Con il termine bullismo s’intende un comportamento aggressivo ripetitivo nei confronti di chi non è in grado di difendersi. Infatti ciò che contraddistingue questo fenomeno è il rapporto asimmetrico esistente tra vittima e bullo: la prima è impossibilitata o non ha le abilità per far cessare l’atto aggressivo nell’immediato e il secondo compie l’atto volontariamente, quindi con l’intenzione di ferire o attuare un danno. Inoltre vi deve essere un’altra componente: quella della ripetitività.

Quindi uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto deliberatamente da uno o più compagni. Non si fa quindi riferimento ad un singolo atto, ma a una serie di comportamenti portati avanti ripetutamente, all’interno di un gruppo, da parte di qualcuno fa o dice cose per avere potere su un’altra persona.

Alcuni dicono: “Cosa vuoi che sia, sono cose da ragazzi”.  Non c’è peggiore giustificazione per minimizzare il fenomeno del bullismo. Leggiamo spesso storie di vessazioni continue, ma quel che finisce sui giornali è una minima parte di quanto accade ogni giorno.

Recenti sondaggi mostrano che in Europa un adolescente su 4 ha avuto almeno una volta a che fare (vittima, spettatore o «carnefice») con questo fenomeno. Intervenire è più che mai importante: il bullismo non ha effetti solo immediati ma si ripercuote anche sulla salute da adulti. E’ questo uno dei messaggi chiave lanciati al 25esimo European Congress of Psychiatry appena conclusosi a Firenze.

 

IL CYBERBULLISMO

Di nuova generazione è poi il cyberbullismo, una sorta di bullismo on line. Internet ha aperto nuove possibilità per tutti noi. L’altra faccia della medaglia è però rappresentata dai rischi legati ad un uso improprio di questo strumento, come nel caso di cyberbullismo.

Quest’ultimo simile al bullismo, di cui ne condivide in parte la definizione. Quello effettuato on line è infatti anch’esso un atto aggressivo intenzionale, condotto da un individuo o gruppo d’individui, ma si avvale di varie forme di contatto elettronico, ossia diverse modalità offerte dai nuovi media soprattutto social network (Facebook, Twitter…), chat sincrone, forum online, telefonate e messaggi.

Inoltre presenta caratteristiche proprie che lo rendono più pervasivo ed irrefrenabile. Se, infatti, il bullismo tradizionalmente era inteso come una forma di prevaricazione, singola o di gruppo, che implicava il rapporto diretto tra bullo e vittima, nel cyberbullismo i confini sono molto più estesi perché viaggiano attraverso internet.

 

I MODI IN CUI SI REALIZZA

Le modalità specifiche con cui i ragazzi realizzano atti di cyberbullismo sono molte. Alcuni esempi sono:

– messaggi volgari o molesti (flaming)

– pettegolezzi diffusi attraverso messaggi sui cellulari, mail, social network (denigration)

– postare o inoltrare informazioni, immagini o video imbarazzanti (incluse quelle false)

– rubare l’identità e il profilo di altri, o costruendone di falsi, al fine di mettere in imbarazzo o danneggiare la reputazione della vittima;

– insultare o deridere vittima attraverso messaggi sul cellulare, mail, social network, blog o altri media;

– minacciare la vittima attraverso un qualsiasi media minando la sua tranquillità

Queste aggressioni possono far seguito a episodi di bullismo (scolastico o più in generale nei luoghi di aggregazione dei ragazzi) o esprimersi solo online.

 

BULLISMO E CYBERBULLISMO: QUANTO SONO DIFFUSI

Nonostante l’attenzione verso il fenomeno negli ultimi anni sia molto alta, quantificarlo non è semplice: numerosi sono i casi che non vengono alla luce e nei quali le vittime non riescono a sottrarsi alle prepotenze dei bulli. Secondo la Dichiarazione internazionale di Kandersteg (2007), l’incidenza media del fenomeno è di circa il 10% nel mondo. Gli ultimi dati ISTAT risalgono al 2014 e rilevano che il 50% degli 11-17 enni ha subito un episodio offensivo di bullismo e la percentuale è maggiore al nord che al sud. Tra i ragazzi che utilizzano internet o il cellulare, il 5,9% denuncia di aver ricevuto minacce.

Secondo l’indagine sulle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia condotta da Telefono Azzurro e Eurispes (2011), condotta su 1496 studenti di scuole italiane di età compresa tra i 12 e i 18 anni, le forme di prevaricazione più comunemente messe in atto sono la diffusione di informazioni false o cattive sul proprio conto (25,2%), provocazioni e prese in giro ripetute (22,8%) ed essere ripetutamente oggetto di offese immotivate (21,6%). Il 10,4% dei ragazzi intervistati ha riferito di subire una continua esclusione/isolamento dal gruppo dei pari. Si riscontra una certa prevalenza di vittime di sesso maschile per quanto riguarda gli episodi di danneggiamento (13,7% di maschi contro 8,7% di femmine), minacce (7% contro 4,2%) e percosse (4,1% contro 2,5%). Le forme di bullismo indiretto (verbale e relazionale) appaiono molto più diffuse rispetto alle forme di bullismo fisico.

 

LE CONSEGUENZE

L’aspetto più preoccupante di questo fenomeno riguarda poi le sue conseguenze. Si spazia, infatti, dalla vergogna e dall’imbarazzo all’isolamento sociale della vittima, senza tralasciare varie forme depressive, attacchi di panico e atti estremi come i tentativi di suicidio. Secondo quanto riportato dagli esperti di Telefono azzurro, il cyberbullismo è ancor più psicologicamente devastante del bullismo.

Nella dimensione virtuale, infatti, gli atti di bullismo (immagini, commenti) spesso non possono essere cancellati o, se vengono eliminati, hanno comunque già raggiunto una diffusione capillare incontrollabile. Il cyberbullismo genera, quindi, ferite inguaribili proprio perché il fenomeno si autoalimenta ed è impossibile da controllare per il singolo. Accade quindi che questi comportamenti aggressivi, virtuali e non, creino nei nei bambini e negli adolescenti problemi che possono persistere anche nella vita adulta; ad esempio, la compromissione dei processi di socializzazione può incidere sulla costruzione di una rete sociale adeguata per superare le difficoltà della vita e ripecuotersi negli anni, limitando ulteriormente le potenzialità di realizzazione personale, sociale e lavorativa della persona. Tra le problematiche psicologiche che più frequentemente emergono in chi è oggetto di bullismo ci sono: Disturbi d’Ansia, Disturbi Depressivi e Disturbi psicosomatici.

Recentemente nella Regione Piemonte è stata avanzata la proposta d’istituire una specie di “patentino” da conseguire nelle scuole, le quali dovrebbero prevedere corsi di formazione di 20-30 ore volti a insegnare agli studenti come destreggiarsi tra le mille insidie del web.

“La figura dello psicologo all’interno dei contesti scolastici appare fondamentale, per individuare in maniera tempestiva i disagi prima che possano favorire lo sviluppo di sindromi psicologiche”, dice Mario Sellini, segretario generale di AUPI, l’associazione unitaria degli psicologi italiani.

Sarebbe necessaria la predisposizione di un programma di prevenzione del bullismo a scuola, attraverso la valutazione del disagio giovanile e dei fattori di rischio individuali, familiari e ambientali, che potrebbero generare comportamenti violenti. L’introduzione della figura dello psicologo nel contesto scolastico, potrebbe contribuire alla promozione delle risorse e delle potenzialità dei ragazzi in una fase delicata come quella dello sviluppo.

L’ istituto Watson organizza dur incontro per approfondire questa dinamica: lunedì 27 novembre ore 17.30 (c/o la Biblioteca Civica Centrale) e  mercoledì 29 novembre alle ore 17.30 (c/o la sede dell’Istituto Watson). L’incontro è gratuito, previa iscrizione, chiamando lo 011/5611102 oppure scrivendo ad: amministrazione@iwatson.com.

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