Svelati i meccanismi cerebrali che portano a buttare i propri soldi e la vita nel gioco d’azzardo. Uno studio del Cnr afferma: “Le slot machines sono costruite per creare dipendenza”

Il gioco può essere un semplice e legittimo svago, ma può anche diventare un’ idea fissa e distruttiva. E’ la stessa differenza fra chi beve un bicchiere di vino e chi si sgola più bottiglie nello stesso tempo.

C’è un’ emergenza che lo Stato ha coltivato, protetto e accudito con rara costanza: la dipendenza da macchinette, gratta e vinci e lotterie istantanee. Un esercito in crescita di “azzardopatici”, bisognosi di cura e capaci distruggere il proprio nucleo familiare.
E’ stato calcolato che, per ogni persona schiava del gioco, ce ne sono altri sette – tra genitori, fratelli, figli ed amici – costretti a soffrire con lui o con lei.
Quest’ epidemia è funzionale al sistema, infatti l’ azzardo produce un giro di affari da 88 miliardi di euro. Un’ entrata garantita dai gesti compulsivi di milione di italiani: sono ben 900mila quelli clinicamente malati.
Secondo l’ IPSAD, il 63% degli italiani ha giocato almeno una volta al mese, il 21% almeno una volta a settimana, l’ 11% 2-3 volte a settimana e il 5% addirittura 4 o più volte alla settimana. Le motivazioni che spingono a giocare sono per il 63% la volontà di arricchirsi, per il 15% il gusto della sfida, per il 10% la noia e per il 4% l’ emulazione. Non a caso, coloro che giocano sono quelli che in genere hanno anche delle difficoltà economiche e nutrono un desiderio di rivalsa.
Gli studi scientifici evidenziano come delle 418.210 slot machine e delle 52.349 videolottery è sistemata negli angoli bui, in sale senza finestre, dove il senso del tempo non esiste. E se non esiste il tempo, non esiste nemmeno la vita reale. Lucine, campanelli, fumetti fosforescenti, sfingi, odalische, tintinnare di monete, oscurità, solitudine. “Puntando sul gioco d’azzardo, lo stato conta sulla fragilità di centinaia di migliaia di persone”, dice lo psichiatra Federico Tonioni, esperto di dipendenze del Policlinico Gemelli di Roma.
Una ricerca del Cnr presentata a Bergamo ha mappato l’ algoritmo della dopamina (il neurotrasmettitore che produce desiderio), trovando come il gioco d’azzardo alimenti il sistema della gratificazione insieme anche alla frustrazione della perdita. “Fino a pochi anni fa la popolazione dei giocatori patologici cercava la grande vincita, quella che ti cambia la vita. Oggi invece si punta anche solo alla piccola vincita, a quella gratificazione minore che comunque ha la meglio sui momenti di frustrazione e incertezze che scatenano l’ impulso a riprovare.
Il giocatore patologico viene invaso da una sorta di pensiero magico che lo spinge ossessivamente a pensare a numeri e coincidenze. Vive di rituali, speranze di rivalsa e frustrazione per la perdita, cancellando tutto il resto della vita.
Teniamo conto che negli Stati Uniti, terra di casinò e liberismo senza freni, i meccanismi di controllo sono molto più penetranti ed il sistema sanitario per evitare il collasso ritiene necessario insistere su quattro punti chiave: ridurre gli spazi in cui si gioca, vietare la pubblicità, tenere i biglietti della lotteria in luoghi non visibili e predisporre kit di gioco in cui si evidenzi senza ambiguità il rischio di dipendenza. E da noi? Dopo tre lustri in cui i governi di sinistra e di destra hanno moltiplicato giochi e concessioni, l’ esecutivo Renzi ha cercato di mettere un piccolo argine al disastro, trasferendo al ministero della Sanità l’ osservatorio sul gioco d’ azzardo prevedendo una riduzione del 30% delle slot e il divieto di pubblicità sul gioco sulle reti principali dalle 7 alle 22. “Interventi significativi ma non sufficienti” secondo Matteo Iori, presidente del Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’ Azzardo.
Pochi sanno che dietro la collocazione delle slot ed il modo in cui sono configurate si celano meccanismi attrattivi che, in chi è predisposto, spinge ad avvicinarsi al gioco, con la proposta di un guadagno facile ed illusorio. Inoltre raramente viene detto che si ha una probabilità su 622.614.630 di centrare la sestina vincente al Superenalotto. Vincere è (quasi) impossibile. Però qualcuno vince, come la mettiamo?
Il ragionamento che dice: “è possibile, quindi può capitare anche a me” è sbagliato a prescindere, dicono Canova e Rizzuto, due fisici e matematici torinesi che hanno pubblicato un libro al riguardo. “Nel momento in cui pensi che possa essere tu il fortunato, sovrastimi in maniera irrazionale la probabilità di questa eventualità”. Per farvi capire, fare 6 al superenalotto, giocando una sestina, ha circa la stessa probabilità d’ indovinare il numero di telefono fisso di Gigi Buffon con un solo tentativo e, una volta azzeccato, lanciare 6 volte di fila una moneta facendo sempre testa! Provateci!
Sarebbe auspicabile che si effettuassero corsi per rendere le persone consapevoli di questi meccanismi perché ormai, anche se uno non va nei bar, trova facile accesso su internet.
Serve un cambiamento culturale magari non facile, ma vale la pena cercare di attuarlo per salvare la vita di molte persone e dei loro cari.

dott.ssa Michela Arru
Fonte: La stampa