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A chi rivolgersi | Obesità e sovrappeso | I limiti dei "devo" | Il trainer | Basta la volontà? | TCC e trattamento | 10 passi trattamento obesità | Motivazione| Attività fisica| Educazione alimentare | Fame psicologica | Centri di controllo | Altri fattori di rischio | Pazienti a rischio elevato | Obesità addominale | Misurazioni | Costi sociali | Rischio malattie | Nel mondo | Nei bambini | (tratto da "Perdo Peso", libro del dott. Enrico Rolla e della dott.ssa Mavi Bossolasco di prossima pubblicazione) In nessun caso è consentito, copiare, duplicare, stampare, distribuire quanto è contenuto in questi estratti, né in forma completa nè parziale. Il nostro comportamento alimentare, che è rivolto per natura a soddisfare il bisogno di sopravvivenza, in alcune circostanze può perdere la sua finalità originaria. In tali casi finisce per far fronte, più che ai bisogni dello stomaco, a quelli psicologici ed emotivi. L'ipotalamo, l' organo che come abbiamo visto nell'articolo precedente ha tra gli altri suoi numerosi compiti, quello di regolare l'alimentazione; riceve infatti delle afferenze, cioè dei segnali, da ogni parte del cervello e della corteccia cerebrale. Quindi la sua attività risente anche della vita psichica ed affettiva. Momenti di stress psichico di varia natura, per esempio esami a cui ci sottoponiamo, problemi economici che ci assillano, preoccupazioni familiari, dispiaceri affettivi possono portarci ad un consumo eccessivo di cibo. Negli anni, le varie scuole psicologiche hanno dato interpretazioni diverse per spiegare il significato che l'assunzione di cibo può avere per l'individuo, soprattutto quando si verifica in una misura che va al di là della norma. Secondo l'interpretazione psicanalitica, in voga da decenni, l'assunzione di cibo è associata inconsciamente all'idea della madre. Da questo punto di vista il cibo, ed il sovrappeso che consegue ad una sua introduzione eccessiva, hanno per l'individuo un significato protettivo nei confronti dell'ansia. In questo modo potremmo attutire gli urti della vita nei confronti dei quali ci sentiamo esili ed impreparati. Dal punto di vista della psicologia comportamentista, il cibo riveste sia il valore di rinforzo positivo, associato con il piacere intrinseco legato all'atto del mangiare, sia il valore di rinforzo negativo, associato con il porre termine allo stato di deprivazione. Trovando il cibo appagante, noi finiamo per ricorrere ad esso in una molteplicità di situazioni che agiscono per noi da segnale, come può venire spiegato secondo i principi dell'apprendimento. L'ansia, il vuoto, la noia sono sentimenti che pervadono molti di noi quando ci sentiamo insoddisfatti, o arrabbiati, o annoiati, o preoccupati. A questi stati d'animo spesso rispondiamo con un comportamento di consumo alimentare. Questo comportamento è dettato non dalla vera fame, quella fisiologica, ma è indotto dalla fame psicologica. La fame fisiologica è un segnale che il nostro cervello invia per far fronte al bisogno vitale di nutrimento. Al contrario, la fame psicologica insorge nei momenti di ansia, di insoddisfazione, di malumore, di incertezza, di noia, di stress. Molte persone reagiscono ad una sollecitazione emotiva mangiando. Si comportano così in modo più o meno occasionale. La fame psicologica o emotiva può venire scatenata da una sola o da parecchie emozioni. Stabilito quindi che esistono due tipi di fame, quella fisiologica e quella psicologica, è opportuno rispondere alla prima, perché è finalizzata alla sopravvivenza, ma non lasciarsi tentare dalla seconda perché, se le diamo ascolto, finiamo per metter su chili di troppo, senza ottenere alcun vantaggio. E' abbastanza comune che il nostro stato emotivo si ripercuota sul nostro comportamento alimentare. Ma qual è il meccanismo che rende possibile questo fatto? Come si realizza a questo proposito l'interazione psiche-soma? Come abbiamo visto precedentemente, l'ipotalamo viene influenzato, nel senso della stimolazione, non solo dagli stimoli di natura strettamente biologica. Esso risente anche di fattori che potremmo definire "affettivi", cioè l'ansia, lo stress, l'insoddisfazione, la noia, la rabbia. La sua attività è regolata dal sistema limbico, che è la parte del sistema nervoso che elabora gli istinti e l'umore. Potremmo dire che l'ipotalamo "organizza" le emozioni. Esso risente di alcuni stimoli di natura ormonale. In particolare, secondo i risultati di recenti ricerche, il fattore in grado di attivare il centro della fame, è stato individuato nel neuropeptide Y. Questa scoperta, alla quale potrebbero seguirne altre, contribuisce a spiegare il complesso rapporto che esiste tra situazioni emotive ed assunzione di cibo. Ma quali sono i segnali che ci permettono di distinguere la fame fisiologica dalla fame psicologica ? La fame fisiologica si manifesta con una sensazione di vuoto allo stomaco e con il suo "borbottare". Oppure con i cosiddetti "morsi della fame" che nel linguaggio corrente vengono anche detti "crampi allo stomaco". Questo segnale è dovuto alla diminuzione della glicemia, termine che nella terminologia medica ormai entrata anche nel linguaggio corrente si riferisce al tasso degli zuccheri nel sangue. In altri casi, invece, l'insorgere dell' appetito non riflette un nostro bisogno reale di nutrimento. Come quando semplicemente sentiamo parlare di cibo, o alla sua vista, o quando ne sentiamo il profumo o il sapore, o ancora quando siamo stressati per fattori quali la solitudine e l'ansia. In un programma di autocontrollo del peso, prima di iniziare a mangiare è fondamentale accertarsi di quale fame si tratta, cioè distinguere la fame psicologica da quella fisiologica. Si tratta cioè di mettere in atto un programma di rieducazione del nostro organismo. Solo in questo modo si può puntare dritto all'obiettivo che ci proponiamo: rispondere solo a quest'ultima. A chi rivolgersi | Obesità e sovrappeso | I limiti dei "devo" | Il trainer | Basta la volontà? | TCC e trattamento | 10 passi trattamento obesità | Motivazione| Attività fisica| Educazione alimentare | Fame psicologica | Centri di controllo | Altri fattori di rischio | Pazienti a rischio elevato | Obesità addominale | Misurazioni | Costi sociali | Rischio malattie | Nel mondo | Nei bambini |
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