Controllare il partner non è una nuova moda. Ma siamo sicuri che questo comportamento non diventi un’ arma a doppio taglio?

Nulla di nuovo. Infatti, sono secoli che donne e uomini si preoccupano di controllare i rispettivi compagni e a questo scopo sono ricorsi alle tecniche più inverosimili.

Alcuni giungono a contattare gli investigatori privati, o a cercare nelle tasche e nei cassetti, alla ricerca di segnali del tradimento o di possibili menzogne raccontate. Tuttavia, ora con l’avvento di internet e dei cellulari, alcune persone trovano sia molto più facile controllare il partner. Sul web spopolano le app per carpire queste informazioni, verificare i messaggi e le telefonate inviate.

Su Facebook sono sempre più diffusi profili fasulli con foto e nickname finti. Il motivo? Semplice, la gelosia. Uomini e donne aprono un account taroccato cercando di far amicizia col proprio partner per vedere come si comporta. Chi si nasconde, poi, non si rivela. Così spesso la relazione prosegue su due binari paralleli, da un lato la vita reale, dall’altro il web sottotraccia. E questa non è l’unica modalità di tentativo di controllo aperta da internet per i “malati” di gelosia. Ci sono anche software-spia da montare sul pc del partner per controllare i messaggi che arrivano dai social network, come Facebook o Whatsapp.
Comunemente si pensa che le persone gelose abbiano poca fiducia in se stesse: se un individuo si sente bene con se stesso, dovrebbe avere pochi motivi di preoccuparsi della perdita della persona amata a causa di un rivale. Si tratta di una conclusione vera solo in parte, in quanto le ricerche hanno dimostrato una bassa correlazione fra gelosia e livello di autostima.

Secondo uno studio realizzato dalla London School of Economics and Political Science, il 44% delle coppie sposate spia segretamente le attività online del proprio compagno. In questa recente ricerca è stato chiesto ad un totale di 992 coppie britanniche quali comportamenti considerassero inaccettabili nell’altro e se avessero mai controllato il proprio partner. Così è stato possibile riscontrare che le persone non erano felici quando:
– Il loro partner s’ innamorava di altri online (90%)
– Faceva sesso virtuale con qualcuno che non erano loro stessi (84%)
– Flirtava con altri (69%)
– Parlava dei propri problemi di coppia con altri

Naturalmente uomini e donne non sempre coincidono nelle loro posizioni. Si è riscontrato che le donne considerano in modo negativo l’utilizzo di internet da parte dei propri mariti, molto più di quanto non facciano gli uomini. Problemi minori suscitavano attività come gli acquisti online, vedere materiale porno o giocare in rete.

Infine, arriva la parte più conflittuale dello studio: verificare quali fossero le tecniche più utilizzate per spiare il partner. A questo proposito, si è potuto rilevare che nel 44% delle coppie uno dei membri spiava l’altro. Nello specifico; il 20% dei maschi spiava sua moglie e il 43% delle donne faceva lo stesso con il proprio marito e, un 37% delle coppie si spiava l’un l’altro.

I metodi di spionaggio più utilizzati erano:

1. Leggere le email dell’altro: Il 10% delle coppie intervistate leggeva la corrispondenza del proprio partner senza che l’altro sospettasse di nulla.

2. Leggere i messaggi sms del telefonino. Una pratica comune sempre per il 10% delle coppie.

3. Controllare la cronologia del navigatore internet per verificare le pagine web visitate dal partner. Il 4% delle persone lo faceva.

Tuttavia, vi era anche chi si era spinto più lontano fino al punto di ottenere le password, utilizzare un software specifico per controllare la attività online e assumere un’identità virtuale falsa per provocare il proprio partner.

Certo è che i dati sono preoccupanti, soprattutto se si tiene presente che una delle basi della relazione di coppia dovrebbe essere la fiducia nell’altro. Forse potremmo chiederci: che senso ha spiare il mio partner?  Vale la pena di vivere con dubbi e impersonare costantemente il ruolo di detective?

La “Facebook Surveillance”

Altro fenomeno sempre più diffuso è quello di coloro che usano i social per controllare ciò che fa il proprio ex. A quanti di voi non è capitato di curiosare sulla bacheca della persona con cui eravate stati per vedere chi sta frequentando nell’ ultimo periodo?

Uno studio condotto su 464 soggetti ha esaminato gli effetti del comportamento attuato da persone che avevano concluso da poco una relazione, per stabilire se controllare l’ex tramite FB consenta di gestire meglio il distacco o se, al contrario, porti all’aumento dello stress e del disagio. Inoltre si è cercato di capire se ciò renda più faticoso il procedere con la propria vita e dimenticare l’ex partner.
I risultati confermano la seconda ipotesi: rispetto a chi non aveva mantenuto il controllo a distanza sul proprio ex, le persone che curiosavano sulla sua bacheca si sentivano peggio.
Nel dettaglio, chi mantiene una sorveglianza sull’ex partner:
– vive uno stress più acuto per la fine del rapporto
– prova ancora attrazione fisica per l’ex, continuando ad alimentarla guardandone le foto e percependone più acutamente la peridta se questi si è rifidanzato
– rimane bloccato nella possibilità di “mettersi il cuore in pace” e guardare avanti.

Monitorare assiduamente la pagina FB e la lista di amici dell’ex è dunque correlato a maggiori difficoltà a riprendersi dalla fine della storia, maggiore stress e sentimenti negativi, ma anche maggiore desiderio sessuale e rimpianto nei suoi confronti.

Questa ossessione di controllo può poi facilmente diventare paranoia. Una cosa è guardare una persona di fronte a te leggere un libro, altra è farla di nascosto, dietro una porta chiusa. I social network diventano così una sorta di buco della serratura, per spiare i movimenti dell’altro e dalla curiosità alla smania di controllo il passo rischia di essere troppo breve.

Nelle coppie questa modalità avvelena il rapporto, senza che poi sia accaduto niente di realmente grave, almeno sul piano reale. Ricordiamo poi che le modalità di spionaggio elencate sono decisamente fuori legge e metterle in atto è, senza possibilità di dubbio, un reato. Infine la necessità di controllare l’ altra persona diventa un meccanismo autorinforzante: quando s’ inizia è molto probabile che poi si continui perché, se non mi fido oggi, perché fidarmi domani?

Uno dei pilastri fondamentali del rapporto è la fiducia, se s’ inizia a dubitare al punto da mettere in atto strategie per controllare l’ altro, il rapporto inizia ad incrinarsi.
E’ vero anche che la scelta del partner è influenzata anche da alcune esperienze di vita o nel passato e che ci sono delle persone che inconsapevolmente sono attratte da compagni/e non in grado d’ impegnarsi nella relazione (perché non interessati oppure perché hanno delle problematiche proprie).

In tutti gli altri casi, perché una coppia funzioni ci vuole un impegno reciproco e la volontà di non far del male appositamente al partner, senza dimenticare che il rapporto, come d’altronde molte cose della vita, comportano l’ accettazione del rischio e la mancanza di certezze.

 

Fonte:
Helspera, E. J. & Whitty, M. T. (2010) Netiquette within married couples: Agreement about acceptable online behavior and surveillance between partners. Computers in Human Behavior; 26(5): 916–926.
http://online.liebertpub.com/doi/pdfplus/10.1089/cyber.2012.0125