La paura della contaminazione è considerata dall’ ossessivo compulsivo un’ angoscia irrazionale. Ad essere temuto è il pericolo della trasmissione e della gravità delle conseguenze della contaminazione stessa, sia su di sé che sulle persone vicine.

 

“C’era una volta una ragazza che aveva il potere di contaminare tutto e tutti con le sue mani e/o con i suoi effetti personali.

La ragazza non poteva andare per strada perché bastava che sfiorasse qualcuno anche con il suo cappotto, che il povero malcapitato sarebbe morto in modo atroce.

La ragazza però, non poteva farci nulla, lei non era cattiva… non sapeva come gestire questo suo potere perché era troppo distratta. E così si scordava dove poggiava le sue cose, dove le dimenticava oppure che i vestiti che aveva addosso potevano essere delle vere e proprie armi biologiche.

La ragazza disperata, cercò di essere meno distratta e più attenta a non essere responsabile di stragi, ma più cercava di controllarsi, più peggiorava la situazione.

A questo punto, si chiese cosa fosse la cosa giusta da fare… sparire così da evitare altre carneficine o continuare ad esistere accentando questo suo potere.

Ad oggi, la ragazza sta tentando ancora di accettare questa sua straordinaria abilità e di sfruttarla al meglio: toccare i criminali, così da rendere questo mondo migliore!

È un duro compito e a volte costa la vita di qualche innocente, ma la ragazza sa che lo ha per un obiettivo che vuole raggiungere e per un fine più grande”

Raccontare e condividere la propria storia (una delle tecniche dalla Terapia Cognitivo Comportamentale) anche con un pizzico di ironia e sarcasmo, può essere  molto utile per chi soffre di Disturbo Ossessivo Compulsivo per prendere le distanze dai propri pensieri.

In questo modo “si guarda ai propri pensieri, senza essere guardati e guidati da essi”.

Spesso infatti, non solo chi soffre di DOC, vive una condizione di fusione con la realtà generata dalla nostra mente e dai nostri pensieri. Guardiamo al mondo con distorsioni, generalizzazioni, accostamenti arbitrari e credenze errate.

“Guardare ai pensieri”invece,  come nella storia riportata sopra, permette di riconoscere la propria attività mentale come tale e a differenziarsi da essa. Questo è ciò che si definisce defusione.

 

“Sei molto di più e molto di meno di quella roba lì”

(Russ Harris)