Il futuro di ogni società dipende dalla sua capacità di promuovere il sano sviluppo della generazione futura. Il vasto corpus di ricerche sulla biologia dello stress, ora mostra che un sano sviluppo può deragliare a causa di un’eccessiva o prolungata attivazione dei sistemi di risposta allo stress propri del corpo e del cervello. Questo stress, “tossico”, può arrivare ad avere effetti dannosi sull’apprendimento, sul comportamento e la salute.

Imparare ad affrontare le avversità è fondamentale affinché il bambino segua un percorso di sano sviluppo. Quando ci sentiamo minacciati, il nostro corpo ci prepara a reagire e di conseguenza aumentano il battito cardiaco, la pressione sanguigna e gli ormoni dello stress, come il cortisolo. Quando, invece, ad attivarsi sono i sistemi di risposta allo stress di un bambino, che vive ​​in un contesto di relazioni positive e di sostegno con gli adulti di riferimento, questi effetti fisiologici sono attenuati e, e dopo un eventuale innalzamento vengono riportati ad un livello basale. Il risultato è lo sviluppo di sistemi di risposta allo stress sani. Tuttavia, se le risposte allo stress sono estreme e di lunga durata, ed il bambino vive in un contesto di relazioni disfunzionali e patologiche, il risultato non può che essere negativo, i sistemi e l’architettura cerebrale saranno indeboliti, e le ripercussioni saranno notevoli.

A tal proposito, come evidenziato dagli studiosi di Harvard, è importante distinguere fra tre tipologie di risposte allo stress:

  • positiva
  • tollerabile
  • tossica

Come descritto di seguito, questi tre termini si riferiscono agli effetti che i  sistemi di risposta allo stress generano sul corpo, quindi non all’evento stressante o all’esperienza stessa:

Una risposta “positiva” allo stress si configura come una componente normale ed essenziale per lo sviluppo, generalmente  caratterizzata da un lieve aumento della frequenza cardiaca ed un leggero innalzamento dei livelli ormonali. Un esempio di situazioni che, potrebbero innescare questo tipo di risposta possono essere ad esempio, il primo giorno di scuola o il giorno della vaccinazione.

Una risposta “tollerabile” allo stress invece, determina l’attivazione  dei sistemi di allarme del corpo come conseguenza dell’esposizione a difficoltà più gravi, prolungate, come, ad esempio, la perdita di una persona cara, un disastro naturale, o una ferita spaventosa. Al contrario, se l’attivazione è limitata nel tempo e attenuata da rapporti con adulti che aiutano il bambino ad affrontare queste circostanze e gli insegnano ad adattarsi, il cervello e altri organi probabilmente riescono a preservarsi dagli effetti dannosi dello stress.

Infine, una risposta “tossica” allo  stress può verificarsi quando il bambino sperimenta un’intensa, frequente, e  prolungata avversità come l’abuso fisico o emotivo, abbandono,o si relaziona ad un caregiver che abusa di sostanze o con malattia mentale, l’esposizione alla violenza o a situazioni di disagio, senza un adeguato sostegno da parte degli adulti che dovrebbero prendersi cura di lui. Questo tipo di attivazione, prolungata, dei sistemi di risposta allo stress può arrivare ad incidere negativamente sullo sviluppo dell’architettura cerebrale e di altri organi, incrementare il rischio di malattie legate allo stress e favorire il deterioramento cognitivo.

Quando si verifica, continuamente, una risposta tossica allo stress, che può essere innescata da più fonti, si possono avere conseguenze drammatiche sulla salute fisica e mentale dell’ individuo.

Chi sperimenta esperienze particolarmente avverse nell’infanzia, ha una  maggiore  probabilità di sviluppare ritardi nello sviluppo e problemi di salute, tra cui malattie cardiache, diabete, abuso di sostanze e depressione. La ricerca indica anche che, affrontare i primi anni di vita con il sostegno e la vicinanza di adulti sensibili e responsivi, sembra prevenire o limitare gli effetti dannosi delle risposte allo stress.

 

FONTI:

-http://developingchild.harvard.edu/