Quali sono i danni della critica manipolativa?
Per dirla come Oscar Wilde, “L’atteggiamento critico è l’unica forma di autobiografia affidabile”.  Rende più conto della psicologia del “criticante” che delle persone vittima della critica stessa.

I professionisti più abili sono in grado di formulare addirittura una ipotesi diagnostica realistica ascoltando le critiche emesse da una persona.

La tendenza al giudizio critico viene descritta da John Gottman come il primo dei “4 Cavalieri dell’Apocalisse” ritenuto in grado di predire il divorzio con un’accuratezza del 90%. Si tratta del primo cavaliere perché gli altri tre solitamente ne sono una  conseguenza : l’erigere muri di pietra – l’atteggiamento difensivo e quello sprezzante di quasi tutti i partner, deriva dal loro sentirsi criticati.

L’atteggiamento critico diventa distruttivo quando:

  • È diretto alla personalità e al carattere piuttosto che al comportamento
  • È colpevolizzante
  • Non è orientato a favorire un miglioramento
  • Vuole mostrare il “modo giusto” di fare le cose
  • Tende a sminuire

L’atteggiamento critico nasce nella maggior parte dei  casi in sordina per poi, accrescersi nel tempo e dare luogo a una spirale discendente alimentata da un forte risentimento. La persona criticata si sente controllata, questo fa in modo che la persona che critica si senta frustrata ed aumenti la tendenza critica, facendo sentire la vittima ancora più controllata… e così via.

A un certo punto della spirale, la persona critica si rende conto di una cosa: la critica fallisce nel favorire un cambiamento comportamentale positivo.  Qualsiasi piccolo cosa venga ottenuta attraverso la critica, nasconde un forte risentimento.

La critica fallisce in quanto ingloba due delle cose che le persone odiano maggiormente:

  • É un invito alla sottomissione, e noi odiamo sottometterci
  • Inferiorizza, e odiamo sentirci svalutati

Se le persone odiano sottomettersi da un lato, dall’altro amano collaborare. Le persone critiche sembrano essere ignare a un certo punto della natura umana: chi si sente valutato positivamente collabora; chi si sente svalutato resiste. Se desiderate un cambiamento nel comportamento di una persona, incoraggiate quella persona. Se volete incontrare resistenza, allora criticate.

Le persone critiche sono sufficientemente capaci di comprendere che la critica non funziona. Allora perché continuano a stimolare la frustrazione altrui?

Continuano a farlo perchè la critica è una semplice forma di difesa personale. Non critichiamo per mostrare il nostro disaccordo con un comportamento o un atteggiamento. Critichiamo perché in qualche misura ci sentiamo svalutati per via di un comportamento o un atteggiamento. Le persone critiche sono quindi estremamente suscettibili, si sentono facilmente offese e hanno bisogno di difendersi.

Le persone critiche sono state a loro volta criticate durante l’infanzia da caretaker, fratelli o coetanei. Subire un trattamento del genere da piccoli può risultare estremamente doloroso. I bambini non sono capaci di discriminare tra una critica rivolta al loro comportamento e un rifiuto, indipendentemente da quanto cerchiamo di aiutarli a distinguere con frasi del tipo “Sei un bravo bambino, ma il tuo comportamento è sbagliato”. Una tale distinzione richiede un elevato sviluppo delle funzioni della corteccia pre-frontale che non è ancora avvenuta nella prima infanzia.  In un bambino sotto i sette anni,  la critica, per quanto espressa in sordina, viene associata a un senso di scarso valore o negatività.

Un’ombra tra la vita e la morte

L’unica cosa che i bambini possono fare per sopravvivere è attaccarsi emotivamente alle persone che dovrebbero prendersi cura di loro. Sentirsi immeritevoli o rifiutati, come i bambini che subiscono critiche disfunzionali, è come sentirsi in bilico tra la vita e la morte. Quindi cercano di controllare il dolore legato alla critica trasformandola in autocritica – dato che il dolore auto-inflitto risulta essere più sopportabile rispetto alla percezione del rifiuto da parte degli altri.

Nel corso della prima adolescenza, cominciano a “identificarsi con l’aggressore” – emulando il suo comportamento critico. In tarda adolescenza, l’autocritica tende a trasformarsi in critica verso gli altri. Nella prima età adulta, la critica eterodiretta prende il sopravvento. Ma la maggior parte delle persone critiche è in primo luogo critica verso se stessa. La durezza che mostrano nei confronti degli altri riflette la durezza che hanno verso se stesse.

Come capire se abbiamo un atteggiamento critico

Le persone critiche probabilmente sono le ultime ad accorgersi di esserlo.

Se qualcuno vi dice che siete critici, probabilmente lo siete. Ma ci sono altri modi per capirlo. Pensate a cosa vi dite se rompete qualcosa o fate un errore. Le persone critiche potrebbero dirsi “Sei un idiota!” o “Stupido!” oppure imprecare e maledire, o ancora sospirare disgustati. Se lo fate con voi stessi è molto probabile che lo facciate anche con gli altri.

Critiche costruttive e critiche manipolative

Le persone critiche spesso si illudono di dare semplicemente un parere o un feedback utile.

Ecco alcuni elementi che ci permettono di fare una distinzione:

  • La critica manipolativa si focalizza su ciò che è sbagliato (“Perché non riesci a fare attenzione ai conti?”)
  • La critica costruttiva presta attenzione ai possibili miglioramenti  (“Controlliamo i conti insieme.”)
  • La critica manipolativa  tende a sottolineare ed enfatizzare le caratteristiche negative della personalità (“Sei pigro e perditempo!”)
  • La critica costruttiva si concentra sul comportamento e non sulla personalità (“Possiamo mettere in ordine I conti in base alle scadenze?”)
  • La critica manipolativa inferiorizza (“Credo che tu non sia capace di farlo.”)
  • La critica costruttiva incoraggia. (“So che ci sono tante cose da imparare ma sono certa che insieme ci riusciremo)
  • La critica manipolativa condanna  (“Tutta la confusione economica che si è create è colpa tua”)
  • La critica costruttiva si focalizza sul futuro (“Possiamo uscire da questa situazione se ci impegniamo tutti e due”)
  • La critica manipolativa tende al controllo (“So io qual’è la soluzione migliore; tu lascia perdere, non sei in grado.”)
  • La critica costruttiva alimenta il senso di autonomia  (“Rispetto il diritto che hai a fare le tue scelte, anche se non le condivido.”)
  • La critica manipolativa è coercitiva. (“Farai quello che ti dico altrimenti ti farò vedere io!”)
  • La critica costruttiva non è coercitiva (“So che possiamo trovare un compromesso insieme.”)

Suggerimenti per fare critiche costruttive

Se vi sentite arrabbiati o risentiti, qualsiasi osservazione costruttiva vogliate fare verrà percepita come una critica. Questo accade perché le persone rispondono al tono emotivo, non all’intenzione. È bene cercare di controllare la rabbia o il risentimento prima di dare un feedback.

Per fare critiche costruttive:

  • Focalizzatevi sui miglioramenti
  • Concentratevi sul comportamento desiderato, non sulla personalità del partner o del bambino
  • Incoraggiate il cambiamento, invece di minare il senso di fiducia personale
  • Offrite aiuto in modo sincero.
  • Rispettate l’autonomia dell’altro.
  • Resistete all’impulso di punire o deprivare del vostro affetto chi non si comporta come desiderate

 

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