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A chi rivolgersi | Obesità e sovrappeso | I limiti dei "devo" | Il trainer | Basta la volontà? | TCC e trattamento | 10 passi trattamento obesità | Motivazione| Attività fisica| Educazione alimentare | Fame psicologica | Centri di controllo | Altri fattori di rischio | Pazienti a rischio elevato | Obesità addominale | Misurazioni | Costi sociali | Rischio malattie | Nel mondo | Nei bambini | (tratto da "Perdo Peso", libro del dott. Enrico Rolla e della dott.ssa Mavi Bossolasco di prossima pubblicazione) In nessun caso è consentito, copiare, duplicare, stampare, distribuire quanto è contenuto in questi estratti, né in forma completa nè parziale. Il processo della nutrizione incomincia con la scelta e l'ingestione degli alimenti. Sono delle sensazioni che insorgono dentro di noi a farci scegliere proprio certi alimenti, e a farci decidere le quantità che ingeriamo. Queste sensazioni sono la fame e l'appetito per i cibi solidi, la sete per l'acqua e le altre bevande. Tutti quanti abbiamo certamente conosciuto l'esperienza della fame. Possiamo descriverla come un complesso di sensazioni spiacevoli che insorgono dopo aver a lungo digiunato o mangiato poco, e che indicano un imperioso bisogno di alimenti. E' la sensazione che ci colpisce alla sera quando nella giornata non abbiamo mangiato perché abbiamo dovuto far fronte a mille impegni o abbiamo deciso, in modo improprio, di dimagrire. Tra le sensazioni che insorgono in questi casi, quelle che proviamo con maggiore frequenza sono un senso di vuoto e di tensione dolorosa all'epigastrio (la regione addominale anteriore compresa tra i due margini costali), accompagnati da malessere, sonnolenza, abbattimento ed in alcuni casi addirittura da angoscia. Si tratta di segnali più o meno fastidiosi che indicano il bisogno di introdurre alimenti, un bisogno globale e non specifico cioè che si rivolge agli alimenti senza preferenza alcuna, cioè di qualunque natura essi siano. Se vogliamo essere più precisi possiamo dire che la fame segnala un bisogno generico di introdurre calorie. L'appetito, invece, è una sensazione di tonalità meno spiacevole, è selettivo e non possiede il carattere imperioso della fame. E' il desiderio di mangiare, che può venire risvegliato da precedenti esperienze alimentari gradevoli, dal ricordo del sapore di certi cibi e dal loro profumo. E' la sensazione che ci coglie quando passiamo davanti ad una vetrina di dolci, quando ci lasciamo tentare da una tavoletta di cioccolata o da un dolce alla fine di un pasto che ci ha saziati. La sazietà, invece, è la sensazione gradevole che insorge dopo l'ingestione di un pasto pienamente soddisfacente. Le stesse sensazioni olfattive e gustative, di natura gradevole, che sono provocate dagli alimenti all'inizio del pasto diventano poi, quando l'individuo è sazio, fastidiose, spiacevoli, fino ad urtarlo per un certo tempo che è tanto più lungo quanto più il pasto è stato abbondante. Tra le altre sensazioni dobbiamo tener presente anche la sete, una sensazione di secchezza della bocca e del faringe, che ci avverte della necessità di aumentare il contenuto di acqua dell'organismo, e ci consente di regolare il bilancio idrico entro limiti abbastanza ristretti. E' la sete che regola l'introduzione di acqua e di altre bevande. La nostra "vita alimentare" consiste in un susseguirsi di episodi di fame che si alternano a fasi di sazietà. La sensazione di sazietà, si mantiene a sua volta, fino a quando non ritorna il desiderio di mangiare. Vediamo più da vicino quale meccanismo sta alla base di questa ciclicità che si presenta come un vero e proprio equilibrio, nella cui regolazione intervengono fattori interni e fattori acquisiti. Nel nostro organismo esiste una centrale operativa, che ha il compito di coordinare i vari segnali, cioè decodifica i messaggi che giungono al cervello ed invia a sua volta i segnali di risposta. Si tratta dell'ipotalamo, un organo situato nella scatola cranica, appartenente al sistema nervoso centrale. L'ipotalamo rappresenta un punto di incontro tra il sistema nervoso e il sistema endocrino e controlla molte funzioni che sono state definite "vegetative" cioè essenziali alla sopravvivenza, tra le quali la fame, la sete, il sonno, la temperatura corporea. L'ipotalamo, tra le sue numerose funzioni di regolazione, è deputato anche alla regolazione dell'alimentazione. I centri di controllo ipotalamici che funzionano come sistemi regolatori dell'alimentazione sono il " centro della fame" ed il "centro della sazietà". Il centro della fame è localizzato nella zona laterale dell'organo, il centro della sazietà è situato nella zona mediale. Se viene stimolato il centro della fame noi siamo spinti ad assumere alimenti, e l'azione di tale centro è compensata dal centro della sazietà, che al contrario arresta l'introduzione di cibo. Il centro della fame opera attraverso particolari recettori per gli zuccheri: quando il livello degli zuccheri nel sangue è alto, il centro della sazietà viene stimolato, con conseguente interruzione dell'appetito. Questo è ciò che si verifica alla fine di un pasto. Nel caso in cui il segnale che il centro della fame invia venga ignorato, questo segnale diventa via via più intenso, fino a provocare la nausea. Nel digiuno o a distanza dai pasti il livello di glucosio scende, portando ad una condizione di ipoglicemia. In questo caso insorge la sensazione di fame, allo scopo di segnalare il bisogno di reintegrare le riserve con un pasto, bisogno che a sua volta cessa non appena il livello glicemico ritorna nella norma. Secondo le ultime ricerche, nell'ipotalamo esisterebbe anche un altro centro di controllo alimentare, avrebbe il compito di vigilare sul centro della fame e sul centro della sazietà, in modo che essi lavorino in accordo tra loro ed in modo complessivamente utile all'organismo. Questo centro, non ben definito dal punto di vista anatomico, e definito "adipostato", agirebbe stimolando il centro della fame e/o inibendo quello della sazietà, a seconda che le riserve di grasso diminuiscano o viceversa aumentino, in modo da far sì che il peso corporeo rimanga costante nel tempo. Lesioni che interessino i centri della fame e/o della sazietà, colpendone la struttura anatomica, come tumori, traumatismi, emorragie, ma anche determinando alterazioni di natura funzionale, soprattutto di origine psichica, possono portare ad una alimentazione incontrollata, smodata ed eccessiva, come nella bulimia, o pressochè inesistente fino a conseguenze estreme letali, come nelle situazioni di grave anoressia. Se nell'animale da esperimento viene distrutta la parte dell'ipotalamo dove si trova il centro della sazietà, si ha come risultato l'introduzione di grandi quantità di cibo e, come conseguenza, l'obesità. Nell'uomo esiste una rara malattia, la sindrome di Klein-Levin, che si manifesta con un aumento dell'appetito e con la tendenza a dormire più del normale. Questa malattia è dovuta proprio ad una lesione della parte centrale dell'ipotalamo. Un altro dato interessante, che costituisce un'ipotesi elaborata di recente, ritiene che possa venire considerato come indice di sazietà, l'aumento di temperatura che insorge in seguito alla trasformazione delle sostanze nutritive. Con l'ingestione dei cibi, infatti, la temperatura corporea aumenta, influendo probabilmente sul centro di controllo dell'appetito. Sarebbero proprio i grassi accumulati nel tessuto adiposo ad inviare questi segnali inibitori al cervello. Secondo questa ipotesi la diminuzione dell'appetito in estate, quando la temperatura è elevata, è la conseguenza dall'effetto diretto della temperatura sul cervello. A chi rivolgersi | Obesità e sovrappeso | I limiti dei "devo" | Il trainer | Basta la volontà? | TCC e trattamento | 10 passi trattamento obesità | Motivazione| Attività fisica| Educazione alimentare | Fame psicologica | Centri di controllo | Altri fattori di rischio | Pazienti a rischio elevato | Obesità addominale | Misurazioni | Costi sociali | Rischio malattie | Nel mondo | Nei bambini |
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