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Protocollo per il panico adottato all'Istituto Watson PDF Stampa E-mail

 | A chi rivolgersi | Introduzione | Che cos'è | Cause | Disturbo di Panico | Condizioni concomitanti | Sintomi e decorso | Trattamento del panico | Terapia cognitivo-comportamentale | Protocollo Istituto Watson | Trattamento psicodinamico | Trattamento farmacologico | Trattamento combinato | Quando il panico ritorna | Agorafobia | Suggerimenti per i familiariTrovare aiuto | Test attacchi di panico |   

Linee guida del protocollo d’intervento praticato presso l’istituto Watson – Centro di psicoterapia cognitiva e comportamentale e consulenza psicologica.

  1. Introduzione ai principi e alla natura del trattamento (il protocollo seguito è quello di Barlow)
    La teoria del condizionamento più completa è stata elaborata da Wolpe (1958). Il primo attacco risulta dall’esperienza delle conseguenze dell’iperventilazione la quale accresce il biossido di carbonio presente nei polmoni e nel sangue e provoca delle sensazioni spiacevoli di vertigine, di batticuore e di soffocame nto. Nel modello presentato da Clark (1986) si assume che gli attacchi di panico siano il risultato di una interpretazione catastrofica di alcune sensazioni fisiche, cosicché sintomi comunemente associati all’ansia (vertigini, palpitazioni, ecc.) sono visti dalla persona come segnali pericolosi di una patologia imminente (come attacco di cuore o emorragia cerebrale). Un crescente numero di prove indica il trattamento cognitivo comportamentale come quello più efficace per il trattamento di attacchi di panico e agorafobia. Gli effetti del trattamento CC sono paragonabili a quelli prodotti dal trattamento farmacologico e sembrano più duraturi nel tempo. Le singole fasi del trattamento sono elencate di seguito.

  2. Istruzioni per il training respiratorio
    Il primo attacco risulta dall’esperienza delle conseguenze dell’iperventilazione (respiro troppo veloce o profondo) la quale accresce il biossido di carbonio presente nei polmoni e nel sangue e provoca delle sensazioni spiacevoli di vertigine, di batticuore e di soffocamento. I sintomi prodotti dall’iperventilazione sono molto simili a quelli associati agli attacchi di panico: vertigini, respiro corto, sensazione di testa vuota, senso di soffocamento e parestesie. Ulteriori sintomi provati durante l’attacco di panico, come vampate di colore, nausea, sudorazione, tremori e anche ansia molto probabilmente riflettono la risposta d’ansia e di paura ai sintomi principali provocati dall’iperventilazione.

  3. Introduzione ai principi e alla pratica dell’esposizione agli stimoli enterocettivi
    L’esposizione agli stimoli temuti è stata utilizzata per molto tempo come il principale trattamento per le fobie di ogni tipo. Applicata agli attacchi di panico con agorafobia, l’esposizione significava tradizionalmente il confronto con gli stimoli temuti esterni allo scopo di ridurre il comportamento di evitamento. In tempi successivi l’attenzione è stata estesa alla riduzione degli attacchi di panico attraverso l’esposizione agli stimoli interni o enterocettivi (sensazioni di vertigin e, di batticuore e di soffocamento, vampate di colore, nausea, sudorazione, tremori, ecc…).

  4. Ristrutturazione cognitiva
    L’iperventilazione volontaria attuata da pazienti con attacchi di panico produce sintomi somatici ma non una marcata sensazione di panico. Numerosi studi hanno rilevato che i pazienti con attacchi di panico riferiscono pensieri maggiormente drammatici e catastrofici in risposta a stimoli somatici rispetto a pazienti con altri disturbi d’ansia (Beck, Laude, & Bohnert, 1974; Hibert, 1984; Rapee, 1985a; Sanderson et al., 1987b). Per esempio, Sanderson et al. riferiscono che pazienti affetti da disturbo di panico hanno una maggiore tendenza a riportare paura di morire o diventare pazzi e perdere il controllo durante gli attacchi. Analogame nte si è riscontrato che pazienti con panico espongono un numero maggiore di credenze circa la sensazione di catastrofe fisica e psicologica imminente (come attacchi di cuore, morte o pazzia) durante il presentarsi dei sintomi. Con l’uso di diari e schede, si inizia a guidare il soggetto verso un atteggiamento di verifica empirica e critica delle cognizioni catastrofiche, spesso con l’uso delle spiegazioni alternative e la determinazione del grado di convinzione e si illustra la via più diretta che è l’esposizione anche alle sensazioni interne, anche per verificare che non sono catastrofiche o preliminari ad un attacco.

  5. Pratica continuativa dell’esposizione utilizzando le abilità cognitive e respiratorie apprese
    S’insegna a concentrarsi su situazioni specifiche (esperienziali, immaginative, verbali, motorie), guidando i pazienti attraverso ognuna di esse. Le esposizioni vengono ripetute quotidianamente utilizzando specifiche situazioni-stimolo appositamente preparate per ogni singola persona, fino a quando l’ansia e il disagio esperiti sono significativamente ridotti. Viene aumentata la piena consapevolezza dei pazienti circa l’attività mentale e lo sviluppo di emozioni, e a differenza tra fatti e cognizioni, attrave rso una graduale esposizione ai contenuti emersi, e insieme ad una riconsiderazione e una riattribuzione delle valutazioni e assunzioni disfunzionali, allenandoli all’automonitoraggio e alla registrazione dei rituali.

  6. Assegnazione regolare di “compiti a casa”
    Per promuovere e rendere efficace la generalizzazione delle abilità acquisite, dal contesto terapeutico al contesto naturale e quotidiano, e per promuovere la graduale indipendenza del soggetto in trattamento dalla psicoterapia e dal terapeuta

  7. Apprendimento di abilità aggiuntive: comunicazione, assertività, abilità sociali
    Assertività significa vivere con serenità i nostri rapporti con gli altri con l’equilibrio di chi non subisce e non aggredisce; sostenere la propria integrità e dignità e allo stesso tempo incoraggiare ed accettare questo comportamento negli altri. Attraverso training di gruppo vengono apprese tramite l’esperienza diverse abilità sociali. Tra le quali, discriminare comportamenti aggressivi, passivi e assertivi; mettere in atto efficaci abilità di comunicazione verbale e non verbale; riconoscere i principali errori di pensiero nelle interazioni sociali e correggerli; riconoscere e gestire le critiche manipolative; richiedere ed emettere critiche costruttive.

  8. Incontri di mantenimento
    Sono previsti periodici incontri di verifica e controllo (punti 6 e 7 del protocollo) al termine del periodo intensivo di trattamento fino a 6 mesi. E’ opportuno che il trattamento prosegua a livello ambulatoriale, per almeno 6-12 mesi.

  9. Follow up
    Fase di verifica psicodiagnostica dei risultati.

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