Perchè mangi quel che mangi?

perche-mangi-quel-che-mangiLa gente mangia per due ragioni.

La prima ragione è la fame (o fame fisiologica), la seconda è l’appetito.

La fame e l’appetito non sono la stessa cosa.

La fame è il bisogno di cibo; è una reazione fisica che include trasformazioni chimiche nel corpo correlate al basso livello di glucosio che si trova nel sangue qualche ora dopo aver mangiato. Inoltre è un meccanismo istintivo che assicura che il corpo ottenga il “carburante” che gli serve per funzionare bene.
L’appetito è il desiderio di cibo; è una reazione emozionale o psicologica (“sembra invitante!”) che stimola una risposta fisiologica involontaria (salivazione, contrazioni dello stomaco).

La differenza pratica tra fame e appetito è questa. Quando sei affamato mangi una sola manciata di noccioline. Dopo questa manciata il tuo appetito può portarti a mangiarne altre due solo perché sembrano invitanti o hanno un buon sapore.
In altre parole l’appetito è la base del detto “Hai gli occhi più grandi della fame”.

I più chiari segnali che l’organismo manda per richiedere del cibo sono delle reazioni fisiche che derivano dallo stomaco e dal sangue e che ci informano che è definitivamente tempo di mangiare.
Lo stomaco, quando è vuoto, si esibisce in un udibile, a volte anche imbarazzante, richiamo per il cibo. Questo segnale rumoroso si chiama morso della fame.

Questi morsi della fame sono semplicemente delle contrazioni muscolari. Quando lo stomaco è pieno queste contrazioni e i conseguenti movimenti lungo tutta la lunghezza dell’intestino, conosciute come peristalsi, fanno muovere il cibo attraverso il tratto digestivo. Quando lo stomaco è vuoto, le contrazioni spremono solo aria che fa rumore.

Ogni volta che mangiamo, il pancreas secerne l’insulina, un ormone che permette di trasportare il glucosio dal sangue alle cellule che ne hanno bisogno per i compiti quotidiani come poter respirare, far battere il cuore, permettere all’organismo di andare avanti. Il livello di glucosio circolante nel sangue cresce e diminuisce naturalmente, producendo una vaga sensazione di vuoto, di debolezza, che suggerisce di mangiare.
La sensazione soddisfacente di pienezza dopo aver mangiato è chiamata sazietà, il segnale che dice: “Non ce la faccio a mangiare il dolce, sono pieno e ho bisogno di lasciare la tavola”.

In tutto il mondo il ciclo della fame (cioè dell’aumento e del calo del glucosio) suggerisce una programmazione dei pasti che generalmente prevede quattro pasti durante il giorno: colazione, pranzo, merenda e cena.
La nostra cultura di mangiare tre pasti al giorno ci costringe a combattere il nostro ritmo naturale restando senza cibo dall’ora di pranzo fino alla cena. Il risultato è che, quando il livello di glucosio scende intorno alle 16, si diventa irritabili e affamati e quindi si cerca di soddisfare la fame afferrando il cibo più vicino, che spesso è uno snack altamente calorico.

Il modo migliore di comportarsi nei confronti della fame e dell’appetito è riconoscere e seguire i segnali naturali del corpo.
Se sei affamato, mangia (nelle ragionevoli quantità adatte per il tuo fisico). E ricorda: nessuno è perfetto. Se un giorno dovessi mangiare di più non sentirti in colpa, ma cerca di ridurre le calorie o aumentare l’attività fisica nei giorni successivi. Aggiungendo da una parte, togliendo dall’altra riuscirai a seguire comunque il tuo obiettivo.

L’ambiente fisico e psicologico influisce molto sull’appetito e sulla fame portando, a volte, a mangiare più o meno del normale.
Ci sono più probabilità di sentirsi affamati in un ambiente freddo rispetto ad un posto caldo. E probabilmente si apprezzano di più piatti altamente calorici quando fa freddo rispetto a quando fa caldo.
Questa differenza non è casuale. Il cibo dà calorie (energia) e le calorie mantengono il corpo caldo.

Tutti sappiamo che fare esercizio provoca un grande appetito, ma non è proprio così. Le persone che si allenano regolarmente molto probabilmente tendono ad avere un appetito normale e raramente hanno fame subito dopo gli esercizi. Questo perché quando si fa del movimento viene liberata l’energia immagazzinata in precedenza (glucosio e grassi), in questo modo il livello di glucosio resta stabile e non ci si sente affamati. Il movimento rallenta il passaggio del cibo attraverso il tubo digerente; lo stomaco si svuota più lentamente e ci si sente pieni più a lungo. E’ consigliabile non mangiare un pasto pesante prima di fare attività fisica per evitare che vengano dei crampi.

Anche prendere le medicine può influenzare l’appetito facendo mangiare di più o meno del solito. Il fatto che una certa medicina possa influenzare l’assunzione di cibo non è quasi mai una buona ragione per non assumerla. L’importante è conoscere la relazione che intercorre tra la medicina e il desiderio di cibo.

Le papille gustative sono organi di senso che rendono possibile percepire i diversi sapori del cibo. In altre parole permettono di gustare i cibi che mangiamo.
Le papille gustative riconoscono chiaramente quattro sapori base: il dolce, l’acido, l’amaro e il salato.
I sapori non sono sciocchezze. Essi sono uno dei fattori che ci permettono di apprezzare il cibo.
Alcune malattie e alcune medicine alterano l’abilità di gustare i cibi. La conseguenza può essere una parziale o totale perdita del gusto. Oppure si può verificare un fenomeno per cui i sapori vengono confusi scambiando il dolce per salato o l’acido per amaro.

Combinare tipi differenti di cibi può mandare in corto circuito la capacità delle papille gustative di riconoscere i sapori correttamente. Ad esempio quando si sorseggia del vino, anche uno abbastanza dolce, le papille riconoscono il sapore brusco del vino. Se prima di bere il vino si mangia un po’ di formaggio il vino risulterà meno acido perché le molecole del grasso e delle proteine del formaggio coprono le cellule ricettrici così che le molecole acide del vino non possono attaccarsi.
Quando bisogna scegliere dei cibi con un buon sapore tutti gli esseri umani e molti animali hanno quattro cose in comune: a tutti piace il dolce, vogliono il salato, vanno pazzi per i cibi grassi e evitano l’amaro.

I cibi che consideriamo buoni (quelli dolci, salati o grassi) sono indispensabili per il corpo sano nelle dosi giuste.

I cibi dolci
sono una fonte rapida di energia  perché i loro zuccheri possono essere convertiti velocemente in glucosio, la molecola che il corpo brucia per avere energia. Certamente i dolci fanno sentire meglio. Mangiarli stimola il cervello a rilasciare le endorfine, che sono degli antidolorifici naturali. Il glucosio rilasciato dai cibi dolci non resta nel circolo sanguigno a lungo. Quando mangiamo dei dolci si verifica subito un improvviso aumento del glucosio nel sangue che viene seguito da un successivo rapido calo.

Il sale è vitale per la vita. Il sale permette al corpo di mantenere l’equilibrio dei liquidi e regolare i processi chimici che servono alle cellule nervose per dare energia ai muscoli, potenziare gli organi e trasmettere i messaggi che arrivano dal cervello.

I cibi grassi sono addirittura più ricchi in calorie degli zuccheri. Così il fatto che tu li desideri quando sei molto affamato non è una sorpresa. Quale cibo grasso si preferisce dipende dal sesso. Molti studi dicono che le donne preferiscono dei grassi dolci come la cioccolata, mentre gli uomini preferiscono i grassi salati come le patatine.

Il motivo per cui alcuni odiano i broccoli e adorano le olive (o viceversa) è ancora un mistero per gli esperti. Loro suggeriscono, ma non possono provarlo, che le preferenze sui cibi dipendono dai geni, dalla cultura e dalla propria esperienza personale.

E’ importante che piaccia il cibo che si mangia. Il semplice gesto di mettere un cibo in bocca stimola la produzione di saliva e la secrezione degli enzimi necessari per digerire i cibi. Alcuni studi hanno dimostrato che se mangiamo qualcosa che ci piace veramente il pancreas rilascia una quantità di enzimi digestivi 30 volte maggiore di quella normale.

Spesso succede che le persone che hanno vomitato dopo aver mangiato un cibo specifico sviluppino un’antipatia per il sapore di quel cibo. A volte la repulsione può essere così forte da non voler più assaggiare quel cibo, persino dopo aver saputo che ciò che ci ha fatto stare effettivamente male è stato qualcos’altro, come ad esempio essere andato sulle montagne russe prima di mangiare quel cibo