La fine di una storia causa quasi sempre dolore e viene vissuta proprio come un lutto.
La negazione è la prima reazione dopo la rottura e consiste nel rifiutarla. Affermazioni come: “Non puoi lasciarmi!” o “Non ci posso credere” sono esempi di negazione.
Il sentimento che contraddistingue questa fase, quindi, è il rifiuto. La negazione è un meccanismo naturale in risposta ad una perdita significativa. Ha lo scopo di proteggerci da una realtà che, al momento, non sapremmo gestire in altro modo.
Per questo motivo, è da considerarsi funzionale. Oltre certi limiti, tuttavia, il meccanismo di negazione, se troppo protratto, può invalidare la vita di una persona rischiando di diventare una vera ossessione e trasformarsi in problematiche psicologiche.
Le persone che restano bloccate in questa fase non riescono a ricostruire la propria vita senza la persona che le ha lasciate. Nei casi più gravi continuano a cercarne la vicinanza, anche contro la sua volontà. È il caso, per esempio, degli uomini che per mesi cercano l’ex partner (al telefono, sul web o di persona) come se la rottura non fosse mai avvenuta.

Dopo la negazione compare la rabbia. Siamo arrabbiati con noi stessi e il destino ma, soprattutto, con chi non ci vuole più.

Essere arrabbiati non solo è normale e comprensibile ma è sana per l’elaborazione dell’abbandono del partner. Ha lo scopo, infatti, di farci affrontare questa esperienza con un’emozione che è sì dolorosa, ma anche tonificante. Inoltre, è un primo tentativo di distaccarsi dalla persona che se n’è andata. Anche questo stadio, tuttavia, se protratto a lungo si rivela disfunzionale. Tende infatti a congelare la persona in un eterno presente in cui l’unica ragione di vita è colpevolizzare la persona che ha prodotto l’abbandono.
In taluni casi, questa è anche una fase pericolosa. Nei divorzi con figli, per esempio, è quella che può dare origine a separazioni tormentate in cui proprio i figli, loro malgrado, diventano l’arma con cui colpire l’ex partner. È, purtroppo, anche la fase in cui sono bloccati gli uomini che uccidono le loro ex compagne. Non è un caso che la maggior parte di tali omicidi avvengano all’ultimo incontro, dopo che il loro ennesimo tentativo di patteggiamento è fallito.
Gli omicidi commessi in fase di rabbia raramente sfociano nel suicidio di chi li ha commessi, a differenza di quelli commessi in fase di depressione.
Oltre alla rabbia le emozioni che si sperimentano dopo la rottura di una relazione è la perdita di speranza, la tristezza e il senso di vuoto. Questo, che potrebbe sembrare uno stato da evitare a tutti i costi, è in realtà la via d’uscita dalla fine di una storia. Infatti, è la fase in cui la perdita può essere elaborata per ciò che è: non ci sono più il rifiuto, la speranza o la rabbia a mascherare quello che proviamo. È l’unica che consente l’elaborazione del lutto perché è l’unica in cui lo guardiamo davvero in faccia. Se, nonostante i sentimenti di vuoto e di inutilità, riusciamo a conservare lucidità, un briciolo di speranza si può evitare di cedere nell’inattività e nei casi più gravi nella depressione.

Depressione da fine relazione

Quali possono essere i campanelli d’allarme?

 

Se, per troppo tempo, non si hanno interazioni sociali, si è inappetenti, ci si vergogna, vuol dire che qualcosa non è stato ben elaborato. L’abbandono diventa un trauma di fronte al quale ci si sente senza risorse. Potrebbe essere il preludio alla depressione e c’è bisogno dell’intervento di uno specialista.
A differenza della temporanea tristezza, l’abbattimento dovuto alla depressione rende difficile affrontare la vita di tutti i giorni e ci fa perdere la capacità di provare piacere e soddisfazione per le cose un tempo apprezzate. Gli hobby e gli amici non interessano più come al solito, vi sentite continuamente esausti e la sola idea di dover affrontare la giornata diventa intollerabile.

Sintomi Depressione Fine Relazione

Il modo in cui la Depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni. E’ importante sottolineare che ciascuno di noi può provare gli stessi sintomi in momenti di tristezza o sconforto.

  • Ruminazione.
    La ruminazione è un processo di pensiero circolare in cui ritornate sulle stesse cose ancora e ancora. Spesso il fulcro dei pensieri è quanto state male o il dubbio che possiate mai sentirvi diversamente e stare meglio. Concentrare la vostra attenzione su quanto vi sentite depressi, vi conduce ad essere ancora più depressi
  • Sensazione di disperazione e impotenza.
    Una prospettiva piuttosto desolante, niente mai potrà migliorare e non c’è niente che possiate fare per cambiare la situazione.
  • Perdita di interesse nelle attività quotidiane.
    Nessun interesse o capacità di godere degli hobby, dei vostri piatti preferiti, delle occasioni sociali o dei rapporti sessuali.
  • Cambiamenti nell’appetito e nel peso.
    Significativa e progressiva perdita o aumento di peso, cambiamenti in percentuale del 5% del peso corporeo nell’arco di un mese.
  • Cambiamenti nel ciclo sonno/veglia.
    Possono manifestarsi insonnia, specialmente risvegli nelle prime ore del mattino, o ipersonnia, la tendenza a dormire molte ore di seguito.
  • Agitazione psicomotoria o movimenti rallentati.
    Sensazioni di iperattività e agitazione, o affaticamento e “mollezza”.
  • Perdita di energie.
    Sentirsi continuamente affaticati e svuotati fisicamente. Anche le più piccole incombenze diventano insostenibili e richiedono molto tempo per essere portate a termine.
  • Auto svalutazione.
    Intensi sentimenti di inutilità, scarso valore e colpa. Autocritiche severe in relazione a errori e mancanze percepite come gravi e irrimediabili.
  • Problemi di concentrazione.
    Difficoltà nel focalizzare l’attenzione, prendere decisioni o ricordare le cose.
    Sembra difficile pensare di andare dallo psicologo solo per una relazione d’amore finita, ma ricordatevi che se si cade nella depressione la vostra vita sarà strasvolta in modo negativo.

Un disturbo depressivo è una malattia che coinvolge il corpo e la mente. Influenza il modo in cui una persona mangia e dorme, i sentimenti che prova verso se stessa e il modo di vedere le cose. Un disturbo depressivo non è come uno stato d’animo triste passeggero. Non è un segno di debolezza o una condizione che può essere superata solo desiderandolo o volendolo. Le persone con una malattia depressiva non possono semplicemente “tirarsi su da soli” e stare meglio. Senza un trattamento, i sintomi possono durare per settimane, mesi o anni.
Grazie ad anni di ricerche fruttuose, oggi ci sono terapie farmacologiche e psicologiche, come quella Cognitivo Comportamentale, che producono notevoli miglioramenti.
Trattamenti appropriati, in ogni caso, possono aiutare la maggior parte delle persone che soffrono di questo disturbo.
Fermare le ruminazioni e modificare il vostro stato emotivo prima che loro fermino voi.

Consigli su come aiutarsi a superare la depressione

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FONTE: www.lamentemeravigliosa.it – www.helpguide.com