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Claudia: il cappio della perfezione PDF Stampa E-mail

A chi rivolgersi | Introduzione | Anoressia Nervosa | Bulimia Nervosa  | Alimentazione incontrollata | Strategie di trattamento | Risultati delle ricerche | Il cappio della perfezione |

Tratto da “Stop alle abbuffate” di Stefania DURANDO – Giunti Editore
 

Al momento del nostro primo incontro Claudia ha 50 anni, è una professionista affermata, single, con una lunga storia sentimentale alle spalle cominciata quando lei e l’ex compagno andavano al liceo. Dopo circa 20 anni, quando Claudia sogna il matrimonio, il rapporto si incrina e decidono di lasciarsi.Lei si immerge nella realizzazione professionale e nell’impegno politico che già coltivava da ragazza. “Voglio fare qualcosa per la società, non posso pensare che la mia giornata sia solo profitto. Nella vita ci vogliono dei valori in cui credere e per cui impegnarsi”.Durante questi incontri legati al partito Claudia conosce un uomo, si frequentano e dopo alcuni mesi lei rimane incinta. “Non l’avevo proprio previsto! Sono rimasta come intontita; da quando io e il mio ex avevamo rotto non avevo più pensato né al matrimonio, né ai figli”.Gli anni passano, la bambina cresce e Claudia è sempre più assorbita dai mille impegni lavorativi, familiari e politici. Il padre sta con la bambina durante i week end e per le vacanze estive: si erano sposati per lei e nel corso delle sedute per il programma alimentare è in atto il divorzio. Claudia sembra avere tutto: lavoro soddisfacente, riconoscimenti all’interno del partito, una figlia educata e brava a scuola e anche un nuovo partner. Purtroppo nella sua mente la frase che comanda è “Puoi fare di più, hai le capacità per avere successo e devi impiegarle al meglio sempre”. La notte comincia ad essere il suo regno, ma ben presto anche la sua prigione. “Ho sempre mangiato di notte, all’inizio per tenermi sveglia e fare tutte quelle cose per cui di giorno non c’è tempo: leggere, ascoltare musica, tenermi aggiornata sulle nuove leggi, sui dibattiti del governo, scrivere racconti e poesie, guardare film e programmi culturali”.Claudia va a dormire a volte alle 4 del mattino: solitamente alle 6.30 suona la sveglia. Bisogna vestirsi, portare la bambina a scuola e alle 8.00 essere al lavoro per dimostrare impegno e volontà. “Una sera mi sentivo distrutta, ma il giorno dopo avevo una riunione importante e dovevo ancora rivedere del materiale, non potevo essere colta impreparata su qualcosa. Ho mangiato 3 o 4 pacchetti di crackers, ero nervosa e agitata. Ho provato un senso di gonfiore alla pancia che non riuscivo a sopportare. Sono andata in bagno e ho vomitato”.Da quel momento la vita di Claudia entra in una spirale di paura e vulnerabilità.“La mattina dopo, alla riunione, sembravo uno zombie. Avevo la faccia gonfia, gli occhi segnati, la gola che mi bruciava e le gambe molli. Facevo fatica a mettere insieme una frase di senso compiuto, ero confusa, lenta nel ragionare, debole.”Le notti di Claudia si trasformano in una morsa di solitudine e angoscia. Cerca di continuare a svolgere le sue attività e per evitare di mangiare beve litri di tisane, caffè d’orzo e frullati. A volte il trucco riesce, ma sempre più spesso quei liquidi gorgogliano nel suo stomaco e le danno un senso di nausea. Iniziano le abbuffate.Nell’arco di un’ora 4 pagnotte di pane, 3 mele, una confezione di noci, 5 o 6 pacchetti di crackers, 3 o 4 merendine, cioccolato e ancora pane. Un litro di acqua o tisana per “ammorbidire” il tutto e poi l’epilogo inginocchiata davanti al water in lacrime.  Una delle principali preoccupazioni di Claudia è che la figlia possa svegliarsi e vederla in quello stato.Il tempo passa e la situazione peggiora: sul lavoro cominciano i primi fallimenti e in politica comincia a perdere di credibilità.Nel corso di alcuni incontri pubblici per le campagne elettorali Claudia viene colta da crisi di ansia: batticuore, vertigini, senso di nausea, confusione, sudori freddi.Le scuse per scappare sono così tante e frequenti che i colleghi di partito cominciano a emarginarla convinti che questi episodi siano il segno di crescente disinteresse e scarso coinvolgimento. Le abbuffate aumentano di intensità durante la fase conclusiva del divorzio: durante una discussione telefonica con l’ex suocera Claudia ha un violento attacco di panico. Il cuore comincia a battere all’impazzata, le tempie pulsano, il fiato è corto e tremori incontrollabili scuotono gambe e braccia.“Dentro di me provavo una rabbia indicibile, avrei voluto gridare a quella donna tutto ciò che pensavo, ma le parole morivano nella mia bocca. Sentivo le mie mascelle che si irrigidivano e un desiderio fortissimo di mordere, affondare i denti dentro qualcosa….” Claudia non si dà pace e le delusioni acuiscono il disturbo portandola nei momenti peggiori ad abbuffarsi e vomitare anche 3 volte tra la sera e le prime ore del mattino.Nel corso della terapia si accorge di un meccanismo autolesionista che forse da sempre l’ha accompagnata producendo errori di notevole portata.Claudia ha paura di fare delle scelte perché teme di commettere errori, temporeggia in quasi tutti i settori della sua vita, perde molto tempo e si trova spesso costretta a scegliere in fretta perché ormai non è più possibile rimandare. La scelta così fatta si rivela molte volte sbagliata, cosa che la convince sempre di più che deve fare molta attenzione se no sbaglierà ancora. Questo circolo vizioso che si perpetua e si autoalimenta la induce a cercare di essere perfetta in ogni cosa per diminuire le probabilità di errore. Deve sapere tutto di tutto, essere colta, preparata su ogni argomento, efficiente sul lavoro, madre sempre disponibile ed educatrice impeccabile, coltivare e infondere valori nella società e nella famiglia, controllare le sue emozioni e stati d’animo per essere un costante punto di riferimento per la figlia e i genitori anziani. Il carico è troppo pesante e Claudia è ormai a terra. La figura di “donna senza macchia” che Claudia coltiva come ideale la porta anche a ritenere ogni tipo di critica come motivata e quindi a subire. “Mi sento in colpa perché penso che siano critiche giuste, non sono stata all’altezza, avrei potuto fare meglio. Non riesco però a prendere provvedimenti perché li vedo come enormi cambiamenti che non sono in grado di gestire quindi li farò, ma in futuro quando mi sentirò più forte”. All’inizio anche il programma per uscire dalla bulimia è stato vissuto da Claudia come una specie di competizione in cui dare sempre il meglio. La motivazione che l’aveva spinta a cercare aiuto non era la sua sofferenza, ma il desiderio di fungere da modello alla figlia, già da me seguita  per una leggera balbuzie.Il diario alimentare veniva compilato in maniera quasi maniacale, gli esercizi svolti anche se erano le 3 del mattino e via di seguito. Certamente la sua ambizione è stata un punto di forza su cui appoggiarsi per lavorare, ma adesso al centro della vita di Claudia la perfezione ha ceduto il posto a qualcosa di molto più importante e gratificante: lo sviluppo di se stessa come persona.Si è trasferita in campagna con la sua bambina, ha ridimensionato gli impegni professionali e spesso lavora da casa utilizzando il computer collegato allo studio. La sua passione per la politica non si è spenta ed è animatrice della sezione giovani del suo partito.“Credo di essere sulla strada giusta per imparare: non ero in contatto con me stessa, volevo solo che nessuno potesse rimproverarmi nulla. Non sapevo scegliere perché cercavo di fare le cose che non avrebbero scontentato o deluso, avevo paura che gli altri mi avrebbero abbandonato. Ho fallito nel tentativo utopico di non fallire mai. A volte mi capita ancora di perdermi, ma è dentro di me che accade e cercare i riferimenti per ritrovare la rotta mi fa sentire il vero capitano della nave!”. 

Tratto da “Stop alle abbuffate” di Stefania DURANDO – Giunti Editore

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