Negli ultimi anni, è stata rivolta sempre più attenzione alla popolazione transgender e si sono sempre più accentuate le lotte per la parità dei diritti.

Da un punto di vista pratico, che cosa si fa e cosa si può fare quando si presenta, in terapia, una famiglia con un bambino che “reclama” un genere sessuale differente da quello assegnato?

Il transgender è colui che sperimenta un disagio affettivo/cognitivo in relazione al genere di nascita,  che risulta essere incongruente con quello esperito. La prevalenza, ad esempio negli Stati Uniti è bassa, ma difficilmente trascurabile: si stima che il 0,3% degli adulti, vicino a un milione di persone, si identifichino come transgender (Stroumsa D, Am JPublic Health 20l4;104(3):e38). Mentre non ci sono cifre relative alla prevalenza effettiva per i bambini.

La vita per i transgender non è facile, a qualsiasi età, perché si trovano a dover lottare con le discriminazioni e i pregiudizi della società, che di conseguenza determinano un’elevata prevalenza di problemi psicosociali. I transgender, per questo hanno una maggiore probabilità di fare uso di droghe, alcol o di fumare nel tentativo di far fronte alle discriminazioni. Essi poi, sono ad alto rischio di violenza (compreso l’omicidio) e di suicidio. Per esempio, uno studio ha rilevato un tasso pari al 41% di tentativi di suicidio, rispetto al 1,6% nella popolazione generale (Injustice at Every Turn: A Report of the National Transgender Discrimination Survey 2011; http://bit.ly/1teXC7Y).

Inoltre, le persone transgender, in particolare quelle di colore e con basso reddito, incontrano una discriminazione ulteriore, ad esempio entro gli ambienti sanitari. Uno studio ha rilevato che, a circa il 19% delle persone transgender, viene negata l’assistenza sanitaria, e il 28% ha riferito di aver ricevuto molestie verbali in un ambiente medico(Injustice at Every Turn, op.cit).

Trattare adolescenti transgender

Il problema psichiatrico più comune che si riscontra negli adolescenti transgender è la “Disforia di Genere”. Questa è definita nel DSM-5 come “una marcata incongruenza tra il genere esperito/espresso da un individuo e il genere assegnato, di una durata minima di sei mesi”, in aggiunta al solito “disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in diverse aree importanti” (American Psychiatric Association: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Addition. Arlington, VA, American Psychiatric Association, 2013). (See “Making Progress in Diagnosis” above.).

La Disforia di Genere è spesso causata dalla lotta dell’adolescente con l’identità di genere e le difficoltà sociali, come la mancanza d’accettazione da parte dei coetanei.

Un buon metodo per lavorare con questi ragazzi consiste nell’ iniziare con incontri individuali, che spesso aiutano ad affrontare il processo di coming out. Solo in seguito è previsto il coinvolgimento della famiglia. L’adolescente infatti, dovrebbe discutere la questione con i familiari solo quando si sente emotivamente preparato, dunque pronto e sicuro di riuscire a  farlo. L’accettazione dei genitori invece, è processo a se stante, che spesso richiede una terapia familiare. Questa è una parte cruciale del trattamento, poiché il rifiuto da parte dei genitori sembra aumentare il rischio dei tentativi di suicidio, depressione, uso di sostanze illegali, e di sesso non protetto(Ryan C et al, Pediatrics 2009;123(1):346-352).

Per queste ragioni, è generalmente consigliato dire ai genitori che l’accettazione della famiglia è uno dei migliori “trattamenti”.

Nel lavoro diretto con gli adolescenti, è fondamentale che loro, in primis, accettino la propria identità di genere. È importante che insegnanti e  coetanei si riferiscano a loro con il nome e i pronomi preferiti, che capiscano e accettino, possibilmente senza giudicare.

Oltre a discutere degli eventuali problemi di natura sociale, si dovrebbe anche chiedere al paziente se usa ormoni o vorrebbe usarli. Pochi medici sono disposti a prescrivere ormoni, spesso anche nei casi in cui il team di trattamento includa uno psichiatra. È generalmente accettato e riconosciuto che una transizione precoce, prima dello sviluppo dei caratteri sessuali secondari, abbia maggiori probabilità di successo, influenzando positivamente la qualità della vita dell’adolescente. Talvolta, gli adolescenti che non riescono a trovare un medico che prescriva loro gli ormoni, possono tentare di accedere e  acquistare quelli di strada con il rischio di contrarre patologie come l’HIV o l’epatite, e di assumere ormoni inadeguati e somministrati secondo dosaggi errati.

Considerazioni particolari per il trattamento di bambini

Anche se i bambini in età prepuberale con Disforia di Genere possono mostrare un comportamento di genere atipico “dalla nascita”, spesso non iniziano un trattamento fino a quando, con l’inizio della scuola, non vanno incontro ai primi conflitti sociali. Anche se i genitori si mostrano disponibili nel permettere ai loro bambini di esplorare i differenti comportamenti di genere, la situazione spesso non degenera fino a quando il bambino/a si esprime, manifestando questi comportamenti in pubblico, come ad esempio a scuola. Le famiglie generalmente vengono in trattamento quando entrambi i genitori non possono  tollerare o non sanno come affrontare il problema, o quando il bambino comincia a sperimentare conflitti con i coetanei a scuola, e ad essere vittima di bullismo. Molti di questi bambini si presentano con dei livelli di ansia e di depressione tali da richiedere un trattamento.

Il trattamento della Disforia di Genere nei bambini in età prepuberale è controverso. I trattamenti ormonali possono portare a cambiamenti irreversibili. Per questo non vi è alcun consenso all’interno della comunità medica su come gestire questa tipologia di interventi.

Attualmente ci sono tre approcci per il trattamento di questi bambini: correttivo, di supporto e affermativo (Olson J et al, Arch Ped Adolesc Med 2011;165(2):T71-T76).

Il trattamento correttivo, dal 1984 è l’approccio clinico standard e più ricercato, con strategie che mirano ad allineare l’identità di genere con il sesso biologico. Tuttavia, molti esperti esprimono preoccupazione per i danni causati ai giovani, invalidando il loro senso di sé, senza considerare che questo approccio è “non scientifico, non  è etico ed è fuorviante, paragonabile alla terapia riparativa dell’omosessualità” (Drescher J, LGBTHealth 2014;1(1):10-14).

La terapia di supporto, si fonda sull’ “aspettare e vedere” e non si concentra sul genere specifico, ma pone l’attenzione su ansia o depressione, aiuta le famiglie a proteggere i propri figli da bullismo, lavorando con il sistema scolastico. Non convalida e non invalida l’ identità di genere espressa del paziente. Si limita a lavorare con le conseguenze negative che si possono sperimentare.

Nell’approccio affermativo invece, si sostiene il bambino e lo si incoraggia nell’esplorazione attiva dell’identità di genere. Si discute anche con i genitori circa l’opportunità di una transizione di genere in alcuni bambini. Nel corso degli ultimi anni, sono sempre più i genitori che sostengono i loro bambini nell’esplorazione attiva della propria identità sessuale, affermando che hanno il diritto di frequentare la scuola che vogliono con l’identità di genere e il nome che preferiscono, sin dalle elementari (Gulli C. What Happens When Your Son Tells You He’s Really a Girl? MacLean’s January 14, 2013 [http://bit.ly/1nLZekd]).

È impossibile identificare quale sia l’approccio “giusto”, ogni caso deve essere valutato singolarmente, essendo consapevoli del fatto che si possono avere i propri pregiudizi.

Ma, ad esempio, quale può essere il risultato migliore: essere un transgender adulto felice o  essere un gay o un eterosessuale cisgender adulto che da tutta una vita lotta con i problemi associati alla propria identità di genere?

In totale assenza di consenso scientifico, è fondamentale prestare attenzione agli estremi.

Da un lato infatti, anche se si parla di pochissimi i casi, vi sono genitori fortemente contrari alla crescita di un bambino che potrebbe orientarsi verso una transizione di genere. In questi casi, un terapeuta dovrebbe aiutare i genitori a diventare più accettanti rispetto i diversi risultati possibili, fornendo loro le risorse per ampliare il loro punto di vista.

Dall’altro lato invece, vi  sono genitori che appoggiano e sostengono il proprio bambino/a e talvolta sono già dieci passi avanti rispetto alla transizione. Alcuni infatti, per  favorire un miglior adattamento al nuovo genere, cambiano l’ambiente, si mostrano disponibili a trasferirsi e a  far cambiare scuola al bambino in modo che si presenti come un nuovo studente con il genere da lui preferito. Tuttavia, diversi studi mostrano che ad esempio il trasferimento in un nuovo Stato o in una nuova scuola, può essere traumatico, soprattutto per i bambini più vulnerabili. In questi casi, si può incoraggiare i genitori a rallentare il processo di transizione, permettendo al bambino di prendere più di un vantaggio.

In definitiva, il messaggio più importante che si può dare ai genitori è che questi sono i loro figli, sono speciali e unici, e che meritano di vivere una vita autentica e felice.

 

FONTE:

pro.psychcentral.com