Enuresi

Bagnare il letto (enuresi) è una condizione piuttosto diffusa e alquanto fastidiosa sia per un bambino, sia per una persona adulta. Può avere un impatto notevole e invalidante sul benessere e sulla vita sociale di chi ne soffre e l’effetto stressante coinvolge anche i familiari.
La prevalenza del disturbo è maggiore tra i bambini di 5 anni, mentre decresce con l’aumentare dell’età.
Le cause possono essere molteplici. L’enuresi può essere il sintomo di una combinazione di fattori predisponenti molto diversi tra loro. Ci sono numerosi disturbi fisiologici che possono risultare associati alla perdita di urina e possono essere classificati come parasonnie (difficoltà in alcune fasi del sonno), poliuria e disfunzioni della vescica. L’enuresi inoltre ha una certa familiarità, quindi se padre o madre ne hanno sofferto, anche i figli hanno maggiori probabilità di sviluppare il disturbo.
Di solito i bambini smettono di fare la pipì a letto verso i 5 anni e abitualmente si prende in considerazione un trattamento specifico solo se il problema si presenta ancora oltre i 7 anni di età. Questo non significa che alcune strategie non possano essere utili e applicabili prima.
Bambini e adulti con problemi di enuresi notturna possono avere anche sintomi correlati alle vie urinarie che si manifestano durante il giorno. Una storia clinica di sintomi di incontinenza durante il giorno potrebbe essere importante nel determinare l’approccio migliore per gestire l’enuresi.
La valutazione deve naturalmente appurare che il problema non sia una conseguenza di maltrattamenti o violenze subite dal bambino.
Occorre fare una diagnosi accurata dei sintomi attraverso la rilevazione di antecedenti e conseguenze ed escludere  le possibili cause organiche (infezioni delle vie urinarie, diabete mellito, ecc).
I sintomi sono caratterizzati dall’incapacità di controllare il riflesso di svuotamento della vescica con conseguente perdita involontaria, occasionalmente intenzionale di urina durante la notte, durante il giorno o entrambi.
Solitamente si parla di:
  • enuresi primaria se il controllo della vescica non è mai stato raggiunto
  • enuresi secondaria se dopo un periodo di circa 5 – 6 mesi di controllo si ripresenta l’incontinenza
Oltre a risolvere il problema specifico, il trattamento dell’enuresi ha effetti molto positivi anche sull’autostima dei bambini e degli adulti. Le strategie cognitivo comportamentali arrivano a percentuali di risoluzione dell’80%.
La prima parte del trattamento è solitamente di tipo informativo – educativo e intende fornire al bambino o all’adulto tutti i dettagli sul problema.
Di importanza notevole sono le prescrizioni concordate con la persona affetta da enuresi e con la famiglia sulla rilevazione e modificazione di alcune abitudini comportamentali che solitamente sono alla base del disturbo. La terapia ha l’obiettivo di cambiare stili di vita non soddisfacenti e apprendere abilità psicologiche per fronteggiare lo stress in accordo con la persona affetta dal disturbo.
Alcuni degli argomenti affrontati sono:
  • assunzione di liquidi in quantità adeguata
  • l’assunzione di liquidi deve variare a seconda della temperatura ambientale, della dieta e dell’attività fisica svolta
  • le persone affette da enuresi dovrebbero evitare l’uso di caffeina
  • è importante andare in bagno a intervalli regolari durante la giornata (circa ogni 2- 3 ore) anche una volta che il problema sia risolto
  • risvegli provocati artificialmente durante la notte sono da utilizzare all’inizio del trattamento per circa 1 – 2 mesi per instaurare una routine comportamentale
  • stabilire un sistema di ricompensa e gratificazione per l’impegno e lo sforzo nel seguire le nuove abitudini concordate e NON PER ESSERE RIUSCITI A NON BAGNARE IL LETTO (abbiamo visto nella sezione dei sintomi che la perdita di urina è involontaria, quindi ….)
  • è importante annotare difficoltà e miglioramenti in quanto sul lungo periodo è facile non rendersi conto dei progressi raggiunti e degli eventuali aggiustamenti in corso d’opera
  • farmaci come la desmopressina o gli anticolinergici DEVONO ESSERE PRECRITTI SOLO DA SPECIALISTI E SOLO SE TUTTI GLI ALTRI METODI NON HANNO DATO ALCUN RISULTATO.