con disturbi psicologici, come disturbi depressivi o disturbi d’ansia, ricevono maggiormente un trattamento farmacologico, rispetto ad uno psicologico. Una situazione che implica costi enormi per l’assistenza sanitaria, mentre la terapia psicologica, in particolare quella cognitivo-comportamentale, contribuirebbe ad un abbattimento notevole dei costi.

Per questo motivo e sulla base di numerose evidenze empiriche, che hanno dimostrato un risparmio del 20% a livello dell’assistenza sanitaria, in Inghilterra è stata promossa l’attuazione di un servizio volto a fornire sostegno psicologico, fondato per il 60% dalle prestazioni sulla Terapia Cognitivo-Comportamentale. Servizio che ha reso la terapia psicologica accessibile a tutti e che viene utilizzato oggi da milioni di persone.

Si tratta di un modello, come affermato da Lord Layard, facilmente replicabile in paesi come l’Italia che hanno un Servizio Sanitario Nazionale, e dove la possibilità di risparmiare può arrivare ad avere una certa risonanza all’interno del sistema.

Come rivela il rapporto Osservasalute 2014, in Italia è aumentato l’uso di psicofarmaci, (consumi più elevati per l’anno 2013 si sono avuti in Toscana, nella PA di Bolzano ed in Liguria, mentre i consumi minori in Campania, Basilicata e Molise), nello specifico proprio degli antidepressivi. Il medesimo dato viene anche diramato dal Rapporto Osmed 2014, che rivela come nel nostro Paese l’impiego di antidepressivi è divenuto talmente ampio da costituire una delle principali componenti della spesa farmaceutica pubblica.

Durante i primi 9 mesi del 2014, i nostri concittadini hanno acquistato più antidepressivi, e contestualmente meno antibiotici e meno vaccini. Non c’è però da stupirsi: da tempo la rabbia e la depressione vengono individuati da enti di ricerca e istituzioni quali fattori chiave della crisi sociale che stiamo attraversando. La crisi economica, ma anche “la riduzione della stigmatizzazione” della patologia depressiva, l’aumento dell’attenzione del Medico di Medicina Generale nei confronti della patologia con conseguente miglioramento dell’accuratezza diagnostica e l’arricchimento della classe farmacologica di nuovi principi attivi, sembrano aver favorito l’aumento dell’utilizzo dei farmaci. Ciò che invece stupisce è che si continui a trascurare l’opportunità di appropriatezza ed efficacia offerta dall’apporto di psicologi e psicoterapeuti, le cui potenzialità vengono tuttora colpevolmente trascurate dal Servizio Sanitario Nazionale.

“Curare la depressione costa poco rispetto ai costi diretti ed indiretti che genera: il rapporto Osmed ne è l’ennesima conferma”. Ciò è quanto dichiarato, in una nota, Nicola Piccinini, presidente dell’Ordine Psicologi del Lazio il quale, facendo riferimento ad uno studio di  Sara Evans-Lacko e Martin Knapp, sottolinea quanto la depressione possa incidere sulla produttività dei cittadini, facendo aumentare a dismisura i fondi necessari per le politiche statali di welfare, tra incremento dei costi per i servizi sanitari, incentivi per il collocamento dei disoccupati e il ricollocamento di chi, a causa della malattia, ha perso il lavoro (in Europa, in questo periodo una persona su dieci) ed ancora investimenti a favore delle politiche familiari e assistenza ai pazienti più gravi.

È dunque fondamentale che le istituzioni si adoperino affinché venga conferita più centralità alla psicoterapia nei percorsi di cura, prestando maggiore attenzione alle opportunità offerte dall’apporto di cura e di efficienza offerto dalla nostra categoria professionale.

 

Fonti:

– “Mental Illness. The Age of unreason”, Economist

-“Psichiatria, in Europa le malattie mentali ‘costano’ 800 miliardi l’anno”, www.larepubblica.it

-“Boom antidepressivi. Gli psicologi: “I dati Aifa dimostrano che bisogna rafforzare psicoterapia”, www.quotidianosanità.it

-“Psicofarmaci: l’Italia sempre più impasticcata. Soluzioni? Aumentare l’offerta di Psicoterapia e Sostegno Psicologico.”, www.stateofmind.it

-“Osservasalute 2014. La sintesi del Rapporto”, www.quotidianosanità.it

-www.agenziafarmaco.gov.it