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Il problema non è mio...è tuo Stampa E-mail

A chi rivolgersi | Che cos'è | Le giustificazioni | 52 pensieri | Diritti personali | Capacità verbali | Comunicazione non verbale | Il pensiero | Il pensiero creativo | Il pensiero insoddisfatto | Il pensiero positivo | Il problema non è mio è tuo | Le abilità assertive | Lo sviluppo del comportamento affermativo | Piacersi non piacere | Sblocchiamoci | Tre tipi di comportamento

(estratto da “Il Problema Non E’ Mio… E’ Tuo” di Enrico dott. Rolla, Ed. SEI)
In nessun caso è consentito, copiare, duplicare, stampare, distribuire quanto è contenuto in questi estratti, né in forma completa nè parziale.

Abbiamo un po’ tutti il desiderio di cambiare gli altri. Vogliamo che siano diversi da come sono. Dovrebbero cambiare il nostro superiore, il nostro partner, nostro figlio e il vicino di casa. Dovrebbero cambiare per far piacere a noi. Se non cambiano, sono loro a sbagliare. Se siamo tipi passivi, stiamo zitti e ci diciamo: « Io sono una persona mite e gentile, perché mi si deve trattare male?» e proviamo rancore verso l’altro. Se siamo aggressivi, gli spieghiamo dove sbaglia e vogliamo che cambi subito il suo comportamento. Se non cambia immediatamente, ci sentiamo autorizzati ad aggredirlo con durezza e fermezza. L’altro deve capire chi ha ragione.
Ma, oltre alle persone, vogliamo che anche le situazioni vadano come fa piacere a noi. Nel lavoro e negli affetti tutto deve procedere in base alle nostre aspettative, che devono realizzarsi, e, se ciò non avviene, stiamo male. Possiamo soffrire perché ci manca qualcosa. In questi casi ci viene spontaneo dire: « Starei meglio, se...». Ma la via dei « se » può non avere termine. Perché appena termina un bisogno, se ne presenta subito un altro. Il genitore può dire: « Starei meglio, se mio figlio si laureasse» e subito dopo: « . ..se trovasse lavoro» e ancora: « .. .se si sposasse».
Possiamo soffrire perché abbiamo paura di perdere ciò che abbiamo. La madre può soffrire quando il figlio si allontana da lei. La fidanzata ci ha lasciati e si soffre. Abbiamo sbagliato a investire del denaro e soffriamo. L’elenco non ha fine.
Ci hanno abituato a essere centrati ai di fuori di noi, a pensare sempre agli altri. Ci sentiamo dire: «Quella persona sta bene», che vuol dire: «E una persona che ha raggiunto un buon livello economico o sociale». Non vi è nulla di male nel voler raggiungere questi obiettivi. Ma non devono essere solo questi gli obiettivi della nostra vita. Il primo dovere è verso noi stessi, è essere tranquilli e sereni. Ma questo non è un obiettivo facile da raggiungere. E raro che ci dicano: « Osserva quella persona: vedi come è serena?».
Affermiamo spesso di voler diventare più tranquilli e sereni, ma la nostra serenità passa attraverso la «delega». A volte pensiamo: «Come gestire gli altri, così potrò essere più tranquillo?». Così, potremmo stare meglio se il partner non è aggressivo o nervoso, se il figlio si applica allo studio, ecc. Si ritorna al concetto iniziale: « Gli altri devono cambiare per darci la serenità». Ecco allora che i genitori si domandano come gestire i figli, la moglie come deve fare con il marito. Anche le aziende richiedono tecniche per gestire i collaboratori. Tutti vogliono gestire.

Vivere con serenità i nostri rapporti con gli altri significa comportarsi con l’equilibrio di chi non subisce e non aggredisce. Definiremo “assertivo” questo comportamento maggiormente equilibrato.

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