Tic

Strizzare ripetutamente gli occhi, arricciare il naso, piegare la testa di lato, sollevare le spalle, emettere con la bocca suoni o rumori che a volte creano molto imbarazzo. Sono solo alcuni esempi del disturbo da tic, caratterizzato dalla presenza persistente di tic motori o vocali, cioè movimenti o suoni improvvisi, ripetitivi e involontari.
Questi comportamenti appaiono del tutto fuori contesto e sono piuttosto comuni nell’età infantile. Nella maggioranza dei casi i tic sono condizioni temporanee e tendono a scomparire da soli. A volte invece si estendono nel tempo diventando un problema più grave e disturbante.
I tic possono manifestarsi in un solo muscolo o un solo suono (tic semplici) oppure coinvolgere più gruppi muscolari o più suoni o frasi (tic complessi).
La sensazione provata da chi ne soffre è una notevole difficoltà nel controllare questi movimenti o suoni ed elevata tensione che si estingue a seguito dell’emissione del tic. Malgrado ciò molte persone riescono a trattenersi per periodi di tempo variabili e notano un miglioramento nella sintomatologia grazie al rilassamento, alla pratica sportiva o quando sono concentrati in attività piacevoli. Al contrario la comparsa dei tic può peggiorare in momenti di ansia, stress, affaticamento o eccitazione.
Per molto tempo, i tic erano sono stati ricondotti a  cause di natura emozionale. Oggi invece, le ricerche si concentrano maggiormente sull’analisi di fattori biologici, chimici e ambientali, sebbene non sia ancora possibile indicare delle cause univoche per questi disturbi.
Pare siano presenti anomalie funzionali e strutturali nel cervello di chi soffre di tic. Resta sconosciuta una precisa causa neurochimica, ma si crede che il disturbo sia collegato a squilibri in alcuni neurotrasmettitori,  messaggeri del nostro sistema nervoso, come dopamina e serotonina.
Gli studiosi hanno anche rilevato cambiamenti nelle aree del cervello che governano i movimenti.
La vulnerabilità al disturbo sembra sia di origine genetica nel 75% dei casi o trasmessa in ambito familiare, sebbene non sia stato identificato nessun gene specifico in grado di causare tic. Le ricerche inoltre non hanno rilevato al momento nessuna esperienza o schema educativo che possa condurre allo sviluppo del disturbo. Molti ricercatori sono dell’opinione che le cause possano essere ricondotte ad una interazione tra fattori genetici e ambientali e al momento viene posta una certa attenzione anche ai fattori prenatali.
I criteri diagnostici per i disturbi da tic specificano che i sintomi devono comparire prima dei 18 anni e non devono essere associati all’uso di sostanze stimolanti (come droghe) o a condizioni mediche in generale (come la corea di Huntington). La forma del disturbo varia da lieve a molto grave sulla base dell’interferenza e del grado di invalidità che provoca nella vita della persona. Si va da tic lievi e passeggeri fino alla Sindrome di Tourette all’estremo opposto.
Come già accennato i tic aumentano quando la persona si trova in qualsiasi condizione di stress mentale, anche di natura positiva (per esempio la felicità per le vacanze imminenti). In alcuni casi i tic  risultano più evidenti quando ci si trova in una condizione di rilassamento, mentre si guarda la tv o quando si è in una situazione molto strutturata come lo studio di un medico, cosa che tende a complicare la diagnosi. Nel tempo i sintomi hanno un andamento altalenante, con miglioramenti e peggioramenti a seconda del momento.
Per esempio nell’ adolescenza è possibile che i tic peggiorino, gli esperti tuttavia ritengono che i sintomi diventino più problematici, non più gravi forse perchè i giovani sperimentano un maggiore imbarazzo rispetto all’età infantile.
Le ricerche dimostrano che la terapia cognitivo comportamentale  (TCC) è il trattamento più efficace per la risoluzione del problema.
Il programma di terapia è strutturato generalmente secondo queste fasi:
  • Automonitoraggio: per ottenere informazioni relative ai tic prendendo nota delle circostanze in cui insorgono, con frequenza, durata, emozioni e stato d’animo provato.
  • Rinforzo: basato sulla teoria del condizionamento operante si costruisce con le persone un programma di premi e incentivi per favorire comportamenti alternativi e/o controllo dei tic.
  • Pratica massiva e Habit Reversal Training: il paziente volontariamente esegue i movimenti tipici dei tic nella maniera più realistica possibile o comportamenti opposti incompatibili, per determinati periodi di tempo intervallati da periodi di riposo, preferibilmente di fronte allo specchio. La persona sviluppa inibizione reattiva dei tic a causa della stanchezza muscolare dovuta all’esecuzione dei movimenti. (l’intervento considerato più efficace secondo le ricerche internazionali. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21445725)
  • Rilassamento: sempre utilizzato nei trattamenti comportamentali, prevede tecniche diverse, (immaginazione guidata, training autogeno, mindfulness, attenzione focalizzata, ipnosi, ecc.). Viene preferito il rilassamento muscolare progressivo spesso monitorato dall’apparecchio di biofeedback.
La persona allenata a seguito del training diventa in grado utilizzare una delle tecniche elencate nei momenti di ansia, tensione o all’ insorgere dei tic.
L’obiettivo generale del trattamento è:
  • aumentare la consapevolezza dei tic
  • identificare le sensazioni che li precedono
  • riconoscere le situazioni in cui si presentano i comportamenti
  • imparare a contrarre i muscoli antitetici ai tic
  • mantenere la contrazione di questi muscoli per alcuni minuti
  • ripetere l’esercizio quando insorge il tic o la tensione pre-tic
Il programma di terapia comprende incontri con la famiglia e le persone conviventi che ricevono istruzioni accurate sulle reazioni più efficaci da mettere in atto di fronte al tic e su come rinforzare e sostenere la persona cara, bambino e adulto, nel praticare gli esercizi di intervento comportamentale che hanno appreso durante le sedute.
Molto utili risultano poi training specifici su Autostima, Abilità sociali e Assertività, per potenziare le capacità relazionali della persona e abbassare il disagio.
La terapia cognitivo comportamentale promuove comunque sempre l’autonomia e il potenziamento delle abilità, incoraggiando la persona affette da tic e i familiari ad avere un ruolo attivo durante tutte le fasi del trattamento.