rolla4Da oltre trent’anni formo terapeuti cognitivo comportamentali.

L’impegno che mi sono sempre dato è trasferire abilità e competenze per permettere che i futuri psicoterapeuti possano applicarli con successo nella loro professione. Ho sempre ritenuto che sia mio compito insegnare i programmi terapeutici evidence based.

L’Istituto Watson che dirigo dal 1979 fa parte dell’AIAMC (Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento), prima e unica associazione italiana di Terapia Cognitivo
Comportamentale
ad aver ricevuto l’accreditamento a livello europeo da parte della EABCT (European Association for Behavioural and Cognitive Therapies). L’Istituto Watson, è anche l’unico centro italiano ad essere stato riconosciuto come Training School in Ipnoterapia e Psicoterapia dal REB HP (Register for Evidence-Based Hypnotherapy & Psychotherapy ).

“Quanto è importante sviluppare la vostra professione?”
“Quanto ritenete sia utile padroneggiare strategie terapeutiche efficaci?”
“Non è di semplici tecniche che sto parlando, ma di un metodo di lavoro.”
“Ma diciamo la verità, i protocolli evidence based non sono così importanti.”

Oltre a questa affermazione, ne ho sentite altre:

“La psicoterapia non è applicare tecniche, è necessario curare la relazione.”
“Si deve tener conto delle emozioni della persona.”
“Non si può seguire uno schema in terapia.”
“Ogni caso è un caso a sé.”

Ma se desideriamo che la psicoterapia diventi la nostra professione chiediamoci:

“Di cosa hanno bisogno i nostri pazienti o clienti?”

locandina1981Elenco alcune delle situazioni in cui il terapeuta potrebbe trovarsi:

  • Un bambino soffre di disturbo dell’attenzione e iperattività. La terapia consigliata dai neuropsichiatri infantili italiani è la terapia cognitivo comportamentale (TCC). I genitori ricercheranno uno psicologo in grado di utilizzare le tecniche considerate efficaci dai neuropsichiatri infantili italiani e mondiali.
  • Il bambino soffre di autismo. A livello internazionale vengono considerate elettive le tecniche ABA cioè Applied Behavior Analysis (Analisi Comportamentale Applicata). Per quale motivo il genitore dovrebbe rivolgersi a persone che non applicano questi protocolli?
  • A un paziente adulto che soffre di una grave forma di disturbo ossessivo compulsivo viene consigliato dallo psichiatra di utilizzare tecniche cognitivo comportamentali che si sono dimostrati efficaci. Ovviamente cercherà terapeuti in grado di soddisfare i suoi bisogni.
  • Altri disturbi frequenti sono gli attacchi di panico e l’ansia sociale che limitano molto la vita dei pazienti. Le richieste che fanno sono di risolvere i loro problemi il più rapidamente possibile.
  • Eventi traumatici possono condizionare totalmente la vita di una persona: utilizzando tecniche cognitive e comportamentali è possibile migliorare la qualità della sua esistenza.
  • Molte sono le persone che soffrono di disturbi alimentari: bulimia e anoressia. Perché non impiegare i programmi specifici della TCC?
  • Condizioni di stress e burn out legate alla vita lavorativa possono essere prevenute o trattate mediante l’applicazione dell’ OB MOD (Organization Behaviour Modification), ovvero tecniche comportamentali volte a migliorare l’efficacia lavorativa e il clima interno, permettono di raggiungere obiettivi tangibili, gestire lo stress e aumentare la collaborazione.

Tutte le persone richiedono strumenti pratici che diano risultati.

Queste sono solo alcune delle aree in cui la terapia cognitivo comportamentale viene considerata la terapia elettiva.

Ritengo che la conoscenza sia importante, ma non può essere assolutamente tralasciata la parte applicativa.

Che cosa mi dicono gli studenti appena terminata l’università?

Che è mancata la parte applicativa di ciò che hanno studiato.

A questa obiezione è possibile affermare: “Non è compito dell’Università trasferire conoscenze pratiche”.

Ma perché non è possibile insegnare i protocolli evidence based e informare gli studenti su ciò che affermano i più importanti enti di ricerca mondiale?

Alcune Università, come quella di Padova, hanno anche organizzato un Convegno su costi e benefici delle terapie psicologiche per ansiadepressione. Altre invece non trattano l’argomento o lo fanno soltanto in modo superficiale.

Per conoscere le linee guida ufficiali nel trattamento dei principali disturbi consultate:

AMERICAN PSYCHOLOGICAL ASSOCIATION (A.P.A) 
NATIONAL INSTITUTE OF HEALTH AND CARE EXCELLENCE
NATIONAL INSTITUTE OF MENTAL HEALTH USA

Gli studenti hanno letto molti libri, hanno sviluppato alcune conoscenze, ma sono consapevoli di non sapere “cosa fare”.

Non sanno cosa è possibile fare nei vari ambiti: educativo, riabilitativo, handicap/autismo, clinico, aziendale e sportivo.

E’ comprensibile che tale mancanza di conoscenza generi negli studenti uno stato di confusione, d’indecisione, d’insicurezza che non permette loro di capire come orientarsi nel mondo del lavoro.

Frequentemente sentono dai loro professori affermazioni del tipo: “Non troverete mai lavoro come psicologi”.

Ritengo che questa informazione non sia corretta in quanto la figura dello psicologo o psicoterapeuta può essere spesa con successo in molti settori e incidere sulla società.

 

L’80% DEI NOSTRI STUDENTI ENTRO IL QUARTO ANNO SVOLGE LA PROFESSIONE DI PSICOTERAPEUTA.

Ritorniamo allo studente universitario che ha sviluppato delle idee confuse. Non vede la possibilità di iniziare a lavorare. Pensa di dovere continuare a formarsi ed ecco che si spiega il proliferare, negli ultimi anni, di scuole di specializzazione che offrono le più svariate forme di psicoterapia. Se studenti e studentesse avevano già le idee confuse all’università, la scelta della scuola è ancora più difficile. La confusione aumenta.

Guardiamo la  quantità di offerta formativa, veramente molto ampia. Vi elenco alcuni indirizzi:

  • analisi immaginativa, interazione tra psicoanalisi e terapie cognitive
  • terapia cognitivo costruttivista
  • psicoterapia cognitivo-interpersonale
  • terapia costruttivista a contenuto evolutivo
  • psicoterapia cognitivo interpersonale
  • approccio post-razionalista e attaccamento
  • psicoterapia integrata con modelli evoluzionista, costruttivista, narrativo, cognitivo, comportamentale e approcci corporei
  • psicoterapia umanistico integrata
  • psicoterapia fenomenologico esistenziale
  • analisi bioenergetica
  • analisi transazionale
  • terapia biosistemica
  • psicoterapia integrata: interpersonale, psicodinamico e socio cognitivo
  • psicoterapia integrata: terapia umanistica e analisi bioenergetica
  • psicodramma
  • ipnosi
  • PNL
  • psicoterapia breve strategica
  • psicoterapia funzionale
  • psicoanalitico fenomenologico
  • psicoterapia Adleriana
  • terapia analitica Junghiana
  • psicoterapia Lacaniana
  • psicoanalisi Freudiana

E’ praticamente impossibile riuscire ad orientarsi tra tutte queste terapie e modelli integrati.

Sembra che più si integrano i modelli, più si ritiene che siano efficaci. In realtà regna la confusione. Ritengo sia importante verificare scientificamente un modello e se non fornisce risultati empirici, scartarlo. E’ in questo modo che procede la ricerca.

Quando iniziai nel 1979 la professione di terapeuta vi erano gli psicoanalisti Adleriani, Freudiani, Junghiani e noi, i terapeuti comportamentali che successivamente diventammo cognitivo comportamentali.

Mi ricordo che in quegli anni si discuteva sulla validità degli approcci. I Freudiani ritenevano che la psicologia individuale di Adler non andasse “in profondità”. La loro analisi personale era molto più lunga di quella degli Adleriani. Io non riuscivo a capire cosa volesse dire che un’analisi era più profonda di un’altra. Avevo bisogno di vedere l’efficacia. Già in quegli anni la terapia cognitivo comportamentale aveva dimostrato di ottenere ottimi risultati nel trattare: fobie, ossessioni, problemi sessuali, problemi alimentari e depressione.

Gli psicanalisti dicevano che loro trattavano le cause e noi i sintomi. Ma non mi dichiaravano mai risultati. Le discussioni tra me e loro non trovavano mai un punto di contatto.

locandina1983Ad esempio: io presentavo il caso di un ragazzo che, dopo essere stato respinto ad un esame universitario, aveva paura di sostenere un nuovo esame. Ritenevo che il mio compito fosse aiutarlo a superare l’esame e a laurearsi, i miei amici psicanalisti sostenevano che quello non era il problema e bisognava andare “in fondo”. Ma io mi domandavo: “Quanto andare a fondo?”
Per quanto mi sforzassi di voler spiegare che per il giovane il suo bisogno era finire l’università, loro mi rispondevano che quello non era il problema… Forse il ragazzo la pensava diversamente!

In quegli anni era facile per studenti o pazienti scegliere. Psicoanalisi o terapia comportamentale. Ora regna una totale confusione. Pensate solo alle diverse forme di cognitivismo: costruttivista, evoluzionista, sociale, post-razionalista, sull’attaccamento, interpersonale. E come abbiamo visto vi sono anche i modelli misti. Mi sorprende che spesso tutti questi cognitivisti si definiscono Terapeuti Cognitivo Comportamentali pur non impiegando i protocolli evidence based  riportati da tutti gli enti di ricerca mondiale.

Perché se cosi fosse, non avrebbe senso definirsi cognitivi costruttivisti, evoluzionisti, etc.. .

Ancora oggi vi sono infatti alcuni miti sulla terapia cognitivo comportamentale:

  • la terapia cognitivo comportamentale cura esclusivamente i sintomi
  • la terapia cognitivo comportamentale non analizza le cause
  • la terapia cognitivo comportamentale applica soltanto delle tecniche è quindi per l’essere umano è riduttivo
  • la terapia cognitivo comportamentale non considera il rapporto paziente e terapeuta
  • non è empatica
  • la psicoterapia non può essere quantificata

Lord R. Layard
Professore di Economia alla London School of Economics

Lord R. Layard Dott.ssa
Stefania Durando – Istituto Watson Professor
Aristide Saggino – Presidente AIAMC

 

Nulla di più errato. Per poter avere dei programmi validati scientificamente è necessario quantificare i risultati ottenuti. Misurare in modo oggettivo il comportamento delle persone. Individuare cosa mantiene comportamenti e pensieri non funzionali. Quali emozioni si attivano. Se è necessario misurare la loro intensità impiegando le rilevazioni psico-fisiologiche quali la risposta elettro dermica, la tensione muscolare e il battito cardiaco. Qual è il dialogo interno che si utilizza. Fare attente valutazioni prima e dopo il trattamento. Verificare con follow up il mantenimento dei risultati. Prevedere e prevenire le eventuali ricadute. In assenza di misurazioni si procede senza una meta. E’ come iniziare un viaggio senza sapere dove andare.

Se si misura, è anche possibile verificare come specifici trattamenti sono efficaci nel migliorare la qualità della vita delle persone e ridurre i costi sociali dei disturbi psicologici, che sono superiori a quelli di tumori e infarti.

Potete avere ulteriori informazioni vedendo l’intervista a Lord Layard, scienziato di fama mondiale della London School of Economics

Che cosa imparerete al corso di specializzazione

Ritengo che un corso per formare futuri terapeuti cognitivo comportamentali non deve riguardare soltanto l’applicazione di protocolli ma insegnare a “lavorare” su se stessi. Mi è sempre piaciuto scrivere libri di auto-aiuto e motivazionali. Ritengo che sia improbabile trasferire abilità se non le si possiede.

Nel mio percorso formativo ho assistito alle sedute di svariati psicoterapeuti.  Ho molto apprezzato Joseph Wolpe, grande studioso  e persona molto gentile e disponibile; dimostrava una grande attenzione ai bisogni dei pazienti. Aveva una caratteristica, trasferiva serenità e positività. Sono doti essenziali nel lavoro di uno psicoterapeuta.

Ritengo che il successo di un terapeuta dipenda dalla fusione di positività, disponibilità e tecniche.

Joseph Wolpe
Psichiatra e Terapeuta Comportamentale
Direttore dell’Unità di Terapia Comportamentale
Temple University, Philadelphia

Joseph Wolpe e la moglie Stella

Avevo conosciuto Wolpe a Torino nel 1981 ad un congresso che avevo organizzato e l’anno successivo lui mi invitò a Filadelfia a vedere il suo dipartimento alla Temple University. Abitava in una villa vicino a Filadelfia e io mi trovai completamente a mio agio, mi sembrava di essere in famiglia. Ho avuto l’opportunità di vedere molti video di trattamenti, come Wolpe applicava la Desensibilizzazione Sistematica per il trattamento delle fobie, il Training Assertivo, il rilassamento muscolare e come gestire gli attacchi  di panico. Wolpe metteva una grande passione nel suo lavoro e posso affermare che anch’io, dopo oltre trent’anni di terapia, conservo lo stesso entusiasmo e la stessa curiosità che avevo all’inizio.
Da allora ho avuto l’abitudine di filmare tutti i miei trattamenti e anche quelli dei miei collaboratori. Non ho mai capito perché molti terapeuti non filmassero le terapie per potere rivedere i loro trattamenti.

Cosa è possibile apprendere

Per gestire al meglio i rapporti interpersonali, si apprenderà il training assertivo per imparare a non subire o aggredire gli altri. Ho scritto su quest’argomento un primo libro divulgativo: “Piacersi non piacere” che ha avuto un buon successo editoriale (venti ristampe)

Per gestire le proprie emozioni negative si apprenderà a sviluppare positività e motivazione. I miei libri “Il problema non è mio è tuo”, “ I 52 pensieri per volersi bene” illustrati e “Mollo l’osso – come liberarsi dai guinzagli interiori” insegnano come fare.

Per  imparare a rilassarsi e sviluppare auto controllo si apprenderà ad impiegare il rilassamento muscolare di Jacobson. Ho scritto un manuale di auto aiuto “Rilassamento e auto controllo” e “Rilassamento e tecniche comportamentali”.
Per impegnarsi a raggiugere i propri obiettivi e motivarsi è utile il training immaginativo ed esperienziale sul “Empowerment” per migliorare la propria auto-stima ed auto-efficacia. Per quest’area ho scritto: Ricomincia da Te” e “Così  non mi piaccio – La terapia dell’umorismo”.

Per inserirsi sul mercato sarà opportuno padroneggiare strumenti di Marketing.

Immaginiamo che uno psicologo abbia buone abilità sociali, sia comunicativo, empatico e che conosca tutti i protocolli d’intervento. Ritenete che gli sia sufficiente per lavorare? Pensate sia sufficiente scrivere su una targa: “Psicologo-Psicoterapeuta esperto in ….” e aggiungere eventuali corsi frequentati  con  la speranza di migliorare la propria immagine e avere clienti? Niente di più errato. E’ necessario sapere come inserirsi sul mercato, come avere un piano d’azione centrato sugli obiettivi.

Sono consapevole che spesso un giovane psicologo abbia il timore di entrare nel mondo professionale. Spesso sento affermazioni del tipo: “Non sono ancora pronto”. “Ho bisogno di imparare meglio”. Se si pensa di non essere pronti non lo si sarà mai. Si continueranno a fare altri corsi con la convinzione che più informazioni si hanno, più si ha l’opportunità di avere lavoro.

Ecco che lo psicologo diventa una facile preda di chi, esperto nel capire le sue insicurezze, propone master o corsi di specializzazione. Tengo a precisare che la sola qualifica riconosciuta in Italia è quella di psicoterapeuta. Le altre non hanno alcun valore legale. Non sono riconosciuti titoli come: sessuologo, neuro psicologo, psicologo forense, criminologo e ipnologo.

 

Cosa è importante saper fare

Parallelamente allo sviluppo di abilità tecniche e trasversali, è importante conoscere e sapere applicare le strategie più efficaci e i programmi verificati empiricamente per le varie aree.

Ritengo che un terapeuta durante la scuola di formazione debba acquisire le basi e gli strumenti per poter decidere in quale area lavorativa sviluppare l’attività. Le aree in cui trova applicazione la TCC sono:

  • Disturbi adulti: Attacchi di panico, Agorafobia, Fobie specifiche, Ansia generalizzata. Disturbo ossessivo-compulsivo. Depressione. Disturbo post traumatico da stress. Disturbi sessuali e  di coppia. Disturbi alimentari e obesità. Disturbi di personalità. Disturbo bipolare Gioco d’azzardo. Dipendenze Tic. Balbuzie. Insonnia
  • Disturbi età evolutiva: Autismo. Disturbi specifici dell’apprendimento. Deficit d’attenzione e iperattività.
  • Riabilitazione  Neuro psicologia
  • Psicologia giuridica e criminologia
  • Psicologia dello sport
  • Formazione e consulenza aziendale

In tutte queste area è imperativo sapere:

  • Fare la valutazione del caso e l’analisi dei bisogni impiegando gli strumenti d’assessment specifici per ogni area.
  • Progettare interventi mirati e personalizzati
  • Applicare agli specifici casi le linee guida TCCevidence based”.

Come lo imparerete

Uno dei maggiori teorici dell’apprendimento, Albert Bandura, ha dimostrato che per sviluppare auto-efficacia, cioè sapere cosa fare e come farlo, sia necessario attingere da quattro fonti:

  1. L’esperienza diretta
  2. L’osservazione di un’altra persona
  3. La persuasione verbale
  4. I propri stati emotivi o stati d’animo

 

Se riteniamo che questa sia una giusta strada da percorrere, allora è importante che il futuro terapeuta faccia esperienza diretta, inizi a vedere i clienti e impari a osservare un altro terapeuta in azione. Penso che nessuno di noi si affiderebbe ad un chirurgo che ha soltanto studiato sui libri. Immaginate di chiedergli quale esperienza pratica ha e da chi ha imparato a lavorare e lui vi rispondesse: «Ho letto molti libri, e so tutto!»

Al contrario, si impara vedendo e facendo. Nella nostra scuola studenti e studentesse fin dall’inizio del percorso formativo affiancano i docenti nei trattamenti con in pazienti.

La persuasione verbale si basa su informazioni che risultano tanto più utili quanto più sono state precedute da una reale esperienza che abbia dato risultati positivi. Ovviamente siamo più predisposti ad appendere se abbiamo uno stato d’animo buono. Diventa imperativo creare uno stato d’animo favorevole all’apprendimento. La domanda cui occorre rispondere: “L’insegnante sa motivare, sa destare interesse, sa coinvolgere?”

Ho sempre dato la possibilità ai miei studenti di vedere come lavoriamo nel nostro Istituto. Ho registrato innumerevoli sedute. Ho fatto vedere ai miei studenti come si fa un primo colloquio, come si accoglie e si contiene la sofferenza della persona. Come si accompagna la persona nel suo percorso di miglioramento e guarigione.

Ho dato l’opportunità di provare a fare insieme la terapia. Ritengo sia importante insegnare ai giovani colleghi come avviare la professione. Devono conoscere le strategie di marketing. Imparare ad individuare le aree di possibile sviluppo. Devono imparare a rispondere in modo concreto alle seguenti domande:

  • Conosco i vantaggi che i miei servizi possono dare ai clienti?
  • Sono in grado di soddisfare i bisogni dei clienti?
  • Sono in grado di fare delle efficaci presentazioni?
  • So lavorare per obiettivi?
  • Sono in grado di parlare in modo convincente davanti a molte persone?
  • Sono in grado di effettuare un efficace parental-training?

Ricordiamoci che tutti quando provano disagio sono interessati a stare meglio, si aspettano risultati. È necessario dare loro una risposta in termini di: durata, costi, efficacia. Questi sono i loro bisogni, sta al terapeuta soddisfarli.

ore scolastica istituto watson

Le mie convinzioni ed esperienze

Ho sempre ritenuto che non sia possibile insegnare se non si è fatta una esperienza pratica. Non si possono trasferire competenze, ma soltanto informazioni, che abitualmente si possono trovare sui libri.

Se riteniamo che l’apprendimento sia possibile attraverso modelli, cioè osservare e provare, perché non impiegarlo nei programmi di specializzazione in psicoterapia? Ho sviluppato la convinzione che spesso, non si dimostra come si lavora per uno di questi tre motivi:

  1. non si ha molta esperienza pratica, ma soltanto teorica
  2. si è gelosi della propria conoscenza
  3. si preferisce mantenere lo studente nell’ ignoranza cosi avrà sempre bisogno di fare ulteriori corsi.

Si comprende così perché ci sia l’abitudine di spiegare, spiegare, spiegare…. e dire allo studente che dovrà aspettare anni prima di passare alla parte pratica. Studenti e studentesse non si sentiranno mai pronti.

Ritengo sia fondamentale porsi una domanda: “Come si fa? Voglio vedere “.

Per potere rispondere a questa domanda ho dovuto andare da terapeuti che mi potessero aiutare. All’inizio degli anni ‘80 iniziavo a trattare i primi pazienti ossessivi e alcuni erano gravi. Come era possibile aiutarli?

In Italia non trovavo una risposta, avevo bisogno di sapere e imparare a trattarli, cosi decido di andare al Middlesex Hospital dell’università di Londra dove lavorava Victor Meyer, esperto internazionale, considerato il padre spirituale della “case formulation”, un approccio per comprendere a fondo gravi problemi psichiatrici grazie ai principi scientifici. Sapevo che trattava complessi disturbi ossessivo-compulsivi con notevole successo.

Mi rendo conto così che nei casi gravi è necessario un intervento continuo, costante. Sapere come fare mi ha rassicurato, avevo un programma, una guida per aiutare le persone.

Sono convinto che: “Avere un programma rassicura terapeuta e paziente”.

Tutte le tecniche e i programmi che ho appreso le ho insegnate ai miei studenti. Abbiamo oltre 200 filmati sui trattamenti nell’area clinica, educativa e riabilitativa e 40  film nell’area di formazione aziendale e motivazionale.

Ho lavorato a partire dal 1980 in vari settori della psicologia.

Area Handicap e Riabilitativa

Inizio a lavorare per il comune di Torino con Walter Ferrarotti

che dirigeva le scuole comunali e i centri riabilitativi per disabili gravi.

Ferrarotti è stato un bravo pedagogista. Era orientato a creare una cultura educativa. Con lui ho organizzato a Torino un convegno nel 1979 con la presenza di Martin Kozloff autore del famoso testo Il bambino handicappato.

Per anni con l’amico Mario Manca, fisiatra, abbiamo formato ottimi insegnanti in grado di lavorare con casi gravi.

Area Educativa

Gli insegnanti e i genitori avevano bisogno di formazione e inizio a trattare bambini e a organizzare molti corsi con il Comune di Torino e con Scuole medie e Superiori.

Organizzai all’inizio degli anni ’80 i primi seminari sui disturbi d’apprendimento: il bambino iperattivo e dislessico, il bambino aggressivo in classe, il parental training, la gestione della classe, etc.

Per le medie e superiori corsi su: assertività e insegnamento, la programmazione didattica, ansie e paure nei giovani, le dipendenze, etc..

Area Clinica

Come già detto per imparare a fare il terapeuta sono stato da Victor Meyer a Londra e da  Wolpe alla Temple University.

Ho sempre appezzato la disponibilità dei colleghi inglesi e americani a ricevermi e a offrirmi tutte le informazioni di cui avevo bisogno. Ho capito da loro che la cultura e l’informazione devono essere sempre condivise.

Ho iniziato a lavorare su: i disturbi d’ansia, depressione, comportamenti ossessivo-compulsivi, problemi di coppia e sessuali. I risultati positivi che ho ottenuto applicando la TCC sono stati per me uno stimolo a continuare a fare psicoterapia e a provare nuove tecniche terapeutiche. Grazie al mio interesse per i disturbi d’ansia, in particolare gli attacchi di panico, sono stato recentemente ospite nella trasmissione “In Forma” condotta da Tessa Gelisio su Canale 5.

Area Aziendale

Dal 1988, per circa dieci anni, lavorai per i miei clienti: ISTITUTO BANCARIO SAN PAOLO DI TORINO, CASSA DI RISPARMIO DI MODENA, BANCA CARIMONTE BANCA, CREDITO COMMERCIALE TIRRENO, CASSA DI RISPARMIO DI TORTONA, CASSA DI RISPARMIO DI PADOVA, BANCA TOSCANA, CASSA DI RISPARMIO DI BOLZANO, MEDIOCREDITO PIEMONTESE, CASSA DI RISPARMIO DI TORINO – FIDA.

Negli anni successivi inizio a tenere corsi sulla motivazione e gestione dello stress. Alcune aziende considerano importante che i loro dipendenti siano in gradi di motivarsi e gestire il proprio stress.  Ecco alcuni miei clienti: Eufhon spa. Gruppo Auchan – Leroy Merlin, Gruppo Alberghi  Turin Hotel International, Dirigenti Gruppo Tecnocasa – Kiron.

In queste aziende ho spesso assolto il compito del coach formando alcune specifiche figure.

 

Come si fa la psicoterapia cognitivo comportamentale.

Ho prodotto in questi anni dieci puntate sul trattamento delle fobie estreme.

La produzione televisiva è andata in onda sulla RAI Valle d’Aosta è ha ottenuto uno share del 12.6 %, decisamente alto se si pensa che andavano in onda alle 20.30. Ciò sta a dimostrare l’interesse per l’argomento.

Potete vedere una puntata sulla fobia delle gallerie e degli incidenti.

PRENOTAZIONE DEL COLLOQUIO INFORMATIVO

Se desiderate avere informazioni sulla Scuola di Specializzazione in Terapia Cognitivo Comportamentale potrete prenotare un colloquio conoscitivo senza impegno, compilando i campi sottostanti oppure inviando una email a progetti@iwatson.com o info@iwatson.com.
Vi illustreremo:
  • i protocolli evidence-based a cui fa riferimento l’Organizzazione Mondiale della Sanità, utilizzati a livello internazionale
  • le possibilità di svolgere con successo la professione di psicoterapeuta nell’ambito clinico, aziendale, riabilitativo, forense e sportivo

Con la prenotazione del colloquio avrete l’opportunità di partecipare a due lezioni a vostra scelta e alle sedute di psicoterapia svolte dalle professioniste dell’istituto.

I colloqui di preselezione si svolgono durante tutto l’anno. I corsi avranno inizio a Dicembre.

Criteri di ammissione:
Possono essere ammessi alla scuola i laureati in Psicologia o Medicina e Chirurgia iscritti ai relativi albi professionali (o che supereranno l’esame di stato entro la prima sessione utile successiva alla data di inizio del corso).
La prenotazione del colloquio è gratuita e non impegnativa.

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