Lanciato per la prima volta nel 2004, Facebook ha rivoluzionato il nostro modo di comunicare, socializzare, connettersi con le persone, condividere pensieri e attimi della propria vita. E’ diventato di uso così comune che sono in pochi a non avere un proprio profilo su questo social network.

I recenti dati  sostengono che in Italia sono attive al mese ben 30 milioni di persone, di cui 28 milioni di collegano tramite cellulare.

I SINTOMI PRINCIPALI

Ogni mezzo o strumento di comunicazione, se usato in modo disfunzionale, diventa problematico. Ecco così apparire un bisogno compulsivo di controllare il proprio o altrui profilo e una tendenza all’isolamento dal mondo reale che può portare anche a patologie come disturbi d’ansia o depressione. Questi sono alcuni dei sintomi dell’uso eccessivo e sbagliato dei social network che, paradossalmente, colpisce soprattutto gli adulti.

Per alcune persone il legame con i social diventa indispensabile: a casa, in ufficio, in auto, le chat sono sempre attive, una sorta di distrazione continua, si vive nella condizione di essere “alone together”, soli insieme. Una dipendenza, dunque, che spinge sempre più verso una realtà differente dalla vita concreta, in cui si può fingere di essere diversi, dare l’immagine che si preferisce e curiosare nelle esistenze altrui.

La prima strategia per uscire dalla dipendenza è riconoscerla. Ed è difficile, visto che la patologia si cela dietro comportamenti assolutamente normali, o quantomeno non deviati. Il primo campanello d’allarme è sicuramente il numero di ore che, di giorno e di notte, si passano sui social, ossia l’esigenza di una connessione continua.

CAUSE DELLA DIPENDENZA FACEBOOK

La dipendenza da Facebook può essere compresa se paragonata agli altri tipi di dipendenza. In coloro che soffrono quella da alcool o droghe, per esempio, la relazione con le sostanze ha la precedenza su altri tipi di rapporti più funzionali e altri aspetti delle loro vite. Colui che soffre di una dipendenza da qualcosa, trova in quella cosa ciò che lo fa star bene. Così avviene anche per Facebook: la persona sceglie un piacere temporaneo alle più profonde relazioni reali e, come negli altri tipi di dipendenze, perde il controllo sul proprio comportamento, vivendo in funzione della possibilità di collegarsi alla rete.

Un’ altra possibile causa della dipendenza da Facebook è quella dovuta all’uso di questo social network come “auto-medicazione” per altri sintomi e disturbi. Alcune persone che soffrono di depressione, isolamento o disturbi d’ansia possono cercare di risolvere le loro problematiche utilizzando Facebook: il mondo virtuale diventa un posto in cui si sentono più sicuri e tranquilli perché intermediati dallo schermo e non esposti ai rapporti umani reali.

COME DISINTOSSICARSI DA FACEBOOK

In questi casi bisogna spezzare il cerchio e decidere di dedicare alla rete soltanto alcuni momenti precisi: un’ora la sera, un’ora nella pausa pranzo, ad esempio. Basta. Quando poi la sofferenza si fa più acuta, e ci si accorge di non riuscire a vivere senza quello specchio, allora è il caso di chiedere aiuto.  E quasi sempre la disintossicazione passa attraverso una riappropriazione della vita reale. Una passeggiata con un amico ad esempio, piuttosto che cinquemila contatti e qualche centinaio di “mi piace” su Facebook.

L’ AIUTO PSICOLOGICO PER USCIRE LA QUESTA DIPENDENZA

Anche se i termini “Facebook addiction” o “Facebook addiction disorder” non sono ancora stati approvati da un punto di vista medico, la dipendenza da internet sta coinvolgendo sempre più persone, tanto da spingerle a richiedere un aiuto psicologico per uscirne. Se notate che connettervi, condividere e il guardare le bacheche prende molto tempo della vostra vita reale, è possibile che soffriate di questo tipo di dipendenza. L’obiettivo nelle sedute psicologiche è quello d’identificare il confine tra uso “normale” e uso disfunzionale e aiutarvi a trovare un modo più costruttivo di connettervi socialmente attraverso Facebook.

Vediamo i passaggi principali dell’intervento terapeutico:

  1. Riconoscere i segnali di dipendenza

Anche se sul DSM IV (Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) non è ancora stata inserita la specifica categoria diagnostica, la dipendenza è caratterizzata da  comportamenti e pensieri ossessivi, oltre che da disfunzioni relazionali. Tipicamente la prima cosa che si fa quando si è svegli, e l’ultima prima di addormentarsi, è quella di consultare la bacheca di Facebook. Ci si sente vuoti o non completi senza aver consultato il profilo, fino a percepire veri sintomi di panico. Tutto va a discapito delle altre attività, da quelle lavorative a quelle sociali, che vengono considerate meno interessanti e coinvolgenti rispetto al social network. Si rilevano anche sintomi di astinenza se si è impossibilitati ad accedere. Può rinforzare pensieri nostalgici relativi a situazioni, relazioni e contatti che non si vivono più, ma di cui si continua a seguire gli svolgimenti (pensiamo, per esempio, a quanti consultano la bacheca degli ex per verificare con chi stiano uscendo e cosa stiano facendo).

  1. Chiedersi cosa si cerchi di ottenere tramite Facebook, quale bisogno si soddisfi

E’ bene riflettere su quale aspetto della tua vita viene soddisfatto da questo social network: una carenza di rapporti sociali, una scappatoia da una vita reale che non si accetta o non piace, un facile modo per evitare la noia che non permette di mettersi in gioco e di sperimentarsi in contesti che possono anche creare ansia o far uscire dalla propria zona di conforto. Cosa aggiunge alla tua vita il ricevere un “mi piace” ad un post? Cosa ti serve aggiornarti costantemente sulla vita altrui? Quali benefici ti dà l’aggiungere tra gli amici una persona che non hai mai conosciuto dal vivo, ma è un amico di un amico di un amico reale? E’ importante comprendere le ragioni che spingono al comportamento compulsivo.

  1. Capire quale grado di controllo si ha su questo comportamento

Riesci a non commentare un post che leggi? Ti senti obbligato a rispondere ad una richiesta di amicizia anche se giunge da una persona che non t’interessa? Come ti senti se non consulti per uno..due o tre giorni la bacheca tua o altrui? Il tuo pensiero è sempre rivolto ai post o la tua vita è incentrata su altro? Riesci a non aggiornar il tuo stato costantemente o pubblicare frammenti della tua giornata?

L’obiettivo, ovviamente, non è quello di evitare totalmente di collegarsi. Ma è necessario che la persona che ne è dipendente riacquisisca la capacità di SCEGLIERE se collegarsi o meno. Non dev’essere più un bisogno impellente e compulsivo. E’ importante che ritorni ad essere un interesse marginale, una delle tante cose che si fanno e non l’unica o la prevalente. Fai che questo automatismo venga cambiato: se ti viene voglia di consultarlo, prova a dirti “lo guarderò dopo”, cerca di posticiparlo e prediligere il fare altro.

  1. Valutare i vantaggi che si avranno nel non essere costantemente on line

Molto probabilmente diventerai più produttivo, costruttivo e socializzante. Il tempo risparmiato da Facebook potrà essere utilizzato per svolgere altre attività, risolvere i piccoli problemi quotidiani o individuare nuove fonti di piacere e benessere. Un utilizzo compulsivo dei social network incrementa il senso di solitudine, anzichè ridurlo.

  1. In caso di impulso troppo forte

Nel caso tu non riesca proprio a gestire il comportamento, rendi più difficile la consultazione. Per esempio, posiziona il cellulare lontano da te, fai cambiare la password a qualcuno che conosci in modo che tu non possa accedervi quando vuoi, concorda con lui dei tempi prestabiliti di consultazione e trova altre attività che tu possa fare nel mentre. Inoltre, quando usi Facebook, tu puoi decidere quali in formazioni ti compaiano nella bacheca, linkandoti ad alcune pagine o decidendo quali persone seguire. Prova a restringere il campo cosicché tu non sia bombardato da informazioni che, seppur allettanti, in questo momento potrebbero farti perdere il controllo.

E’ importante sapere che è possibile uscire da questa dipendenza. Sul territorio nazionale molti ospedali hanno dato sempre più spazio a questa problematica.
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