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Terapia Cognitivo-Comportamentale del panico PDF Stampa E-mail

 | A chi rivolgersi | Introduzione | Che cos'è | Cause | Disturbo di Panico | Condizioni concomitanti | Sintomi e decorso | Trattamento del panico | Terapia cognitivo-comportamentale | Protocollo Istituto Watson | Trattamento psicodinamico | Trattamento farmacologico | Trattamento combinato | Quando il panico ritorna | Agorafobia | Suggerimenti per i familiariTrovare aiuto | Test attacchi di panico |   

Si tratta di una combinazione tra terapia cognitiva, che può modificare o eliminare gli schemi di pensiero che contribuiscono a originare e mantenere i sintomi del paziente e terapia comportamentale, che si propone di aiutare il paziente a cambiare il proprio comportamento.

Generalmente i/le pazienti che seguono una terapia cognitivo-comportamentale si incontrano col terapeuta da 1a 3 ore alla settimana. Nella parte cognitiva della terapia, il terapeuta conduce un’attenta analisi dei pensieri e delle emozioni che accompagnano gli attacchi di panico. Questi eventi mentali sono discussi in relazione al modello cognitivo degli attacchi di panico.

Il modello cognitivo afferma che le persone con disturbi di panico spesso hanno distorsioni nei loro modi di pensare, delle quali possono essere inconsapevoli e queste distorsioni possono originare un circolo vizioso di paura. 

Si ritiene che il circolo vizioso operi in questo modo: per prima cosa l’individuo prova una sensazione potenzialmente preoccupante per la salute personale, come, per esempio, un aumento del battito cardiaco, un’oppressione al torace o un senso di nausea e fastidio allo stomaco. Questa sensazione può essere generata da alcune preoccupazioni, da un’immagine mentale spiacevole, da un leggero disturbo o anche dall’esercizio fisico. La persona con disturbo di panico risponde alla sensazione provando ansia. L’ansia iniziale scatena ulteriori sensazioni spiacevoli che a loro volta alzano il livello d’ansia dando origine a pensieri catastrofici. La persona pensa: "Sto avendo un attacco di cuore!" o "Sto impazzendo!", o altri pensieri simili. Il ripetersi del circolo vizioso genera l’attacco di panico. Tutto il ciclo completo può durare solo pochi secondi e l’individuo potrebbe non accorgersi dei primi pensieri o delle prime sensazioni.

I ricercatori sottolineano che, con l’aiuto di un terapeuta esperto, le persone con disturbi di panico, spesso possono apprendere a riconoscere la sequenza dei primi pensieri e delle prime sensazioni e a modificare le loro risposte ad essa. Ai pazienti viene insegnato che certi pensieri tipici come "Quella sensazione terribile sta peggiorando!" oppure "Sto per avere un attacco di panico!" o ancora "Ho un attacco di cuore!" possono essere sostituiti con altri pensieri come "E solo stanchezza – passerà", che aiutano a ridurre l’ansia e ad arrestare l’attacco di panico. Vengono insegnate tecniche specifiche per affrontare questi problemi. Attraverso questa modificazione degli schemi di pensiero, il/la paziente acquisisce il controllo sul problema.

Spesso il terapeuta fornirà al/alla paziente semplici indicazioni da seguire quando la persona sente che si sta avvicinando un attacco di panico. 

Ecco alcune strategie per affrontare l’attacco di panico.

  1. Ricorda che nonostante i pensieri e i sintomi siano spaventosi, non sono pericolosi e dannosi

  2. Renditi conto che quello che stai provando è solo l’esagerazione di una normale reazione allo stress

  3. Non contrastare le tue sensazioni e non provare a respingerle. Più decidi di affrontarle, meno intense diventeranno

  4. Non aumentare il panico pensando a cosa "potrebbe" succedere. Se capita di domandarsi "E se…?!", dire a se stessi "E allora?!"

  5. Vivi il presente. Osserva cosa sta veramente succedendo, invece di pensare a cosa potrebbe accadere

  6. Valuta il livello della tua paura da 0 a 10 e osserva quando sale o scende. Nota che non sta ad un livello elevato per più di qualche secondo

  7. Quando stai pensando alla paura cambia il tuo pensiero "E se…?!". Concentrati e metti in atto un semplice compito alternativo, per esempio, conta all’indietro da 100 a 0 di 3 in 3 o infila un elastico al polso, tiralo e lascialo andare sulla pelle ( il breve dolore fisico distoglie il pensiero )

  8. Osserva che quando blocchi i pensieri negativi la tua paura inizia a svanire

  9. Quando la paura arriva, aspettala e accettala. Aspetta e dalle il tempo di passare senza scappare da lei

  10. Sii orgoglioso di te stesso/a per i progressi fatti finora e pensa a quanto bene ti sentirai al prossimo successo

(Courtesely Jerilyn Ross, M.A., L.I.C.S.W., The Ross Center for Anxiety and Related Disorders, Inc. Washington, D.C. Adapted from Matthews et al. 1981)

Nella terapia cognitiva il dialogo tra paziente e terapeuta non è normalmente focalizzato sul passato del paziente, come nel caso di altre forme di terapia. Il dialogo è piuttosto centrato sulle difficoltà e i successi che il/la paziente sta avendo nel presente e sulle abilità che deve apprendere.

L’aspetto comportamentale della terapia cognitivo-comportamentale può comprendere un allenamento sistematico nelle tecniche di rilassamento. Imparando a rilassarsi, il/la paziente può acquisire la capacità di ridurre l'ansia generalizzata e lo stress che spesso predispongono agli attacchi di panico.

Gli esercizi di respirazione sono sovente inclusi nella terapia comportamentale. Il/la paziente impara a controllare la respirazione e ad evitare l’iperventilazione – un insieme di rapidi respiri poco profondi che possono scatenare o esacerbare in alcune persone gli attacchi di panico.

Un altro aspetto importante delle strategie di intervento comportamentali è l’esposizione alle sensazioni interne, chiamata esposizione interocettiva. Durante l'esposizione interocettiva il terapeuta effettua analisi e valutazione delle sensazioni interne associate agli attacchi di panico. Dopo la valutazione il terapeuta può richiedere al/alla paziente di richiamare alcune delle sensazioni associate all’attacco di panico, per esempio cercare di aumentare la frequenza cardiaca con l’esercizio, attuare l’iperventilazione per scatenare le sensazioni di testa leggera e i sintomi respiratori, o girare su se stessi per produrre capogiro. Possono essere proposti altri esercizi per provocare il senso di irrealtà. A questo punto il terapeuta insegna alla persona ad affrontare efficacemente queste sensazioni e a sostituire i pensieri allarmanti tipo "Sto per morire", con pensieri più funzionali come "Mi gira solo un po' la testa, posso sopportarlo".

Un ulteriore importante tecnica della terapia comportamentale dei disturbi di panico, è l'esposizione in vivo o esposizione in situazione reale. Paziente e terapeuta determinano se esistano comportamenti di evitamento di luoghi o situazioni da parte del/della paziente e quali problemi ne conseguano. Si decide, quindi di lavorare sui comportamenti d'evitamento che causano maggiori problemi alla vita quotidiana del/della paziente. Ad esempio, la paura di guidare può essere d'enorme importanza per alcuni, mentre il timore di recarsi al supermercato può essere di poca importanza per altri.

Alcuni terapeuti possono recarsi a casa di un paziente agorafobico per aiutarlo nelle prime esposizioni. Spesso il/la terapeuta accompagna il paziente nelle uscite per fare shopping, in altri luoghi solitamente evitati oppure nella guida dell'auto.

I/le pazienti si avvicinano alla situazione temuta gradualmente, cercando di rimanere nella situazione nonostante l'aumento dell'ansia; in questo modo i/le pazienti si rendono conto che le sensazioni che provano, per quanto spaventose possano sembrare, non sono pericolose e presto passano.

Ad ogni tentativo i/le pazienti affrontano solo il livello di paura che sentono di poter tollerare e di solito si rendono conto che con questo approccio "passo dopo passo", aiutati dagli incoraggiamenti e dai suggerimenti del terapeuta, iniziano gradualmente a controllare le loro paure e ad affrontare situazioni prima ritenute impossibili.

Molti terapeuti assegnano ai pazienti delle esercitazioni a casa da eseguirsi tra una seduta e la successiva. A volte si programmano solo pochi incontri individuali con il terapeuta e i/le pazienti continuano il lavoro da soli con l'aiuto di manuali e di istruzioni scritte dal terapeuta stesso.

Spesso i pazienti partecipano ad una terapia di gruppo con altre persone che stanno tentando di superare simili problemi di fobie e disturbi di panico con incontri periodici per discutere sui progressi ottenuti, incoraggiarsi a vicenda, ricevere consigli ed indicazioni dal terapeuta.

Il trattamento cognitivo-comportamentale richiede generalmente almeno 8 / 12 settimane. Alcune persone possono richiedere trattamenti più lunghi per apprendere e utilizzare correttamente le tecniche. Questo tipo di terapia, che ha dimostrato una bassa percentuale di ricadute, è efficace nell'eliminare gli attacchi di panico o nel ridurre la loro frequenza. Aiuta anche a ridurre l'ansia anticipatoria e l'evitamento delle situazioni temute.

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